Patuelli: “Senza il nuovo Mes useremo risorse nazionali per affrontare crisi bancarie”
di Rosaria AmatoROMA - “La questione non è entrare o meno nel Mes. Anche con il voto della Camera l’Italia continua a rimanere nel vecchio Mes con tutti gli altri Paesi”. Secondo Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, il dibattito sul Mes “si è caricato di eccessivi significati politici, ed è per questo che non ci siamo mai pronunciati sul tema, nemmeno in occasione della nostra Assemblea Annuale”.
Però il nuovo Mes garantirebbe alle banche un maggiore sostegno, a fronte di future crisi.
“Tutte le crisi bancarie dal 2015 a oggi sono state affrontate con risorse nazionali. Quella del Montepaschi con risorse di Stato, e le altre con risorse delle banche concorrenti. Per fortuna adesso nessuno paventa più crisi bancarie, ma nei momenti più difficili, e in vigenza del vecchio Mes, abbiamo fatto da noi. Abbiamo persino salvato la Popolare di Bari, che poi è andata allo Stato”.
Ma non crede che il no alla ratifica possa isolare l’Italia nella Ue?
“Questa è una domanda politica, e…
ROMA - “La questione non è entrare o meno nel Mes. Anche con il voto della Camera l’Italia continua a rimanere nel vecchio Mes con tutti gli altri Paesi”. Secondo Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, il dibattito sul Mes “si è caricato di eccessivi significati politici, ed è per questo che non ci siamo mai pronunciati sul tema, nemmeno in occasione della nostra Assemblea Annuale”.
Però il nuovo Mes garantirebbe alle banche un maggiore sostegno, a fronte di future crisi.
“Tutte le crisi bancarie dal 2015 a oggi sono state affrontate con risorse nazionali. Quella del Montepaschi con risorse di Stato, e le altre con risorse delle banche concorrenti. Per fortuna adesso nessuno paventa più crisi bancarie, ma nei momenti più difficili, e in vigenza del vecchio Mes, abbiamo fatto da noi. Abbiamo persino salvato la Popolare di Bari, che poi è andata allo Stato”.
Ma non crede che il no alla ratifica possa isolare l’Italia nella Ue?
“Questa è una domanda politica, e noi non facciamo valutazioni politiche”.
No alla ratifica del Mes, ma sì al nuovo Patto di stabilità: su quello il governo Meloni ha dato invece il via libera. Che conseguenze avrà sulla nostra economia?
“Il Patto di Stabilità era un accordo europeo di trent’anni fa, rientrava nel progetto di Maastricht, rendendo possibile l’adozione dell’euro che ha avuto molte ricadute positive, tenendo bassi i tassi e l’inflazione. Il Patto di stabilità è stato poi sospeso con l’inizio della pandemia : il lavoro di revisione che è stato fatto in questo biennio è un lavoro importante, il meccanismo che ne è venuto fuori è più oliato, meno rudimentale del vecchio accordo. Tiene conto di tutto quello che è successo in questi trent’anni, compresa la nascita dell’Unione Bancaria, 9 anni fa. È un compromesso maturo, che non frena lo sviluppo. E comunque non si poteva pensare di far crescere all’infinito il debito pubblico”.
Sul debito pesano i tassi elevati, che mettono in difficoltà famiglie e imprese. E, contrariamente alle attese, al momento non ci sono segnali di retromarcia dalla Bce.
“«I tassi di mercato sono comunque in forte riduzione, nonostante non ci sia ancora stato alcun passo in questa direzione da parte delle banche centrali dell’Occidente, dalla Bce alla Federal Reserve. Ma il mercato è convinto che i fattori che hanno determinato l’inflazione si siano già in gran parte raffreddati, come si vede dai costi dell’energia, ma anche dall’ultimo indice dei prezzi alla produzione dell’Istat, in riduzione dello 0,9%”.
Il mercato ne è convinto ma a Francoforte forse non del tutto...
“Sì ma è una questione certa: il mercato sa che i tassi non possono che scendere, poi non sono ancora noti né i tempi né le modalità, ma intanto guardi l’Euribor a tre mesi: il 16 novembre era al 4%, il 20 dicembre è arrivato al 3,92%. E l’Irs a 10 anni, che è l’indice più usato per i mutui, ha raggiunto la sua acme il 3 ottobre con il 3,52%, ma mercoledì era al 2,42%. E vale anche per i titoli di Stato: i Bot a sei mesi sono passati al 4,05% del 2 ottobre al 3,72%; i Btp a 10 anni dal 4,99% del 18 ottobre al 3,61%, una differenza enorme. Eppure il tasso Bce rimane identico. Vale anche per i titoli di Stato degli altri Paesi, la Grecia, il Portogallo, la Spagna. Significa che in tutta l’Europa dell’euro il mercato vede in anticipo la riduzione del costo del denaro, e quindi ci sono già le condizioni migliori anche per gli investimenti”.
Però l’anno prossimo verrà meno un fattore che ha spinto molto gli investimenti, il Superbonus.
“Anche le tendenze delle imprese edilizie continuano a essere positive. E poi per anni in Italia siamo rimasti fermi all’incentivo del 36%, eppure le ristrutturazioni si facevano lo stesso. Adesso sono comunque al 50, al 60, al 70%: non mi sembrano bassi, ci sono ancora ampie possibilità di avviare cantieri”.