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Piemonte amaro: alle Regionali la sfida alla destra è appesa a un tavolo con Paola Taverna

Paola Taverna

 

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TORINO - Brandizzo, un nome che basta da solo. Gelida serata di dicembre. Il locale circolo del Partito democratico ha organizzato nella sala consiliare del comune torinese un incontro con sindacalisti e associazioni che si occupano di infortuni sul lavoro, per tenere alta l’attenzione dopo la strage del 30 agosto. In sala c’è Daniela Tommasiello, vedova di uno dei lavoratori travolti dal treno, che era proprio di Brandizzo. Seduto tra il pubblico spunta Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto alla strage delle acciaierie Thyssen che nel 2008 Walter Veltroni candidò alla Camera. Non è più parlamentare da tempo ma è ancora iscritto ai dem, a Torino, sezione Borgo San Paolo. A introdurre l’assemblea è Monica Durante, consigliera locale e probabile candidata sindaca. A Brandizzo si vota a giugno, come in circa metà dei Comuni italiani. Quasi una notizia: c’è almeno un posto in Piemonte dove il Pd ha già un candidato. Quello per la presidenza della Regione, invece, per cui si dovrebbe v…

TORINO - Brandizzo, un nome che basta da solo. Gelida serata di dicembre. Il locale circolo del Partito democratico ha organizzato nella sala consiliare del comune torinese un incontro con sindacalisti e associazioni che si occupano di infortuni sul lavoro, per tenere alta l’attenzione dopo la strage del 30 agosto. In sala c’è Daniela Tommasiello, vedova di uno dei lavoratori travolti dal treno, che era proprio di Brandizzo. Seduto tra il pubblico spunta Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto alla strage delle acciaierie Thyssen che nel 2008 Walter Veltroni candidò alla Camera. Non è più parlamentare da tempo ma è ancora iscritto ai dem, a Torino, sezione Borgo San Paolo. A introdurre l’assemblea è Monica Durante, consigliera locale e probabile candidata sindaca. A Brandizzo si vota a giugno, come in circa metà dei Comuni italiani. Quasi una notizia: c’è almeno un posto in Piemonte dove il Pd ha già un candidato. Quello per la presidenza della Regione, invece, per cui si dovrebbe votare il 9 giugno insieme alle Europee – la data non è ancora ufficiale – è ancora un mistero, un rebus, un incastro di veti.

Chiara Gribaudo

 

Una potenziale candidata è presente proprio nella sala consiliare di Brandizzo: è la deputata Chiara Gribaudo, presidente della commissione Infortuni sul lavoro, che ai cittadini impegnati a discutere di sicurezza sul lavoro fino a mezzanotte promette di tornare appena saranno chiusi i lavori della commissione sulla strage.

Gribaudo, 42 anni, cuneese, vicepresidente del Pd, è stata una delle più attive sostenitrici di Elly Schlein alle primarie dello scorso febbraio. È cauta nelle dichiarazioni, ma pronta a correre. Cosa osta buttarla nella mischia contro Alberto Cirio, presidente in carica? E, se non lei, perché la ricerca di uno sfidante della destra al comando è così faticosa?

Alberto Cirio

 

Il problema di solito più grande quando si tratta di mettere insieme una coalizione contro la destra ha un nome: M5S. In Sardegna i grillini hanno ottenuto l’appoggio del Pd all’ex viceministra allo Sviluppo Alessandra Todde. Qui dovrebbero, in teoria, ricambiare il favore. Igor Taruffi, responsabile Organizzazione nella segreteria nazionale dem, nega che ci sia un accordo di scambio tutto interno al vecchio Regno di Piemonte. Piero Fassino, ex sindaco di Torino, che in città ha ancora un peso per storia e autorevolezza, è perplesso: “Sarebbe sorprendente – dice – se, dopo che il Pd ha accettato di convergere su Todde, il M5S non sostenesse un nome proposto da noi”. Conte nicchia. Il 4 gennaio è previsto un tavolo di discussione. On line, siamo pur sempre sotto le feste. Una delle vicepresidenti del Movimento è la torinese ed ex sindaca Chiara Appendino. E chi è il delegato nazionale del M5S che, festeggiato il Capodanno, andrà a sedersi per discutere l’alleanza con i dem? Paola Taverna, del Quarticciolo. Per dire l’aria che tira.

Appendino è offesa con il Pd che le ha fatto troppa opposizione quando era sindaca. Non parla con Stefano Lorusso, il suo successore, reo di aver fatto un esposto da cui scaturì una delle inchieste giudiziarie sulla giunta grillina. Anzi, Appendino non parla proprio, è come quando fino a un paio di giorni si chiedeva del Mes a un fratello d’Italia: silenzio, si vedrà. Si è visto. In compenso, Appendino ha da poco dichiarato contro la Tav, il cui via libera definitivo arrivò sotto il Conte uno, Toninelli ministro. Per parte sua, Lorusso detesta il M5S, ma sa che un accordo è necessario e per questo concede qualcosa agli ex avversari: “Sono cambiati”. Su una cosa, però, Conte ha qualche ragione. Prima di pensare ai problemi altrui, bisogna guardare in casa propria.

Il Pd piemontese si tiene sul classico incastro di equilibri tra correnti. Girando per Torino ci si imbatte facilmente nei manifesti con il volto di un giovane e sorridente uomo: Daniele Valle. Valle è un consigliere regionale dem. Per sapere che è del Pd bisogna conoscerlo: sui manifesti il simbolo del partito non c’è. Valle è già sceso in campo e chiede primarie. Dietro di lui c’è il robusto, in termini di tessere locali, Mauro Laus, in difficoltà per un servizio giornalistico andato in onda nei giorni scorsi che ha documentato come la cooperativa di cui è stato per anni presidente, la Rear, una big del settore che fornisce personale di accoglienza a istituzioni ed eventi, pagasse all’ora cifre più basse di quel salario minimo per cui Laus, deputato dem, si batte in aula. Una decina di anni fa Laus e la sua coop erano stati condannati a risarcire due lavoratori per licenziamento illegittimo, una vicenda con un rimbalzo internazionale: saputo del caso, il regista Ken Loach, cantore della working class, si era rifiutato di ritirare un premio al Torino film festival.

Nello stesso giorno dell’assemblea di Brandizzo, al teatro Juvarra di Torino proprio Laus fa gli onori di casa alla presentazione dell’associazione “Migliorando!”, che somiglia da vicino a una nuova corrente del Pd. Pochi giorni prima del suo lancio, a Torino si sono visti a cena Laus e Giorgio Gori, sindaco uscente di Bergamo che sarà in lizza per un posto all’Europarlamento. Partita che ovviamente si intreccia con le regionali non solo per la data in comune. Sono pacchetti di preferenze che si spostano, si scambiano, si contrattano. Nel Pd la situazione di partenza è: Valle non vuole Gribaudo, Gribaudo non vuole Valle. Servirà un terzo nome? Difficile comunque che la questione si risolva con le primarie: se il Pd fa l’accordo con il M5S, dovrà offrire a Conte un nome certo, che non rischi di essere affossato ai gazebo. Se non lo fa, e sceglie un civico, non potrà certo chiedergli di sottoporsi alla roulette delle primarie. Uno dei primi tecnici individuati, il rettore del Politecnico Guido Saracco, non è partito con il piede giusto. La mattina del suo primo incontro riservato con i dem ha annunciato pubblicamente: oggi vedo il Pd. Il nome coperto è quello di Guido Giustetto, presidente dell’Ordine locale dei medici.

In tutto questo Cirio parte, secondo i sondaggi, con 20 punti di vantaggio. Che è una delle ragioni per cui da Roma si frena sull’ipotesi Gribaudo. C’è chi teme che la sconfitta della vicepresidente precipiterebbe troppo vicino a Schlein. Ma anche scegliere solo una vittima sacrificale non pare una grande idea.

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