L’assist di Prodi blinda Schlein, ma è gelo 5S sul ruolo di federatrice
di Lorenzo De CiccoElly Schlein
(ansa)ROMA – Nella cerchia di Elly Schlein sono convinti che le parole di Romano Prodi sulla giovane leader come possibile “federatrice” del centrosinistra siano l’anno zero della sua segreteria. Cioè che ci sia un prima e un dopo. Un prima, fatto di indiscrezioni, nomi fatti trapelare da chi ha poco in simpatia l’inquilina principale del condominio Nazareno. Nomi a volte buttati lì dai dirimpettai più insofferenti, anche a insaputa dei citati, da Paolo Gentiloni a Maurizio Landini, per vedere l’effetto che fa. Ma soprattutto per sottendere il ragionamento politico: “Elly non ce la fa”. E invece la frase del Professore, per cui Schlein potrebbe farcela “benissimo” a interpretare quel ruolo, per ora scompagina lo schema. Almeno nel Pd, nessuno ha voglia di contraddire il Prof. Fino alle Europee, la leader avrà questa copertura politica.
Poi? Dopo toccherà fare i conti col risultato elettorale e soprattutto, anche a prescindere da questo, con lo svolgimento del ragionamento del “nonno no…
ROMA – Nella cerchia di Elly Schlein sono convinti che le parole di Romano Prodi sulla giovane leader come possibile “federatrice” del centrosinistra siano l’anno zero della sua segreteria. Cioè che ci sia un prima e un dopo. Un prima, fatto di indiscrezioni, nomi fatti trapelare da chi ha poco in simpatia l’inquilina principale del condominio Nazareno. Nomi a volte buttati lì dai dirimpettai più insofferenti, anche a insaputa dei citati, da Paolo Gentiloni a Maurizio Landini, per vedere l’effetto che fa. Ma soprattutto per sottendere il ragionamento politico: “Elly non ce la fa”. E invece la frase del Professore, per cui Schlein potrebbe farcela “benissimo” a interpretare quel ruolo, per ora scompagina lo schema. Almeno nel Pd, nessuno ha voglia di contraddire il Prof. Fino alle Europee, la leader avrà questa copertura politica.
Poi? Dopo toccherà fare i conti col risultato elettorale e soprattutto, anche a prescindere da questo, con lo svolgimento del ragionamento del “nonno nobile” dell’Ulivo, che ha aggiunto: “Il problema è farsi federare”. Perché Giuseppe Conte non ha alcuna voglia di fare da junior partner del Pd. E la possibile scappatoia, il metodo “guida chi prende più voti” copiato dalla destra, può funzionare solo se lo scarto tra Pd e 5S è superiore al margine attuale nei sondaggi, cioè 2-3 punti. Altrimenti diventa complicato.
Non è un caso che ieri dal M5S non sia arrivata alcuna dichiarazione sul tema Prodi-Schlein-federatore. Niente interviste. Obiettivo: troncare e sopire l’effetto della sortita del Professore, che è un nome per cui prova affetto anche un pezzo del mondo grillino (era nella lista delle Quirinarie del 2013). Conte, con la sua rodata macchina comunicativa, sa benissimo che al primo appuntamento pubblico, o al primo capannello di cronisti in Transatlantico, la domanda gli sarà posta. E forse qualcosa dirà. Per capire cosa pensi l’ex premier poi basta tornare a un paio di frasi sibilline pronunciate a metà ottobre, davanti a un ingresso della Camera: “Non è giusto dire che le opposizioni sono sempre divise. Il punto è un altro: che il centrodestra ha avuto per oltre vent’anni un federatore, Berlusconi. Mentre nel centrosinistra non c’è”. Era il 13 ottobre scorso. Gli equilibri interni col Pd - di forza, di sondaggi, di leder - non sono cambiati.
Vanno poi contemplate le reazioni del resto del campo da federare. Carlo Calenda si è sfilato subito: “Non sono nel centrosinistra, non mi riguarda”. Matteo Renzi da mesi ha preso a martellare Meloni (e ha chiesto la sfiducia di Lollobrigida per il treno-gate), ma non entra certo nel campo largo. Peraltro in qualche conciliabolo privato, perfino all’orecchio di qualche esponente Pd, ha buttato lì una frase: “Io un’idea ce l’ho: il federatore, vedrete, sarà un amministratore”. Suggestione che qualche dem traduce col profilo di Beppe Sala, che ha un rapporto stretto con Beppe Grillo. Ma chissà.
Restano vaghi sull’endorsement di Prodi anche gli alleati quasi sicuri del Pd. Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, è il più condiscendente: “Elly va benissimo, ma più che parlare di nomi dobbiamo capire come fare un’opposizione seria in Parlamento e nei territori”. Per il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, “è tempo di costruire un programma che federi, a partire dal clima, più che un federatore e o una federatrice”. Anche Riccardo Magi di +Europa se la cava parlando di programmi: “La convergenza delle opposizioni si fa con proposte condivise che agli occhi degli elettori rappresentino un’alternativa credibile a questa destra”. A Schlein va bene così, per ora: lo “scudo” di Prodi le serviva soprattutto per coprirsi dentro il Pd.