Mattarella alla Farnesina: “Tra clima e guerre a rischio al sopravvivenza del pianeta”. E sul Patto di Stabilità: “Chiarezza e pazienza”
di Concetto VecchioSi percepisce un cambio di tono in Sergio Mattarella, il suo ottimismo, nelle ultime settimane, si è volto in amara preoccupazione. Non è mai stato così allarmato.
Non fa eccezione il discorso pronunciato alla Farnesina, che oggi ospita la conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d’Italia, e nel quale si spinge a definire “a rischio la sopravvivenza del pianeta”. Due gli assilli: la gravissima crisi climatica e le due guerre, quella mossa da Putin all’Ucraina, e quella in Medio Oriente. Alla lunga entrambe le emergenze “vulnerano gli strumenti internazionali di cooperazione e dialogo”. Ed è la terza inquietudine: gli strumenti del multilaterialismo, dall’Onu alla Ue, sono ancora all’altezza delle sfide complicate insorte negli ultimi anni? Ne ha molti dubbi, che impongono un rinnovamento.
Le prove di guerra, ricorda, contengono in sé un cupio dissolvi. Non ci si può voltare dall’altra parte. Dire, come fanno ampi settori dell’opinione pubblica, che l’invasione russa in Ucrai…
Si percepisce un cambio di tono in Sergio Mattarella, il suo ottimismo, nelle ultime settimane, si è volto in amara preoccupazione. Non è mai stato così allarmato.
Non fa eccezione il discorso pronunciato alla Farnesina, che oggi ospita la conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d’Italia, e nel quale si spinge a definire “a rischio la sopravvivenza del pianeta”. Due gli assilli: la gravissima crisi climatica e le due guerre, quella mossa da Putin all’Ucraina, e quella in Medio Oriente. Alla lunga entrambe le emergenze “vulnerano gli strumenti internazionali di cooperazione e dialogo”. Ed è la terza inquietudine: gli strumenti del multilaterialismo, dall’Onu alla Ue, sono ancora all’altezza delle sfide complicate insorte negli ultimi anni? Ne ha molti dubbi, che impongono un rinnovamento.
Le prove di guerra, ricorda, contengono in sé un cupio dissolvi. Non ci si può voltare dall’altra parte. Dire, come fanno ampi settori dell’opinione pubblica, che l’invasione russa in Ucraina si configura come un conflitto regionale, è un errore. Non è così, sottolinea come già altre volte. Né si può credere, come si fece dopo l’invasione nazista in Polonia, che non si vuol morire per Danzica. La diplomazia può fare molto, anche se le regole, che la comunità internazionale si era data nel Dopoguerra, mettendo fuori corso lo ius ad bellum, il diritto a muovere la guerra, sono state in parte infrante. La Russia sogna esattamente un’Europa “frantumata, in pezzi, impotente”. La sua è “una logica imperiale inaccettabile”.
Sono concetti che Mattarella ha espresso sin dal primo discorso dopo l’invasione, nel febbraio 2022 a Norcia, e che continua a ripetere mentre cresce la stanchezza della società politica e civile. Mattarella però insiste. Difendendo l’Ucraina difendiamo i nostri valori, la nostra idea di democrazia, e con essi il sistema multilaterale che ha nella tessitura paziente delle relazioni il suo fulcro.
Anche il ragionamento sul Medio Oriente si è fatto più netto, in questi ultimi discorsi. Da un lato ribadisce la ferma condanna degli attacchi terroristici di Hamas, (“violenze immani che congelano il dialogo”), e condanna i rigurgiti di antisemitismo, da condannare “senza ambiguità, senza interpretazioni di comodo”, e cita Liliana Segre, ma dall’altro sottolinea come inammissibili i bombardamenti micidiali d’Israele contro “gli inermi civili” a Gaza. “Neanche in guerra possono venire meno le regole del diritto internazionale”, ricorda. Un monito. E come doppio. Perché è nell’assenza della grande politica che si è permesso al terrorismo di avanzare, fino agli attentati del 7 ottobre, (“Il terrorismo avanza laddove la proposta politica perde terreno”). L’unica strada è la soluzione dei due Stati, è la tesi Mattarella.
L’Europa è parte della crisi. Va rinnovata. Serve il voto a maggioranza. L’integrazione va ampliata (a cominciare dalla Bosnia, che chiede di entrare), ma pure con tutte le sue deficienze rimane l’unica strada da percorrere in questo mondo frastagliato, dove la sovranità di fatto, imposta dalle multinazionali, le imprese over the top, minaccia quella democratica. Dice: va sbarrata la strada alle multinazionali convinte di “essere titolari del diritto di dettare le regole”.
Infine ricorda, ai sovranisti di casa nostra, che “la sovranità solitaria è un’illusione sterile”. Il Patto di Stabilità va rinnovato, con pazienza. E quindi questo discorso è un’ulteriore ammonizione contro le impazienze dei populisti e le derive qualunquiste, un invito alla ragionevolezza democratica, soltanto svolto con molto più allarme rispetto allo stile con cui ci ha abituati.