Europee, la corsa neopopulista di Conte. La rottura col Pd. Ma ora nella Ue nessuno vuole il M5S
di Giovanna CasadioUn colpo alla destra e al “Pacco” di Stabilità e un altro all’Europa del Mes, che Giuseppe Conte boccia, mettendosi sullo stesso piano di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini. Lo start alla campagna elettorale per le Europee del Movimento 5 Stelle inizia ieri, nell’aula della Camera, con la discussione sul Meccanismo europeo di stabilità. È un doppio gioco. Un percorso scosceso. Perché non bastano le bordate in Parlamento ai meloniani (“Siete leoni ad Atreju e agnellini in Europa”), per salvare capre e cavoli e allontanare il populismo di ritorno.
Sul Mes la posizione di contrarietà dei grillini era risaputa, fino ad avere invocato il giurì d’onore perché Meloni ha detto che in definitiva erano stati loro, alla chetichella, a spalancare la porta al Fondo Salva Stati. Però la linea politica dei 5Stelle per le Europee sarà acrobatica, fatta di distinguo, del rischio di derive populiste, per evitare le quali non basta invocare la “logica di pacchetto”, ovvero la giustificazione di avere vo…
Un colpo alla destra e al “Pacco” di Stabilità e un altro all’Europa del Mes, che Giuseppe Conte boccia, mettendosi sullo stesso piano di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini. Lo start alla campagna elettorale per le Europee del Movimento 5 Stelle inizia ieri, nell’aula della Camera, con la discussione sul Meccanismo europeo di stabilità. È un doppio gioco. Un percorso scosceso. Perché non bastano le bordate in Parlamento ai meloniani (“Siete leoni ad Atreju e agnellini in Europa”), per salvare capre e cavoli e allontanare il populismo di ritorno.
Sul Mes la posizione di contrarietà dei grillini era risaputa, fino ad avere invocato il giurì d’onore perché Meloni ha detto che in definitiva erano stati loro, alla chetichella, a spalancare la porta al Fondo Salva Stati. Però la linea politica dei 5Stelle per le Europee sarà acrobatica, fatta di distinguo, del rischio di derive populiste, per evitare le quali non basta invocare la “logica di pacchetto”, ovvero la giustificazione di avere votato “no” perché “le modifiche del Mes devono essere valutate in base a quelle del Patto di Stabilità”. Ha spiegato Stefano Patuanelli.
Il leader Conte, alla fine del giornata in tv, su Rete4, assicura sulle Europee: “Non siamo mai anti europeisti, siamo europeisti critici. Vogliamo un’Europa che funzioni, che sia all’avanguardia nella transizione energetica e nella giustizia sociale e in questa prospettiva staremo con le forze progressiste europee”.
Ma se il buongiorno si vede dal mattino, Conte e il M5S vogliono giocarsi il tutto per tutto il 9 giugno per capitalizzare il massimo del consenso. L’obiettivo resta sempre la leadership dell’opposizione in una competizione con il Pd di Elly Schlein: le Europee sono il vero nuovo banco di prova. Conte cerca di fare la parte del leone, ma correrà verso Strasburgo “senza famiglia”, poiché è naufragato l’apparentamento con i Verdi dopo mesi di trattative. Lo certifica Laura Ferrara, parlamentare europea, alla quale Conte ha appena assegnato la delega per le politiche estere: “Con i Verdi europei ci siamo dati appuntamento per il 10 di giugno, il giorno dopo le elezioni. Riapriremo il dialogo già avviato, ma ci confronteremo anche con altri gruppi e delegazioni”. Ferrara è al secondo mandato, e quindi non si ricandida, come prevedono le regole del Movimento. Conte ha voluto fosse lei a seguire le questioni europee.
I 5Stelle sono l’unico partito con consensi a due cifre, di un grande Paese, che non ha casa all’europarlamento. Sono apolidi. Nessun grillino si spinge oggi a dire cosa accadrà dopo, dove siederanno. Intanto ci sono da scegliere i candidati giusti per sparigliare e non soccombere alle proprie contraddizioni. Ferrara per dire, non si spinge più in là nel prevedere il futuro a Strasburgo dei 5Stelle, se non per ribadire che “Farage è stato un misunderstanding, un errore”: “Saremo convintamente nel campo progressista e ambientalista. Conte è stato chiaro e la nostra carta dei principi e dei valori è incompatibile con le destre”. Anzi, afferma, “abbiamo una sola linea rossa: se si formerà una maggioranza che strizzerà l’occhio ai sovranisti, noi ci tireremo fuori”. Tuttavia dopo il voto che ha bocciato la ratifica del Mes, un dialogo con i Socialisti i & Democratici, se anche fosse stato pensato, si allontana del tutto. Non aderire ad alcuna famiglia politica a Strasburgo può significare l’irrilevanza per il M5Stelle.
Il leader pentastellato poi, ha scommesso su due punti di programma per le Europee: mostrare la differenza tra chi ottiene risorse dall’Europa per gli investimenti - come ha fatto lui con i 209 miliardi del Next generation Eu - e, al contrario, stringere la cinghia a cui il Patto di Stabilità obbliga. Perciò è un coro di sottolineature dal Movimento. L’altra bandiera è il pacifismo: “scandalosa” l’esclusione delle armi dal Patto di stabilità; no al sostegno militare a Kiev. Battaglie che si incarnano nei candidati. Dallo stato maggiore del Movimento fanno sapere che è ancora troppo presto, che solo a gennaio si parlerà di nomi. Alessandro Di Battista? Anche se avesse voglia di essere della partita - e potrebbe raccogliere consensi in quell’area del pacifismo propria dell’elettorato grillino -, Conte non lo vuole. È stata invece già acquisita la candidatura di Pasquale Tridico, l’ex presidente dell’Inps, che ha contribuito a realizzare il reddito di cittadinanza. Un nome per la proposta di reddito di cittadinanza europeo.
Tridico dovrebbe essere capolista al Sud. Incrocerà le spade con Meloni, se la premier pensa davvero a candidarsi? In casa 5Stelle la scelta dei candidati sarà ponderata: deve riuscire a cucire le contraddizioni del Movimento. Conte non si candida: “Non mentiamo agli elettori, anche questa è una questione morale, non potrei dire votatemi per andare all’europarlamento, perché poi non ci andrei”. Della squadra uscente di europarlamentari, si ripresentano Mario Furore, artefice della candidatura vincete della sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo, Maria Angela Danzì e Sabrina Pignedoli.