Il caso Zanon alla Consulta, “ha violato il segreto della camera di consiglio”
ROMA - Da vice presidente della Consulta a protagonista di un comunicato della stessa Corte - da sempre assai parca nelle sue esternazioni - per rampognarlo per le sue uscite pubbliche in cui rivela, anche se poi tenta di minimizzare, i presunti contrasti in camera di consiglio sul caso delle intercettazioni dell’ex deputato di Italia viva Cosimo Maria Ferri. Lui, l’ormai ex vice presidente, è Nicolò Zanon, per nove anni giudice della Corte mandato lì dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (siamo nel 2014), e prim’ancora consigliere laico del Csm per scelta di Berlusconi, nonché professore di diritto costituzionale alla Statale di Milano. Dov’è ritornato adesso.
Ebbene, come ha raccontato la newsletter Toghe, Zanon termina il suo mandato alla Corte l’11 novembre. E subito diventa protagonista di interventi sui giornali in chiave critica contro la Corte. L’ultimo in particolare, sul caso Ferri, crea allarme alla Consulta dove, nel frattempo, è divenuto presidente il…
ROMA - Da vice presidente della Consulta a protagonista di un comunicato della stessa Corte - da sempre assai parca nelle sue esternazioni - per rampognarlo per le sue uscite pubbliche in cui rivela, anche se poi tenta di minimizzare, i presunti contrasti in camera di consiglio sul caso delle intercettazioni dell’ex deputato di Italia viva Cosimo Maria Ferri. Lui, l’ormai ex vice presidente, è Nicolò Zanon, per nove anni giudice della Corte mandato lì dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (siamo nel 2014), e prim’ancora consigliere laico del Csm per scelta di Berlusconi, nonché professore di diritto costituzionale alla Statale di Milano. Dov’è ritornato adesso.
Ebbene, come ha raccontato la newsletter Toghe, Zanon termina il suo mandato alla Corte l’11 novembre. E subito diventa protagonista di interventi sui giornali in chiave critica contro la Corte. L’ultimo in particolare, sul caso Ferri, crea allarme alla Consulta dove, nel frattempo, è divenuto presidente il costituzionalista di Bologna Augusto Barbera. La Corte è in subbuglio nel fine settimana e poi ecco martedì sera, dopo una lunga riflessione, il lungo comunicato in cui spicca la seguente frase: “I riferimenti alla discussione in camera di consiglio – la cui riservatezza è posta a garanzia della piena libertà di confronto tra i giudici e dell’autonomia e indipendenza della Corte – hanno ingenerato una rappresentazione distorta delle ragioni sottese alla decisione”.
Il linguaggio è ovviamente forbito, ma la sostanza c’è tutta. Zanon ha raccontato presunti dettagli di una decisione, in particolare quelli che lui ha vissuto come una palese anomalia, violando una regola basica del palazzo: la camera di consiglio è segreta, lì dentro il confronto tra posizioni differenti può essere anche aspro, ci si può spaccare, nel senso che la decisione passa dopo una votazione in cui, come in ogni consesso democratico, vince la maggioranza, ma alla fine è “la Corte tutta” che esprime il suo verdetto. Poiché in Italia non esiste, come in altre Corti, la cosiddetta “dissenting opinion”, cioè la possibilità di mettere per iscritto la posizione divergente su una questione costituzionale.
È solo un caso se la nota della Corte viene diffusa giusto mentre alla Camera - martedì sera tra le 18 e le 19 - è in corso di nuovo il dibattito sul caso Ferri. Perché la Consulta, nella decisione che Zanon contesta, nel trattare il conflitto sollevato dal Csm contro Montecitorio, che aveva già negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni fatte da Perugia nell’ambito del caso Palamara (era sotto controllo il suo cellulare e ci finì dentro anche Ferri allora deputato), ha ritenuto invece queste intercettazioni ammissibili. Ha dato ragione al Csm, chiedendo alla Camera di pronunciarsi nuovamente. Cosa avvenuta ieri, con una nuova bocciatura, a maggioranza, dell’uso delle registrazioni. La tesi è che Ferri fosse all’epoca un parlamentare e quindi fosse necessario chiedere preventivamente un’autorizzazione al Parlamento.
La storia, come si può vedere, è complicata. Ma la sostanza è questa. Zanon, nel dibattito a Milano sul nuovo libro anti-toghe di Alessandro Barbano (La gogna), ha detto pubblicamente che la Corte era spaccata in camera di consiglio, che lui considerava illecite le intercettazioni, mentre la tesi che prevalse fu quella di considerale legittime. Soprattutto Zanon cita il dissenso del relatore originario, il giudice Franco Modugno, divenuto oggi vice presidente, che per questo si è rifiutato di sottoscrivere la sentenza. In particolare Zanon attribuisce alla Corte una decisione presa per non sconfessare quanto avevano già deciso la Cassazione e il Csm sul medesimo caso. Al di là dei singoli dettagli, siamo ovviamente in presenza di un “racconto” che pubblicamente svela quello che invece alla Corte deve restare un segreto della camera di consiglio. Per di più attribuendo alla decisione un retroscena non giuridico sul merito delle circostanze, ma di convenienza rispetto a Csm e Cassazione. Quindi una sorta di danno al quadrato per l’immagine del giudice delle leggi che interpreterebbe la Costituzione in base alla convenienza e alle spinte esterne.
Nella sua nota la Corte rammenta il valore del confronto democratico interno e l’obbligo di riservatezza, venuto invece meno in questo caso: “Nell’interpretazione e nell’applicazione ai casi concreti delle norme costituzionali, è fisiologico che vi possano essere diversità di opinioni tra i singoli giudici, come accade del resto in ogni organo giurisdizionale collegiale, ma in queste situazioni la decisione non può che essere adottata a maggioranza, e vincola l’intera Corte, compresi i giudici dissenzienti”.
Proprio quest’ultima frase, nella sua fermezza, chiude la questione. Ed è la prima volta che una nota del genere viene stilata su dichiarazioni di un giudice uscente. Il cui passato, per gli incarichi ricevuti, lo pone in sintonia con il governo in carica. C’è chi ipotizza che Zanon possa essere candidato a far parte del consiglio direttivo della Scuola della magistratura scelto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, mentre il Csm proporrebbe l’ex presidente della Corte Silvana Sciarra. E tra i due si scatenerebbe la lotta per la presidenza. Ma c’è anche chi ipotizza per lo stesso Zanon incarichi ben più rappresentativi in ruoli di governo. Ma questa è tutta un’altra storia. Sul piatto, per adesso, resta il duro comunicato licenziato dal neo presidente della Consulta Barbera, l’arrabbiatura degli ex colleghi giudici, e una Camera che comunque ri-boccia l’uso delle intercettazioni per Ferri. Giusto quello che voleva Zanon.