ROMA - Di nuovo Guido Crosetto contro la magistratura. In aula, alla Camera, per un’informativa urgente. E stavolta accanto a lui c’è, a destra, il Guardasigilli Carlo Nordio che sorride durante tutto il suo intervento. Fisicamente, anche se non parla, gli fa scudo mentre, di fatto, attacca di nuovo i giudici “colpevoli” di essere contro il governo, anche se dice che lui tutela solo il Parlamento e il suo potere di fare le leggi. A sinistra lo “protegge” il leghista Roberto Calderoli. E nel dibattito che segue al suo speech anti toghe ecco la piena condivisione del vice presidente forzista della Camera Giorgio Mulè che, proprio come Crosetto, aumenta il dossier di citazioni di magistrati che sarebbero “colpevoli” di parlare contro il governo. E ancora l’appoggio dall’opposizione del responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa che invita a sfidare i giudici subito, già oggi, approvando il suo emendamento che fa diventare un documento segreto l’ordinanza di custodia cautelare.
L’opposizione è presente in aula in forze e ai massimi livelli questa volta. C’è la segretaria del Pd Elly Schlein accanto a Debora Serracchiani che a Crosetto dice “un ministro non può parlare come un cittadino al bar”. Ecco il leader di M5S Giuseppe Conte che applaude le parole di Valentina D’Orso, stupita che “un ministro della Difesa, con due conflitti in corso, venga a parlare di giustizia”. Ma la destra lo sostiene in pieno. Basta citare Simonetta Matone, l’ex toga super televisiva, adesso deputata della Lega che gli dà un consiglio strategico, rendere obbligatori i libri di Luca Palamara all’università quando parla di Matteo Salvini in una chat con un collega e dice “non vedo dove lui stia sbagliando…” e Palamara replica “Salvini ha ragione ma va attaccato”, per concludere che “siamo indifendibili”.
Crosetto accando al Guardasigilli Nordio alla Camera
(ansa)Crosetto, decide il Parlamento, non i giudici
Non è affatto una marcia indietro, quella del ministro della Difesa, rispetto alla sua intervista di ormai tre settimane fa al Corriere che conteneva due risposte sui giudici, accusati di parlare contro il governo nei loro dibattiti. “Una preoccupazione istituzionale” la sua. “Non un attacco alla magistratura di cui ho profondo rispetto”. Ma “la preoccupazione per alcune tendenze che emergono in modo molto evidente, non carbonaro, frasi su cui riflettere”. Dice di averne “scelte alcune, ma ne potrei leggere centinaia”. Conferma “di aver ascoltato i congressi di alcune correnti, con interesse, ma anche con preoccupazione, perché una parte della magistratura si sente sotto attacco e nessun organo costituzionale si deve sentire sotto attacco”. Legge di nuovo in aula alcune frasi da cui emergerebbe un’evidente insofferenza dei giudici contro le scelte del governo.
E qui Crosetto punta il piedi perché “la rappresentanza appartiene alla politica e non alla magistratura, appartiene a quest’aula e a quella del Senato, e non può essere il presidente di un’associazione di categoria che decide”. “La magistratura per competenza tecnica punisce i reati nel contraddittorio delle parti, perché questo è il compito che la Costituzione gli attribuisce”. Ricorre alla frase latina “quis custodiet custodes?” E annuncia il suo teorema: “Chi decide la linea da seguire?”. E si risponde da solo: “Questo Parlamento”. Dunque non la magistratura che, per Crosetto, è solo chiamata ad applicare le leggi, non certo a discuterle facendo opposizione contro chi le scrive.
E parte da qui di nuovo l’attacco ai giudici che sbattono in carcere gli innocenti, visto che “migliaia di persone finiscono ogni giorno in cella senza motivazioni”. Cita di nuovo quella cifra, 30mila persone arrestate ingiustamente negli ultimi vent’anni, e si chiede “devo essere attaccato perché dico questo come esponente di un governo di centrodestra?”. Ribadisce che per lui il Parlamento è sovrano: “La volontà popolare risiede qui, qui si fanno le leggi, e la magistratura vigila sul rispetto della legge, questo è lo schema della nostra Costituzione”. I magistrati, nei loro dibattiti, hanno violato le regole? Crosetto dice di sì: “Se esiste una legittima discussione dentro la magistratura e si ipotizza di avere un ruolo che va al di là della Costituzione io lo riporto dentro quest’aula per stabilire quali sono i confini della magistratura, del governo, del Parlamento”.
Pd e M5S contro il ministro
Contro Crosetto l’opposizione si scatena. La dem Debora Serracchiani innanzitutto attacca Nordio, visto che “da mesi in via Arenula si parla di giustizia, ma le scelte si fanno altrove, perché il Guardasigilli non ha sufficiente forza politica per imporsi”. In compenso si torna a parlare di separazione delle carriere e di cambio della prescrizione, e non si risponde neppure ai 26 presidenti delle Corti di Appello che chiedono al governo di fermarsi. Per Serracchiani il ministro della Difesa “non può parlare come un cittadino al bar” ma deve mettere sul tavolo i fatti. E i fatti sono il dibattito pubblico della corrente di Area a Palermo all’inizio di ottobre, “una riunione pubblica in cui c’era anche Nordio”. Ma perché, si chiede Serracchiani, non dev’essere consentito alla magistratura “di non essere d’accordo con riforme che incidono sul presidente della Repubblica come ci ha amabilmente ricordato La Russa?”. Per i dem “non c’è alcun complotto delle toghe rosse, c’è semmai la tendenza di alcune procure ad allinearsi alla maggioranza”.
Critiche altrettanto dure da Valentina D’Orso di M5S che accusa Crosetto di “non aver capito niente di una relazione pubblica a cui io stessa ero presente e di quel passaggio che continua a citare, dove si parla della magistratura che rispetta la Costituzione e i principio europei che sono al di sopra di quelli nazionali, e di una magistratura che fa argine alla deriva frutto di questo governo”. L’ex premier Conte applaude D’Orso quando ricorda gli attacchi del governo agli organi di garanzia, dalla Corte dei conti a cui è stato tolto il controllo concomitante, all’Anac, all’ufficio di bilancio del Senato, a Bankitalia, alla magistratura, ai giornalisti. M5s, a questo punto, annuncia “le barricate a tutela della Costituzione”.
Mulè e Costa fanno sponda a Crosetto
Il vice presidente forzista del Senato Giorgio Mulè si schiera nettamente con Crosetto che “rappresenta un paradosso, perché è diventato un imputato”. Invece Mulè lo segue nella nuova moda delle citazioni dei magistrati, come la toga del tribunale di Napoli che chiede di “difendere i giudici a fronte degli attacchi eversivi della politica”. “Come fate a non essere assaliti dall’angoscia?”, si chiede Mulè? E ancora un magistrato di Torino che parla “del tempo in cui i giudici potevano applicare solo la legge, quello delle leggi razziali e dell’olocausto”. E pure il riferimento a toghe che avrebbero parlato di “riforma con norme fasciste che fanno rivivere il codice Rocco con un ritorno agli anni di Mussolini”. “Tre indizi fanno una prova…e voi vi stupite di Crosetto?”, dice Mulè. E conclude: “Questo è lo stravolgimento della realtà, abbiate allora un sussulto costituzionale, perché altrimenti sarete schiavi di un manipolo di magistrati”. E poi a Nordio: “È tempo di approvare le riforme sulla magistratura prima che sia troppo tardi”.
Anche da Enrico Costa di Azione viene un pieno appoggio a Crosetto, che “ha detto cose che sono sotto gli occhi di tutti da anni. Quello che era emerso sotto Berlusconi lo vediamo ancora adesso, l’abbiamo visto con Prodi, con Mastella, con la sua caduta, c’è un tentativo di condizionamento dell’attività politica che dura da anni, un’interferenza quotidiana”. E sillaba quel “quotidiana”. Parla dei presidenti delle Corti di Appello che “interferiscono con la lettera diretta ai presidenti delle commissioni Giustizia”. E si chiede: “Ma se domani i politici scrivessero ai giudici che decidono allora direbbero che noi interferiamo”. Parte la critica a Nordio visto che “la magistratura sta dentro la pancia dell’esecutivo, abbiamo cento magistrati fuori ruolo in via Arenula. Rispondano a lei o alle pulsioni correntizie?”. Ricorda lo sciopero dell’anno scorso contro il suo fascicolo sulla valutazione dei giudici e critica il pm di Roma Eugenio Albamonte che “proprio oggi, in un’intervista, attacca un mio emendamento sull’ordinanza di custodia segreta…”. Già, il buio sull’informazione giudiziaria. Ecco la nuova sfida di Costa: “L’occasione ce l’abbiamo oggi, approviamo il mio emendamento che fa diventare segreta l’ordinanza di custodia”.
Il segretario di Md Musolino: “Ministro incontriamoci”
E da Reggio Calabria, dov’è procuratore aggiunto, arriva a Crosetto l’invito di Stefano Musolino, segretario di Magistratura democratica, sì proprio le famose toghe rosse, a incontrare il ministro: “Sarei onorato di incontrare, anche pubblicamente, il ministro Crosetto per chiarire questi profili preliminari e da qui avviare una discussione sulle proposte volte a migliorare l’efficienza del servizio giustizia. Prendo atto delle ammissioni di colpa del ministro, in ordine all’inefficienza nella gestione delle risorse e nella dotazione delle strutture di competenza del ministro della Giustizia. Mi pare che se il dialogo sarà nutrito da lealtà istituzionale, i frutti non potranno che essere positivi”. Musolino esordisce così: “Preferisco cogliere gli inviti al dialogo del ministro piuttosto che le evocazioni mosse da una logica amico/nemico che non ci appartiene. Noi non ci riconosciamo, infatti, in un confronto tra avversari, ma solo in un dialogo tra esponenti istituzionali, mosso dalla ricerca di soluzioni comuni ai molti problemi che attanagliano la giustizia. A questo scopo, però, è necessario che sia chiaro quale sia il piano di confronto disegnato dalla Costituzione ed il ruolo in questo della magistratura”.