“Trattative e magheggi al Csm per la scuola della magistratura”, la rivelazione di Mirenda. È stallo sulla scelta dei nomi
di Liana MilellaIl consigliere togato Andrea Mirenda
“Io ne voglio tre, voi ne prendete due e uno”. “Però io te ne do quattro se tu mi fai passare quello mio”. Siamo al Csm, proprio quello in carica, e non quello che fu di Palamara. E dopo ormai quattro mesi di tira e molla sulla Scuola superiore della magistratura e sui sette componenti del futuro comitato direttivo, siamo esattamente da dove eravamo partiti. Allo stallo. Al punto che il consigliere togato Andrea Mirenda, noto per essere stato eletto pur non appartenendo ad alcuna corrente, decide di dar fuoco alle polveri e parla con Repubblica.
Perché in ballo ci sono sette posti e mille appetiti, e il risultato, dopo estenuanti ore di mediazione, è solo uno: non hanno scelto i sette malcapitati consiglieri che andranno a dirigere la Scuola assieme ai cinque che dovrà indicare il Guardasigilli Carlo Nordio. Anche lui del tutto silente e in ritardo. Risultato? Il comitato attuale scade il 30 gennaio, lo presiede un giurista di prestigio ed ex presidente della Consulta come Giorgio Lat…
“Io ne voglio tre, voi ne prendete due e uno”. “Però io te ne do quattro se tu mi fai passare quello mio”. Siamo al Csm, proprio quello in carica, e non quello che fu di Palamara. E dopo ormai quattro mesi di tira e molla sulla Scuola superiore della magistratura e sui sette componenti del futuro comitato direttivo, siamo esattamente da dove eravamo partiti. Allo stallo. Al punto che il consigliere togato Andrea Mirenda, noto per essere stato eletto pur non appartenendo ad alcuna corrente, decide di dar fuoco alle polveri e parla con Repubblica.
Perché in ballo ci sono sette posti e mille appetiti, e il risultato, dopo estenuanti ore di mediazione, è solo uno: non hanno scelto i sette malcapitati consiglieri che andranno a dirigere la Scuola assieme ai cinque che dovrà indicare il Guardasigilli Carlo Nordio. Anche lui del tutto silente e in ritardo. Risultato? Il comitato attuale scade il 30 gennaio, lo presiede un giurista di prestigio ed ex presidente della Consulta come Giorgio Lattanzi, ma ormai è certo che i 12 attuali dovranno essere prorogati e restare al loro posto.
Incredibile storia correntizia in cui anche i laici di centrodestra del Csm, ben otto se nel novero rientra anche il renziano Ernesto Carbone che spesso vota con loro, hanno cercato di giocare pur la loro carta, facendo muro contro Silvana Sciarra, l’ex presidente della Consulta che a settembre ha presentato la domanda per diventare una consigliera. Era ancora al vertice della Corte e questo suscitò, dentro e fuori, più di un mormorio. Ma tant’è. E se ce la facesse e se Nordio non sceglierà come concorrente il giudice costituzionale dissidente Nicolò Zanon che le farebbe concorrenza, potrebbe diventare la quarta presidente della Scuola che viene dai ranghi della Consulta.
Ma incredibilmente i veti incrociati e soprattutto il gioco fortissimo delle correnti stanno bloccando tutto. Andrea Mirenda ci apre uno scenario incredibile. “La selezione per la Scuola si rivela, ancora una volta, la consueta procedura avvolta nelle nebbie capitoline… Né del resto, in tutta franchezza, poteva essere altrimenti”. Perché consigliere Mirenda, gli chiediamo, che cosa accade al Csm? “A saldi immutati, con le correnti saldamente padrone del Consiglio e una componente laica che, almeno sin qui, tutto è stata tranne che il cane da guardia dei togati, anche la Scuola della Magistratura è rimasta strumento ghiotto per il reclutamento e l’addomesticamento dei giovani magistrati in tirocinio. Che saranno un migliaio circa nel 2024, secondo logiche cencelliane allegramente spartitorie”.
Il racconto si prefigura intrigante. Chiediamo a Mirenda - che nel frattempo, lui fotografo oltre che giudice, fa scorrere sul cellulare fantastiche fotografie notturne di palazzo dei Marescialli che assume via un’immagine sinistra - perché è così critico verso i colleghi, ma soprattutto come sia possibile che dopo un’intera estate, e un autunno, e adesso un inverno di incontri e trattative sottobanco, questi benedetti sette nomi non siano ancora saltati fuori. Lui posa nell’atteggiamento di chi sta per svelare una storia tra il misfatto e l’abituale quotidianità, quella di un Csm correntizio proprio com’è sempre stato.
Parte il suo racconto esplosivo: “Già a luglio al Csm circolavano i nomi di Palazzi e Castelli, per Area, e di Sciacca, per Unicost, prim’ancora che si svolgessero le procedure di selezione”. Area è la nota corrente di sinistra delle toghe, quella con cui ce l’ha Guido Crosetto. Mario Palazzi è un pm di Roma. Claudio Castelli è appena andato in pensione da presidente della Corte d’Appello di Brescia. Mariano Sciacca è da sempre di Unità per la Costituzione, la corrente di centro, di cui è stato anche rappresentante al Csm.
E che è successo da luglio a oggi? Mirenda riparte con il suo racconto: “Ma sì, veniamo al fact checking. Il 15 giugno esce un bando a maglie larghe, privo di una seria predefinizione del fabbisogno formativo della Scuola, ma buono alla politica delle mani libere”. E che succede? “Poco più di un’ottantina i candidati di cui 50, il cui “accesso agli atti” fa presagire nubi nere…, subito “defenestrati” senza alcuna motivazione”. Già, su questo al Csm hanno litigato, perché non tutti i candidati sono stati ascoltati.
Arriviamo a dicembre… e con le nomine siamo ancora per terra. “Tutti i curricula sono stati esaminati - racconta ancora Mirenda - le audizioni dei “migliori” ultimate ancora ai primi di novembre, numerose le riunioni di commissione susseguitesi per la selezione finale dei nomi da proporre al plenum. Tra cui, guarda caso, sopravvivono alla selezione meritocratica proprio gli stessi dei rumours estivi. Risultato? Nulla! Salvo un divertente arrivederci all’anno nuovo e l’oramai più che probabile, e quanto mai imbarazzante necessità di prorogare il Comitato in carica, accanto al simpatico esproprio dell’assemblea plenaria dal diritto di esprimersi sul tema con razionale celerità”.
Ovviamente parlandone apertamente Mirenda si assume le responsabilità di quello che dice. Descrive “una cronaca semiseria, ma amaramente adeguata al ‘sistema’ narrato”. Ironizza su “trattative e magheggi che vanno avanti con febbrile ardore, su e giù per i corridoi, o davanti a una tartina accompagnata da un prosecco, perché qui al Csm lo champagne è un tabù…”. E insiste: “Le trattative e i magheggi, oramai a volto scoperto persino in commissione, volti a trovare la “quadra” per gli appetiti delle correnti, le ambizioni esterne che di esse si servono, sapientemente combinate con niet ad personam del fronte laico e con le ‘varie ed eventuali’ proprie delle più grottesche logiche mercatali…”.
Per chi, avendolo letto all’inizio di questo articolo, magari lo ha dimenticato per via dello stupore nel leggere le sue dichiarazioni, l’autore è Andrea Mirenda, consigliere del Csm senza corrente. E questa è la storia che ci ha raccontato, con parole proprio sue sue, anche rilette per non avere dubbi tanto sono forti, sulle trattative per 7 posti - s e t t e - nel consiglio direttivo della Scuola superiore della magistratura.