Soru contro Todde. Alle Regionali in Sardegna il feroce derby sardo che può regalare l’isola alla destra
dal nostro inviato Stefano CappelliniRenato Soru
CAGLIARI - Prima di introdurre i protagonisti di questa storia va detto che, nel pur ricchissimo repertorio di divisioni della sinistra italiana, la vicenda sarda svetta per il livello della faida, più intricata della trama d’un cesto di pane Carasau: partiti contro partiti, pezzi di un partito contro pezzi dello stesso partito, figlie contro padri, amicizie interrotte, tessere stracciate, alleanze rimescolate con il criterio della legge del beduino: il nemico del mio nemico è mio amico. Tutto in una Regione – si vota per presidenza e nuovo Consiglio il 24 febbraio – dove pure è stato raggiunto l’accordo tisana che, in teoria, avrebbe dovuto sedare gli animi, quello tra Pd e M5S. E dove la destra ha governato male, male, male, ma così male che a due mesi dal voto non ha ancora nemmeno chiuso l’accordo per ricandidare il governatore uscente, il leghista Christian Solinas. Nessun problema, comunque, a farlo rivincere, lui o chi per lui, dovrebbero pensarci i suoi avversari.
Mattina di d…
CAGLIARI - Prima di introdurre i protagonisti di questa storia va detto che, nel pur ricchissimo repertorio di divisioni della sinistra italiana, la vicenda sarda svetta per il livello della faida, più intricata della trama d’un cesto di pane Carasau: partiti contro partiti, pezzi di un partito contro pezzi dello stesso partito, figlie contro padri, amicizie interrotte, tessere stracciate, alleanze rimescolate con il criterio della legge del beduino: il nemico del mio nemico è mio amico. Tutto in una Regione – si vota per presidenza e nuovo Consiglio il 24 febbraio – dove pure è stato raggiunto l’accordo tisana che, in teoria, avrebbe dovuto sedare gli animi, quello tra Pd e M5S. E dove la destra ha governato male, male, male, ma così male che a due mesi dal voto non ha ancora nemmeno chiuso l’accordo per ricandidare il governatore uscente, il leghista Christian Solinas. Nessun problema, comunque, a farlo rivincere, lui o chi per lui, dovrebbero pensarci i suoi avversari.
Mattina di domenica 16 settembre, Oristano, hotel Mistral. Renato Soru, presidente di Regione dal 2004 al 2009, fondatore di Tiscali, l’azienda internettiana di cui si ricorda spesso che nel boom della new economy quotava in Borsa più di Fiat, incontra i sostenitori di tre liste indipendentiste sarde che si presentano con un unico simbolo al voto e sostengono la sua corsa per tornare presidente. Per raccontare cosa Soru ha detto agli indipendentisti è necessario aspettare la traduzione a cura di giornalisti indigeni: ha parlato per mezz’ora in lingua sarda. “Campidanese per la precisione, la lingua del mio paese”, spiega lui il giorno dopo a Cagliari, dove l’abbiamo incontrato nel foyer del teatro Massimo, nuova tappa di una campagna elettorale già fittissima (stavolta ha parlato italiano). “Non l’avevo previsto – dice – ma un tizio che è intervenuto prima di me mi ha sfidato a parlare in sardo”.
Alessandra Todde
Soru è uno che, se lo sfidi, si pianta a terra come un pala eolica. Si è deciso a rifare il presidente e contava sull’appoggio del partito di cui è fondatore, il Pd. Ma i dem hanno accolto le pressanti richieste di Giuseppe Conte e hanno deciso di puntare sull’ex viceministra allo Sviluppo Alessandra Todde. Soru ha detto: facciamo le primarie. Il Pd ha detto: c’è una candidata di coalizione, non serve. Soru ha detto: asibiri a tottusu. Ciao a tutti. E ha lasciato il partito. La figlia Camilla, consigliera comunale del Pd a Cagliari, gli ha dato di irresponsabile. Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari, ed esponente di punta dei Progressisti, piccola eredità del fu movimento di Giuliano Pisapia, si è schierato con lui (Zedda vorrebbe ricandidarsi sindaco, a giugno si vota per il Comune; con queste premesse, auguri). Per questo a Cagliari Soru è scortato dalla parlamentare Francesca Ghirra, eletta nelle liste dell’Alleanza Verdi-Sinistra, cioè Bonelli&Fratoianni, che però sostengono Todde. Con Todde ci sono altre dodici liste. Con Soru: +Europa, gli altri indipendentisti di sinistra di Liberu, forse Calenda e Renzi.
Soru si mostra divertito dal trambusto: “Cercava il rompiscatole? Eccomi qua. Lo so cosa vogliono da me. Che io mi ritiri”. Pausa: “Non succederà”. Non solo la pala è piantata a terra, le pale girano vorticosamente. “Anzi, le do una notizia, mi appoggerà anche Rifondazione comunista”. Presidente, non le pare che la sua sia una coalizione un po’ troppo, diciamo così, eterogenea? “E certo, se la faccio io è la coalizione Frankenstein, se la fanno gli altri si chiama campo largo”.
Pomeriggio di domenica, a un centinaio di chilometri da dove Soru ha fatto sfoggio di campidanese, Todde si presenta a Dorgali, Nuoro, Barbagia. Incontra i suoi sostenitori, molti sono iscritti alla locale sezione del Pd. Todde, nuorese, è una grillina atipica: è orgogliosamente di sinistra (“Mi definirei una socialista liberale”, dice a Repubblica) e aveva un lavoro anche prima di entrare in politica. Imprenditrice, pure di successo. Spera che la formula sarda di centrosinistra diventi nazionale: 2Ce lo chiedono gli elettori e ce lo impongono i numeri. Divisi si perde”. L’iniziativa di Dorgali racconta in pochi minuti gli sfasci della giunta Solinas: parla una signora in dialisi che da tre anni è costretta a spostarsi in un altro comune, a Siniscola, per curarsi. “Solinas lavora per favorire la sanità privata”, spiega Todde. Poi interviene un viticoltore. Racconta che ha presentato un progetto da finanziare con fondi europei nel 2018. A fine mese, forse, gli arriverà la prima rata.
Decine di agricoltori di zona sono nelle sue condizioni. Quasi ogni famiglia ha un ragazzo partito per studiare o cercare fortuna altrove. Todde punta molto sul tema: “Sapete di dov’è il direttore creativo di Instagram? Di Nuoro. Il vicepresidente Microsoft Global Pa è di Ghilarza. Il direttore del centro Robotica di Abu Dhabi è di Siniscola. Tutti hanno dovuto andare lontano da qui per realizzarsi”. Ma pure tornare in Sardegna per lavorare in smart working è complicato. A Dorgali, per esempio, la banda larga non c’è. C’è qualche chilometro più in là, a Cala Gonone, sulla costa, per i turisti. “L’isola è mal governata ma gli interessi di pochi gruppi e persone sono tutti ben tutelati”, dice Todde. Ad ascoltare la candidata c’è Raffaele Marras, coordinatore nazionale dei Giovani dem: “Questa candidatura sana una ferita. I voti persi da noi sono passati negli anni al M5S”.
Todde sa bene cosa significa per le opposizioni presentarsi in due tronconi: “Spero ancora che prevalga il buon senso”. Luciano Uras, ex parà, ex Pci, già parlamentare di Sel, che è la vera anima dei Progressisti locali, lascia uno spiraglio: “Non ritireremo mai il sostegno a Soru. Se vogliono trovare un’intesa, è l’ultima occasione. Si possono fare mini-primarie o un sondaggio di un istituto terzo per certificare chi è il candidato più forte”. Ma per il Pd significherebbe rischiare la rottura con i 5S. L’europarlamentare Massimiliano Smeriglio, altro esponente dei Progressisti, è andato a parlarne con Elly Schlein: “Guarda che, se perdiamo in Sardegna, la botta è nazionale”. Non sono problemi di Soru: “Perderemo? Io penso di farcela. In caso di disfatta, i responsabili si chiamano Schlein, Conte e Comandini”. Comandini è il segretario regionale pd.
Memo finale: Walter Veltroni si dimise da segretario del Pd nel febbraio 2009, il giorno dopo che Soru aveva perso le regionali sarde.
(2- Continua)