✕

La Fnsi contro il bavaglio si appella a Mattarella. L’ex Guardasigilli Orlando: “Norma pericolosa, danneggia gli imputati”

La richiesta del sindacato dei giornalisti al capo dello Stato perché non firmi la legge che contiene l’emendamento Costa sul divieto di pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare. Dalla corrente di Area il segretario Zaccaro definisce l’iniziativa “dannosa”
2 minuti di lettura

ROMA - Contro il bavaglio la Fnsi, l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, ma anche il segretario delle toghe di Area Giovanni Zaccaro. Un coro di no. Si mobilitano subito la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti contro il bavaglio proposto da Enrico Costa di Azione, sottoscritto dalla maggioranza, contro il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, cioè l’atto con cui i magistrati rendono nota la decisione di procedere agli arresti chiudendo un’inchiesta in corso. Ma è stupefatto anche l’ex Guardasigilli Andrea Orlando che nel 2017 aveva tolto il bavaglio originario. Come ha scritto Repubblica oggi, una coltre di silenzio cadrà sull’informazione giudiziaria. Ed ecco immediata la reazione della Fnsi con la segretaria Alessandra Costante. E subito sul piatto un’iniziativa per dimostrare concretamente la netta contrarietà del sindacato dei giornalisti contro un inspiegabile divieto che cambia le regole stabilite nel 2017 proprio da Orlando, ed entrate …

ROMA - Contro il bavaglio la Fnsi, l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, ma anche il segretario delle toghe di Area Giovanni Zaccaro. Un coro di no. Si mobilitano subito la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti contro il bavaglio proposto da Enrico Costa di Azione, sottoscritto dalla maggioranza, contro il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, cioè l’atto con cui i magistrati rendono nota la decisione di procedere agli arresti chiudendo un’inchiesta in corso. Ma è stupefatto anche l’ex Guardasigilli Andrea Orlando che nel 2017 aveva tolto il bavaglio originario. Come ha scritto Repubblica oggi, una coltre di silenzio cadrà sull’informazione giudiziaria. Ed ecco immediata la reazione della Fnsi con la segretaria Alessandra Costante. E subito sul piatto un’iniziativa per dimostrare concretamente la netta contrarietà del sindacato dei giornalisti contro un inspiegabile divieto che cambia le regole stabilite nel 2017 proprio da Orlando, ed entrate in vigore due anni dopo nel 2019 con la firma del suo successore Alfonso Bonafede.

Proprio Orlando, oggi deputato dem, reagisce così alla novità introdotta alla Camera: “Con la scelta compiuta ieri credo si sia alterato un equilibrio che avevamo trovato tra il diritto all'informazione e la tutela della privacy, creando pericolose distorsioni che rischiano di penalizzare, paradossalmente, i soggetti coinvolti dalle misure cautelari”. “L'errore principale - dice ancora Orlando - che dovrebbe preoccupare in misura maggiore è il modo in cui sarà impedita la pubblicazione degli atti, determinando una situazione in cui ci saranno cose pubbliche ma non pubblicabili che nell'epoca della rete, dei social e della condivisione online di dati sensibili, rischia di creare ancora più difficoltà per gli imputati e potenziali utilizzi strumentali e non trasparenti delle informazioni, che sarebbe meglio evitare".

Molto forte la reazione della Fnsi che non solo si appella al capo dello Stato Sergio Mattarella e gli chiede di non firmare la legge appena approvata ieri sera dalla Camera, con una maggioranza allargata anche ad Azione e Italia viva. La Fnsi convoca già per domani una giunta straordinaria e non avrebbe partecipato, se non fosse stata rinviata, come annuncia la segretaria Costante, alla conferenza stampa della premier Giorgia Meloni. Da qui scaturiranno iniziative per contrastare la decisione del governo, che ovviamente viene giudicata nel modo peggiore possibile, proprio come la stessa Fnsi ha criticato il pacchetto di norme sulla diffamazione in attesa al Senato che prevedono multe salatissime fino a 50mila euro anche solo per una notifica non pubblicata.

Contro la decisione della Camera sulle ordinanze di custodia sono molto critici anche i magistrati. Esce subito con una nota assai dura Ciccio Zaccaro, il neo segretario della corrente di Area, proprio quella attaccata ancora ieri dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Zaccaro definisce il divieto di pubblicazione, per intero o per estratto, delle ordinanze cautelari “una norma che non serve a niente e anzi può essere dannosa”. Spiega quali sono le ragioni del suo giudizio: “Non serve a garantire la riservatezza degli indagati perché comunque la notizia dell’arresto può essere diffusa e il contenuto dell’ordinanza può essere pubblicato in modo riassuntivo.

Anzi, da questo punto di vista, peggiora la situazione. I diritti degli arrestati si tutelano con la trasparenza, perché non tutti i fatti sono uguali e non tutti i reati sono gravi allo stesso modo”. Anche Zaccaro insiste sul danno prodotto da questa decisione “a una sana e corretta informazione perché le notizie e la ricostruzione dei fatti non potranno fondarsi sul dato oggettivo del testo dell’ordinanza ma solo sulle dichiarazioni, soggettive ed evidentemente di parte, degli investigatori e dei difensori”. in conclusione, secondo Zaccaro, “non si tratta di un passo in avanti, né per le garanzie dei cittadini indagati, né per la collettività che ha il diritto ad essere informata in modo corretto”.

"Il divieto di pubblicare anche solo 'stralci' delle ordinanze di custodia cautelare non ha nulla a che vedere con il principio di presunzione di innocenza, ma costituisce una pesante limitazione del diritto di cronaca", dice l'Ordine dei giornalisti. "I cittadini devono sapere perché vengano presi provvedimenti così pesanti per poter esercitare un controllo sull'operato della magistratura".

Leggi i commenti