La Russa: “Oggi al Quirinale poteri più ampi di quelli previsti dalla Costituzione. Col premierato si torna indietro". Ma ribadisce rispetto per Mattarella
di Emanuele LauriaIl presidente del Senato, Ignazio La Russa
(ansa)ROMA – Il Quirinale ha assunto, negli anni, compiti che la Costituzione non prevede. Lo ha fatto “meritoriamente”, sottolinea Ignazio La Russa, per “supplire alle carenze della politica”. Ma la riforma del premierato ridimensionerà “l’utilizzo costante di questi ulteriori poteri”. L’aria di festa stimola il presidente del Senato, che trasforma la cerimonia per gli auguri natalizi in uno show. L’oggetto della conferenza stampa, con un La Russa istrionico che non si sottrae anzi invoca le domande dei giornalisti, diventa il riassetto della Costituzione che il governo Meloni ha messo in cantiere. Ed è qui che scatta il cortocircuito: la seconda carica dello Stato parla della prima e di competenze “allargate” da rivedere. Esplode una bufera, con il Pd e la sinistra ad additare “il disegno pericoloso” dell’esecutivo.
Ci prova, il portavoce Emiliano Arrigo, ad arginare La Russa, che lo prende bonariamente in giro: “Sta sudando...”. L’impresa, in effetti, è ardua: il numero uno di Palaz…
ROMA – Il Quirinale ha assunto, negli anni, compiti che la Costituzione non prevede. Lo ha fatto “meritoriamente”, sottolinea Ignazio La Russa, per “supplire alle carenze della politica”. Ma la riforma del premierato ridimensionerà “l’utilizzo costante di questi ulteriori poteri”. L’aria di festa stimola il presidente del Senato, che trasforma la cerimonia per gli auguri natalizi in uno show. L’oggetto della conferenza stampa, con un La Russa istrionico che non si sottrae anzi invoca le domande dei giornalisti, diventa il riassetto della Costituzione che il governo Meloni ha messo in cantiere. Ed è qui che scatta il cortocircuito: la seconda carica dello Stato parla della prima e di competenze “allargate” da rivedere. Esplode una bufera, con il Pd e la sinistra ad additare “il disegno pericoloso” dell’esecutivo.
Ci prova, il portavoce Emiliano Arrigo, ad arginare La Russa, che lo prende bonariamente in giro: “Sta sudando...”. L’impresa, in effetti, è ardua: il numero uno di Palazzo Madama va fuori dagli schemi. La riforma gli piace fino a un certo punto e non ne fa mistero: se lui avesse avuto “una bacchetta magica” avrebbe optato “senz’altro per l’elezione diretta del presidente della Repubblica”. Quella del governo, dice, è una riforma che “il dibattito parlamentare potrà migliorare”. Si limita a rimarcare, per ora, che è “la meno invasiva”, ovvero “il minimo che si potesse fare”. Poi il passaggio sul Quirinale: “I poteri costituzionali del presidente della Repubblica non verranno intaccati dalla riforma”, afferma La Russa, spiegando che “nessuno degli articoli” che li riguardano verrà modificato. “Ma c’è una Costituzione materiale ormai - aggiunge - che attribuisce al capo dello Stato poteri più grandi di quelli che originariamente la Carta prevedeva e un’elezione diretta del presidente del Consiglio potrebbe ridimensionare l’utilizzo costante di questi ulteriori poteri: ridimensionarli non eliminarli”.
E quest’operazione “sarebbe un atto di salute per la nostra Costituzione, non un atto di debolezza, perchè lascerebbe ai presidenti della Repubblica quei compiti che i padri costituenti vollero in larga parte e che i presidenti hanno dovuto meritoriamente allargare nel tempo per supplire alle carenze della politica, tra le quali quella della necessità della politica di difendersi dalla durata troppo breve dei governi”.
Ci vuole poco per vedere, dietro queste parole, l’insofferenza manifestata dal centrodestra per gli inquilini del Colle, dal ’94 in poi, da Scalfaro a Napolitano. Ci vuole poco per spingere il centrosinistra ad adombrare anche un attacco a Mattarella: “Giù le mani dal capo dello Stato”, dice il capogruppo del Pd in Senato, Francesco Boccia, che definisce “un disegno pericoloso” quello di Meloni: “Depotenziare il ruolo del presidente della Repubblica, modificare l’equilibrio tra i poteri”. Gli fa eco il collega Federico Fornaro: “La Russa ha gettato la maschera: il vero obiettivo della riforma del premierato è ridurre gli attuali poteri del presidente della Repubblica, nonostante la maggioranza degli italiani abbia sempre dimostrato di avere piena fiducia nell’operato del Quirinale”. Angelo Bonelli (Avs) va oltre: “La Russa dice che il presidente della Repubblica agisce al di fuori della Costituzione: un attacco così diretto richiede dimissioni immediate”.
Il presidente del Senato, a metà pomeriggio, è costretto a difendersi con una nota. È furente. Aggredisce chi, a suo parere, «non capisce per analfabetismo costituzionale o fa finta di non capire per inveterata malafede». Ma deve ribadire il suo “totale rispetto” verso Mattarella che “è tanto ovvio quanto conclamato”. Il nuovo caso La Russa, però, è aperto. E non rende certo più agevole il percorso della riforma che oggi torna all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato, gravata dalle perplessità dei quaranta esperti di diritto chiamati in audizione.