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Dalla legge bavaglio al cambio dei nomi ai ministeri, tutte le volte che Iv e Azione hanno votato con il centrodestra

Renzi e Calenda sui social criticano la maggioranza e la premier Meloni ma in Parlamento spesso votano insieme. È accaduto almeno dieci volte e su temi delicati
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Dal cambio dei nomi dei ministeri, a partire da quello del Merito, alle tante norme legate alla Giustizia passando per la legge bavaglio alla stampa e lo stop alla direttiva Ue sull’anticorruzione. Matteo Renzi e Carlo Calenda sui social criticano il centrodestra e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma in Parlamento spesso Italia Viva e Azione votano insieme alla maggioranza.

È accaduto almeno dieci volte e su temi delicati. L’ultimo episodio, l’emendamento di Enrico Costa sulla legge bavaglio per i giornalisti che impedisce la pubblicazione anche dei soli stralci delle ordinanze, arriva al termine di una lunga serie di “convergenze parallele” tra Iv e Azione da una parte e FdI, Lega e Forza Italia dall’altra. Non a caso proprio Costa in una intervista a Repubblica alza il velo sulla questione: “Azione sta con il governo, se Nordio manterrà le promesse fatte noi saremo con lui. Collaboriamo sulla giustizia, la stretta era necessaria”.

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Dal cambio dei nomi dei ministeri, a partire da quello del Merito, alle tante norme legate alla Giustizia passando per la legge bavaglio alla stampa e lo stop alla direttiva Ue sull’anticorruzione. Matteo Renzi e Carlo Calenda sui social criticano il centrodestra e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma in Parlamento spesso Italia Viva e Azione votano insieme alla maggioranza.

È accaduto almeno dieci volte e su temi delicati. L’ultimo episodio, l’emendamento di Enrico Costa sulla legge bavaglio per i giornalisti che impedisce la pubblicazione anche dei soli stralci delle ordinanze, arriva al termine di una lunga serie di “convergenze parallele” tra Iv e Azione da una parte e FdI, Lega e Forza Italia dall’altra. Non a caso proprio Costa in una intervista a Repubblica alza il velo sulla questione: “Azione sta con il governo, se Nordio manterrà le promesse fatte noi saremo con lui. Collaboriamo sulla giustizia, la stretta era necessaria”.

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Appena insediatosi il governo Meloni, lo scorso dicembre, c’era già stato un primo “appoggio”. Il Parlamento approva il 6 dicembre 2022 la conversione del decreto-legge meloniano che cambia i nomi e le competenze di alcuni ministeri: inventandosi il ministero dell’Istruzione e del Merito o quello del Made in Italy. Prima della votazione del provvedimento alla Camera, i deputati di Azione e Italia viva votano insieme alla maggioranza di centrodestra contro gli emendamenti del Partito democratico, del Movimento 5 stelle e di Alleanza Verdi e sinistra che proponevano di eliminare la parola “merito”.

Trascorrono pochi giorni e a gennaio sia al Senato sia alla Camera l’allora gruppo unito Azione-Italia viva vota a favore della relazione del ministro Carlo Nordio sullo stato dell’amministrazione giudiziaria. E in una corrispondenza di amorosi sensi il centrodestra vota a favore della mozione di Azione-Italia sulla stessa relazione. “Signor ministro, voteremo la sua relazione: sono membro di questo Parlamento da tanti anni, da quasi 17 anni, e quasi mai ho visto intorno alle posizioni di un Guardasigilli un tale calore, consenso e condivisione da parte di quest’aula”, dice un emozionato Costa.

La giustizia fin dall’inizio di questa legislatura vede Iv e Azione al fianco del governo. A marzo renziani e calendiani votano con la maggioranza alla Camera approvando due mozioni sulla riforma del processo penale. E poche settimane dopo la commissione Giustizia della Camera con i voti di Iv e Azione dà il via libera al testo base sulla riforma della prescrizione che reintroduce la legge Cirielli al posto della riforma Orlando del 2019 (che allungava i tempi per alcuni reati). Ma non finisce qui. In piena estate il centrodestra con il sostegno di Azione e Italia viva boccia la direttiva Europea sulla lotta alla corruzione, approvata a Bruxelles dopo lo scandalo Qatar gate. Per i deputati renziani e calendiani la direttiva è “in palese contrasto con il principio di sussidiarietà e con quello di proporzionalità“, come afferma il parere del relatore di maggioranza Antonio Giordano di Fratelli d’Italia.

Dopo la spaccatura per le liti tra Calenda e Renzi, in alcuni casi è stata la sola Italia Viva a votare insieme al centrodestra. A esempio sulla delega fiscale: “Oggi facciamo un atto di fiducia dicendo sì a questa delega, che ha qualche ombra ma anche tante luci”, dice al Senato la senatrice Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Italia Viva. Poi arriva il voto con la destra sulla commissione di inchiesta per il Covid proposta proprio dal partito di Matteo Renzi, e sempre i renziani votano poco dopo con la maggioranza contro la proposta di Pd e 5 stelle sul salario minimo.

Per inciso: nel pieno delle polemiche per le vicende societarie che hanno coinvolto le attività della ministra Daniela Santanché, al Twiga cenavano insieme la stessa ministra ma anche Maria Elena Boschi, Francesco Bonifazi e Luciano Nobili. E in questi giorni Italia Viva ha detto che voterà a favore del senatore Maurizio Gasparri in giunta al Senato sostenendo che non c’è alcuna incompatibilità con la guida da parte del forzista di una società di cybersicurezza (guida mai comunicata da Gasparri al Senato se non dopo una inchiesta di Report).

Adesso se da un lato Costa di Azione apre alla maggioranza, Renzi si è detto pronto a sedersi con Meloni sulla riforma del premierato. Insomma, sui social si litiga, in Parlamento e a cena molto meno tra i terzopolisti e il governo Meloni.

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