Conte sul Mes chiede il giurì per Meloni e sfida Schlein sulla leadership. Il Pd: “La pazienza ha un limite”
di Giovanna VitaleROMA – Non ci sta, Giuseppe Conte, a recitare da comprimario nella battaglia fra dame ingaggiata lungo direttrice Chigi-Nazareno. Non più di duecento metri in linea d’aria che il presidente M5S si è messo in testa di minare per scombinare il copione improvvisato dalle due donne alla guida — una del governo, l’altra del principale partito d’opposizione — nell’eterna gara fra destra e sinistra.
E così, all’alba di un gelido lunedì, l’avvocato del popolo veste i panni del terzo incomodo e convoca una conferenza stampa ad horas perché “ho una notizia importante da darvi”. Ovvero la richiesta, “appena consegnata al presidente della Camera” e anticipata al Capo dello Stato, per l’istituzione di un giurì d’onore “volta a verificare le menzogne” di Giorgia Meloni sul Mes: “Una condotta dolosa che ha leso l’onore di un singolo deputato, dell’intero mio gruppo, ha danneggiato l’Italia e umilia il Parlamento. Un precedente che non può passare alla chetichella”, avverte Conte, “non è normale…
ROMA – Non ci sta, Giuseppe Conte, a recitare da comprimario nella battaglia fra dame ingaggiata lungo direttrice Chigi-Nazareno. Non più di duecento metri in linea d’aria che il presidente M5S si è messo in testa di minare per scombinare il copione improvvisato dalle due donne alla guida — una del governo, l’altra del principale partito d’opposizione — nell’eterna gara fra destra e sinistra.
E così, all’alba di un gelido lunedì, l’avvocato del popolo veste i panni del terzo incomodo e convoca una conferenza stampa ad horas perché “ho una notizia importante da darvi”. Ovvero la richiesta, “appena consegnata al presidente della Camera” e anticipata al Capo dello Stato, per l’istituzione di un giurì d’onore “volta a verificare le menzogne” di Giorgia Meloni sul Mes: “Una condotta dolosa che ha leso l’onore di un singolo deputato, dell’intero mio gruppo, ha danneggiato l’Italia e umilia il Parlamento. Un precedente che non può passare alla chetichella”, avverte Conte, “non è normale dialettica politica venire a dichiarare il falso sventolando un foglio che la smentisce”. Il riferimento è al famoso fax, firmato dall’allora ministro degli Esteri Di Maio, esibito in Aula durante il dibattito sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo: la prova, per la premier, che fu il governo Conte a dare via libera al Mes “senza mandato parlamentare, un giorno dopo essersi dimesso, quando era ancora in carica solo per sbrigare gli affari correnti, con il favore delle tenebre”.
Una clamorosa bugia: “Meloni ha scelto deliberatamente di mentire al Parlamento e a tutti i cittadini”, scandisce il leader grillino, ricordando che fu “il governo Berlusconi in cui lei era ministra ad approvare il Mes”. Quello che avrebbe voluto dire ad Atreju, dove “avevo ricevuto un mezzo invito, ma quando hanno capito che l’avrei accettato, se lo sono rimangiato”. Hanno avuto paura del confronto, è il sottinteso. Hanno preferito chiudersi in “una festa di partito triste, dove sembrava di vedere la Meloni della pandemia, con il viso paonazzo: una premier senza visione e senza coraggio che tuonava contro lo stato d’emergenza e poi lo stato d’emergenza l’ha fatto lei perché non reggeva gli sbarchi. Che straparla di banchi a rotelle e superbonus. È ossessionata da noi”, va giù duro. Eccolo lo spartito che il capo 5S ha deciso di suonare d’ora in avanti: è Conte versus Meloni il vero duello, non Meloni-Schlein. A iniziare proprio dal Mes che andava “rinegoziato con una logica a pacchetto”, cosa che né Draghi — di cui “ancora aspettiamo di vedere l’agenda” — né l’attuale prima ministra hanno fatto: ragion per cui, quando ci sarà da ratificarlo, il Movimento voterà no. Un affondo contro la premier che offre il destro pure per regolare alcuni conti interni. “Schlein federatrice del centrosinistra? Intanto federi le correnti del Pd”, liquida la questione il leader grillino.
Il quale poi, a proposito della tentazione delle due sfidanti di scendere in campo per trainare le rispettive liste alle Europee, aggiunge: “Per quanto mi riguarda lo escludo nel modo più assoluto. Noi non mentiamo agli elettori. Non vedo nessuna possibilità di candidarmi solo per incrementare il consenso a favore del M5S. Se altri intendono la politica così, e agli elettori sta bene, che lo facciano pure”.
Una lezione a entrambe per affermare la propria superiorità, anche morale. Che finisce per irritare il Nazareno. “Noi siamo impegnati a contrastare Meloni e il suo governo, non rispondiamo agli attacchi di Conte”, il gelo che trasuda dal quartier generale. “Da Schlein non sono arrivate mai parole contro le opposizioni, si è sempre occupata di trovare un terreno comune sui temi, come sul salario minimo”. Riflessioni che tradiscono sconcerto per una strategia, quella contiana, mirata ad agguantare il Pd alle elezioni del 9 giugno per proporsi lui come federatore. Perciò serve un altolà che non rovini rapporti già tesi, ma giunga forte in Via Campo Marzio. È Pina Picierno a incaricarsene: “Conte dovrebbe essere più rispettoso e ricordare come in molte competizioni locali la nostra comunità politica ha dato prova di grande generosità e pazienza. Ma ogni pazienza ha un limite», avvisa la vicepresidente del Parlamento Ue. «È tempo di costruire un’alternativa alla destra, chiarisca se intende farlo con noi o se prevale la corsa elettorale contro il Pd”.