Flick: “Premierato, riforma ambigua, al Paese servono figure imparziali”
di Liana MilellaGiovanni Maria Flick
ROMA – «Quando ho letto le parole del presidente La Russa sul Quirinale mi è subito venuta davanti agli occhi l’immagine del palco reale della Scala che rischiava di restare vuoto la sera della prima, era il 7 dicembre, per un singolare contrasto tra il sindaco di Milano e La Russa. Il primo voleva restare in platea se nel palco c’era anche il secondo. Quest’ultimo voleva scendere giù anche lui se non saliva il primo. Per fortuna la senatrice a vita Liliana Segre, la cui carica dovrebbe estinguersi proprio per via del nuovo premierato, ha risolto il problema salendo lei nel palco con tutti e due».
Parte da questo episodio l’ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick e spiega: «Lo racconto per dimostrare che forse non solo non è prudente cancellare la figura dei senatori a vita, ma soprattutto perché dimostra che c’è bisogno in Italia di figure imparziali e distaccate per sedare le liti che possono insorgere a livello istituzionale o addirittura costituzionale».
E invece da…
ROMA – «Quando ho letto le parole del presidente La Russa sul Quirinale mi è subito venuta davanti agli occhi l’immagine del palco reale della Scala che rischiava di restare vuoto la sera della prima, era il 7 dicembre, per un singolare contrasto tra il sindaco di Milano e La Russa. Il primo voleva restare in platea se nel palco c’era anche il secondo. Quest’ultimo voleva scendere giù anche lui se non saliva il primo. Per fortuna la senatrice a vita Liliana Segre, la cui carica dovrebbe estinguersi proprio per via del nuovo premierato, ha risolto il problema salendo lei nel palco con tutti e due».
Parte da questo episodio l’ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick e spiega: «Lo racconto per dimostrare che forse non solo non è prudente cancellare la figura dei senatori a vita, ma soprattutto perché dimostra che c’è bisogno in Italia di figure imparziali e distaccate per sedare le liti che possono insorgere a livello istituzionale o addirittura costituzionale».
E invece dalle dichiarazioni di La Russa lei deduce che l’obiettivo della riforma Meloni è proprio quello di togliere al capo dello Stato il potere non scritto, ma ormai consolidato, di avere l’ultima parola?
«Le sue parole hanno il pregio della chiarezza, ma introducono un dubbio ancora più forte tra le tre posizioni che emergono sulla riforma. Quella minimalista della ministra Casellati che non vede toccati in alcun modo i poteri dello capo dello Stato. Quella ben più precisa della premier Meloni che la considera “la madre di tutte le riforme”. Quella del senatore La Russa stesso che cerca di eliminare le “tracimazioni” dei presidenti della Repubblica che invece costituiscono, per tradizione costituzionale consolidata, un connotato significativo della carica, cioè l’elasticità in relazione al contesto, senza mai tradursi in arbitri».
Non trova ingannevole il fatto che nei pochi articoli della riforma Meloni non vi sia un solo rigo su tutto questo? Forse La Russa ne sta fornendo la vera interpretazione?
«Io rimango perplesso perché, innanzitutto, non riesco a capire quale sia il reale orientamento nella maggioranza su questo disegno di legge che certo si presta a interpretazioni così distanti tra loro. Non sto censurando il testo, di cui si occuperanno le Camere, ma sin dalla prima lettura mi ha colpito il fatto che è destinato ad aprire almeno tre focolai di tensione».
E quali sarebbero?
«Tra i presidenti della Repubblica e del Consiglio per la diversa origine del loro potere e la prevalenza dell’investitura popolare del secondo a scapito del primo. E poi quello tra il premier e il Parlamento, sempre più delegittimato. Infine quello tra il premier e chi punta a sostituirlo appena se ne coglie l’occasione».
Per andare al concreto, perché La Russa attacca Mattarella? Che cosa gli dà fastidio del suo comportamento istituzionale? Troppe ingerenze?
«Evidentemente si ritiene necessario o più opportuno avere una figura di presidente incolore, nel senso di essere lì solo a tagliare nastri e fare inaugurazioni, e togliendogli quindi la possibilità di esprimersi di fronte alla realtà interna e internazionale, che è particolarmente complessa in questo momento, per poter rappresentare le preoccupazioni, le aspirazioni e le richieste di tutti gli italiani».
È la indiscussa popolarità di Mattarella, gli applausi che riceve a scena aperta, che vengono vissuti con fastidio?
«Non posso entrare certo nelle perplessità o nei dissensi che lei attribuisce alle parole di La Russa, ma posso solo prendere atto che evidentemente risponde alle esigenze delle persone comuni la consapevolezza che per fortuna c’è un presidente come questo, che viene applaudito perché bene interpreta il modo di sentire della gente».
Pensa per esempio all’immagine di Mattarella in silenzio di fronte al mare di Cutro che ha ingoiato oltre cento migranti mentre gli uomini del governo arrivano dopo?
«Non spetta a me valutare la cronologia. Apprezzo ancora di più un presidente della Repubblica che va a Cutro il giorno dopo essere stato al festival di Sanremo. In entrambi i casi prendendo atto con la sua presenza dei sentimenti degli italiani».
Dunque un presidente che non solo fa fibrillare la maggioranza quando legge e rilegge i decreti e ne critica apertamente l’abuso, ma controlla anche i disegni di legge fino alla pubblicazione. È questo modo di sentire di cui si fa interprete il meloniano La Russa?
«Mi auguro proprio che l’intenzione non sia quella di impedire al presidente di esercitare il suo dovere costituzionale, l’esame scrupoloso dei provvedimenti legislativi che deve approvare e firmare sotto la sua responsabilità per l’invio alle Camere, rifiutandoli solo quando siano all’evidenza contrari alla Costituzione.
E lasciando alla Corte costituzionale il compito di esaminare i profili specifici di incostituzionalità eventualmente rimasti dopo l’esame e l’approvazione parlamentare del testo legislativo».