Presepe a scuola, Fratelli d’Italia lo vuole “blindare” con un disegno di legge. I presidi: “Imposizione fuori luogo”
di Ilaria VenturiSorride Filomena Saggiomo, preside dell’istituto comprensivo “Antonio Scarpa” di Milano, dove da anni l’associazione dei genitori organizza la Festa d’inverno con laboratori e biscotti: «È una festa di Natale e tutto è deciso con il consiglio di istituto e le famiglie. Il presepe? Il 90% degli alunni frequenta l’ora di religione, non ci verrebbe mai in testa di vietarlo».
Non ne aveva proprio bisogno la scuola dell’ennesimo intervento sovranista, stavolta è Fratelli d’Italia a far sollevare presidi, insegnanti e sindacati. Il partito di Giorgia Meloni ha presentato in Senato un disegno di legge che prevede sanzioni disciplinari per i presidi che consentono alla rimozione del presepe a scuola. Aggiunge la relatrice Lavinia Mennuni nell’introduzione del testo di appena 4 articoli: si interviene «sul rispetto delle tradizioni religiose cristiane e sui simboli che le contraddistinguono. Segnatamente, per quanto riguarda il Natale e la Pasqua, il riferimento va all’allestimento del presepe…
Sorride Filomena Saggiomo, preside dell’istituto comprensivo “Antonio Scarpa” di Milano, dove da anni l’associazione dei genitori organizza la Festa d’inverno con laboratori e biscotti: «È una festa di Natale e tutto è deciso con il consiglio di istituto e le famiglie. Il presepe? Il 90% degli alunni frequenta l’ora di religione, non ci verrebbe mai in testa di vietarlo».
Non ne aveva proprio bisogno la scuola dell’ennesimo intervento sovranista, stavolta è Fratelli d’Italia a far sollevare presidi, insegnanti e sindacati. Il partito di Giorgia Meloni ha presentato in Senato un disegno di legge che prevede sanzioni disciplinari per i presidi che consentono alla rimozione del presepe a scuola. Aggiunge la relatrice Lavinia Mennuni nell’introduzione del testo di appena 4 articoli: si interviene «sul rispetto delle tradizioni religiose cristiane e sui simboli che le contraddistinguono. Segnatamente, per quanto riguarda il Natale e la Pasqua, il riferimento va all’allestimento del presepe, allo svolgimento delle relative cerimonie, delle recite e rappresentazioni celebrative».
Voilà il presepe di Stato, la sacra famiglia con pastori e re Magi imposta per legge nelle aule. E la reazione è immediata: «Una provocazione», «cosa non si fa per raccogliere voti». Presidi e insegnanti bocciano quella che viene considerata una boutade premettendo, in coro, ciò che non dovrebbe neppure essere ricordato: la scuola è laica. E autonoma.
I presidi: “Iniziativa fuori luogo”
«Bisogna certamente tener presente le tradizioni del Paese ma imporle per legge è fuori luogo» scuote la testa Antonello Giannelli dell’Anp. Attilio Fratta (Dirigentiscuola) taglia corto: «Siamo di fronte a misure utili solo a distogliere l’attenzione dai problemi veri della scuola e del Paese».
Per la senatrice di FdI, «consentire la trasformazione delle sacre festività cristiane in altra anonima tipologia di celebrazione» costituirebbe «una discriminazione nei confronti degli alunni e delle rispettive famiglie praticanti la religione maggioritaria» oltre che «un attentato ai valori e alla tradizione più profonda del nostro popolo». Nel mirino le Feste d’inverno organizzate in tanti istituti a fine quadrimestre, bollate come «prive di contenuto etico».
“Imporre per legge non serve”
Non ci stanno le scuole multietniche. Rosanna La Balestra dirige cinque plessi tra Torpignattara e Centocelle, venti etnie tra i banchi: «La multiculturalità è una ricchezza che viviamo costantemente. L’imposizione mi sembra anacronistica». All’Istituto Marco Polo di Firenze Ludovico Arte ha permesso la preghiera durante il Ramadan in un’aula, fuori dall’orario delle lezioni: «È sbagliato imporre a scuola una religione di Stato con i suoi simboli, qualsiasi essa sia. Ma va garantita la libertà di espressione, salvaguardando la didattica: se ragazzi cattolici mi chiedono di fare il presepe giusto che lo facciano, così come ho consentito alla preghiera degli studenti musulmani». Osserva Domenico Di Fratta, preside allo Zen di Palermo: «È giusto considerare le nostre tradizioni, ma l’autonomia scolastica è stata riconosciuta a livello costituzionale e dunque va salvaguardata rispettata».
Nemmeno le scuole cattoliche esultano. «Imporre per legge serve a poco — spiega Marco Ferrari, dirigente del liceo paritario Malpighi di Bologna — Quel che conta è ritrovare le radici della speranza e il patrimonio culturale e umano che il cristianesimo rappresenta è un punto di riferimento per tutti, credenti e atei. Piuttosto rilancerei la questione: a cosa educhiamo i giovani?».
“Si rileggano la Costituzione”
Fratelli d’Italia tira dritto, ma dalla proposta, che intanto fa discutere, a una legge la neve farà tempo a sciogliersi. Alla Cisl Scuola non dispiace: «Non ne farei una battaglia di religione, sono le fondamenta della nostra cultura sulle quali la scuola non può soprassedere», dichiara Ivana Barbacci. All’opposto la Flc Cgil con Gianna Fracassi: «Si rileggano la Costituzione».
L’opposizione insorge
“Puntuale come un orologio svizzero, sotto Natale tornano le proposte di legge della destra per salvaguardare le tradizioni cristiane italiane. La stessa destra guidata da Giorgia Meloni per cui oggi la Sacra Famiglia in fuga dalla persecuzione finirebbe probabilmente in un Cpr, magari in Albania, in attesa di sapere da qualche giudice in Italia se sono degni o meno di mettere piede sul territorio italiano. Perché è qui l’ipocrisia, al limite del blasfemo secondo i canoni della religione cattolica, della politica del governo: salvaguardare simboli religiosi quasi come aspetti del folklore e rendere più difficili i soccorsi per chi rischia la vita in mare”, afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Insorge anche Nicola Fratoianni, il segretario di Sinistra Italiana e deputato di Avs: “"Fratelli d'Italia ha presentato una proposta per 'difendere' il presepe nelle scuole. Da chi? Non si sa. Però prevedono multe e sanzioni per chi non si adegua. Alla faccia dello stato laico – scrive su Facebook – E alla faccia di cittadine e cittadini, sempre più in difficoltà tra stipendi da fame, sanità al collasso e carovita, che devono sentire questo governo disquisire sugli addobbi di Natale. Davvero assurdo. Quindi, una legge per difendere il presepe sì, iniziative per difendere gli stipendi no. Questo è il governo Meloni".