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Il presidente Fnsi contro il governo: “Soffoca la libertà di informazione”

Vittorio Di Trapani (Andrea Ronchini/NurPhoto)

 

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Intervista a Vittorio Di Trapani, numero uno del sindacato della stampa, dopo la norma bavaglio sulle ordinanze: “Non lasceremo nessuna strada intentata”. E invita alla protesta in vista della conferenza stampa di fine anno
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ROMA - “La norma Costa sulla pubblicazione delle ordinanze va contro la Carta dei diritti della Ue e contro la Convenzione dei diritti dell’uomo. Per questo non lasceremo nessuna strada intentata”. Parole durissime quelle di Vittorio Di Trapani, il presidente della Fnsi che sfida il governo sulla libertà di stampa e invita i colleghi a disertare la conferenza stampa di fine anno di Meloni.

La tua presidenza è segnata sin dall’inizio dalla negazione della libertà di stampa. Prima il divieto di pubblicare le intercettazioni, adesso quello di rendere segrete le ordinanze. Il governo sta violando l’articolo 21 della Costituzione che recita testualmente: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”?

"Il governo s…

ROMA - “La norma Costa sulla pubblicazione delle ordinanze va contro la Carta dei diritti della Ue e contro la Convenzione dei diritti dell’uomo. Per questo non lasceremo nessuna strada intentata”. Parole durissime quelle di Vittorio Di Trapani, il presidente della Fnsi che sfida il governo sulla libertà di stampa e invita i colleghi a disertare la conferenza stampa di fine anno di Meloni.

La tua presidenza è segnata sin dall’inizio dalla negazione della libertà di stampa. Prima il divieto di pubblicare le intercettazioni, adesso quello di rendere segrete le ordinanze. Il governo sta violando l’articolo 21 della Costituzione che recita testualmente: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”?

"Il governo sta mostrando un’insofferenza crescente nei confronti della libertà di stampa. Querele bavaglio, giornalisti definiti nemici, carabinieri in redazione, norme che uccidono il diritto di cronaca, la Rai - un servizio pubblico - sotto stretto controllo governativo. La situazione ha superato i livelli di guardia. E chiariamolo subito: il bavaglio non è ai giornalisti, ma al diritto dei cittadini di essere completamente e correttamente informati. E quindi al loro diritto di farsi un’opinione compiuta sui fatti. Un caso su tutti: al di là della notizia dell'arresto, nulla si sarebbe saputo del femminicidio di Giulia Cecchettin da parte di Filippo Turetta”.

La destra risponde sventolando la bandiera del garantismo: non sarebbe garantista, dicono, raccontare cosa c’è dentro e dietro un’inchiesta.

“Invece è proprio indispensabile sfatare questa bufala per la quale i garantisti sono contro la pubblicazione degli atti giudiziari. Al contrario, i garantisti sono per la massima trasparenza. Perché i garantisti sanno che solo la luce totale su tutto il percorso giudiziario può assicurare il pieno rispetto dei diritti, compresi quelli degli indagati e degli imputati. Chi si nasconde dietro la bandiera del garantismo per promuovere provvedimenti oscurantisti in realtà vuole solo nascondere notizie scomode per il potente di turno”.

Per questo, di fronte a un’emergenza democratica, davanti al buio delle notizie, la giunta della Fnsi ha proposto uno sciopero generale?

"Come sottolineato da diversi giuristi, a partire dall'avvocata e docente di diritto internazionale Marina Castellaneta, il provvedimento ha profili di incompatibilità con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E ci sono forti dubbi di costituzionalità. Non lasceremo nessuna strada intentata”.

Chiedete che il 28 dicembre i colleghi disertino la conferenza stampa di Meloni?

“No, ma come segno simbolico di protesta né io nella segretaria Costante saremo presenti. Poi il 3 gennaio l'assemblea dei comitati di redazione. E se non c'è uno stop alla nuova norma sul divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, lo sciopero sarà inevitabile. Del resto lo abbiamo fatto in passato per fermare altre norme bavaglio, non abbiamo motivo per cambiare idea”.

Ma a palazzo Chigi andranno comunque i colleghi dei giornali e delle tv vicine alla linea di Meloni…

“La Fnsi ha deciso di non assistere alla conferenza stampa. Su proposta della Segretaria generale Alessandra Costante si è deciso di cominciare la mobilitazione con un protesta simbolica insieme alle Associazioni regionali della Stampa, proprio per uscire dai palazzi e andare in strada a raccontare i rischi che sta correndo la libertà di stampa in Italia”.

Anche il giorno dello sciopero in edicola ci saranno i giornali filogovernativi. Cosa penseranno cittadini?

"Sarà nostro compito spiegare che non sciopereremo per un interesse di corporazione, ma per il loro diritto a essere informati: l'articolo 21 della Costituzione non appartiene a un gruppo di iscritti all'Ordine dei giornalisti, ma a tutte le cittadine e i cittadini, è la loro assicurazione sulla tenuta democratica dell'Italia”.

Il ministro Crosetto attacca i magistrati che parlano, il sottosegretario Mantovano vuole magistrati che applicano le leggi senza discutere. Sono segnali di un governo autoritario con i magistrati come con i giornalisti?

"La relazione sullo stato di diritto in Italia della Commissione europea mette in evidenza che i punti critici per la libertà di stampa sono due: le querele bavaglio e la mancata tutela delle fonti. Il governo non muove un dito su questo. Anzi aumentano i casi di querele scagliate contro i giornalisti proprio da esponenti dell'Esecutivo. E ora stringe un cappio sempre più stretto al collo della libertà di informare e di essere informati: ricordo che in Parlamento è in discussione anche un disegno di legge – il ddl Balboni – sulla diffamazione che ci allontanerebbe ancora di più dagli standard democratici europei.. Ma non basta perché il governo non muove un dito contro il precariato giornalistico. Siamo ormai, soprattutto in periferia, a paghe indecenti, da sottoproletariato. E voglio ricordare che è stato solo grazie a una forte mobilitazione europea, guidata dalla Federazione dei giornalisti, se siamo riusciti a evitare il via libera allo spionaggio dei colleghi, che vedeva favorevoli sette governi, tra i quali anche quello italiano”.

Dopo l’emendamento Costa diventerà difficile e rischioso raccontare le inchieste. Basterà uno sciopero generale delle testate che credono nel principio della libera informazione a fermare il governo?

"Non so se basterà. Ma è nostro dovere mobilitarci. La dignità del lavoro e la libertà non hanno prezzo. Sicuramente dovremo coinvolgere tutte le associazioni, i movimenti, le realtà con le quali in questi anni ci siamo ritrovati in piazza ogni volta che c'era da lottare contro i diritti negati. Sarà necessario stringere sempre di più alleanze e reti sociali in difesa dei beni comuni e della Costituzione”.

Lei ha denunciato per tempo i pericoli delle norme sulla presunzione d’innocenza che sono l’antefatto dell’emendamento Costa. Prima hanno impedito ai magistrati di fare conferenze stampa tutte le volte che lo ritenevano necessario, adesso tolgono a noi uno strumento indispensabile come l’ordinanza. Se passa anche la stretta sulla diffamazione quale mossa sindacale resterà in piedi?

"Credo sia arrivato il momento di valutare come portare la situazione italiana all'attenzione dell'Europa e degli organismi internazionali. Compresa l'ipotesi di rivolgerci alla Commissione e al Parlamento europei, e ai Relatori speciali sulla libertà di stampa dell'Onu e dell'Osce. Lo dico pensando anche a chi stila le classifiche internazionali sulla libertà di espressione: accendete un faro sull'Italia, perché la libertà e la democrazia muoiono non solo quando i giornalisti vengono uccisi, ma anche quando nel mirino finisce il diritto di cronaca, e quindi il diritto dei cittadini a essere informati. Ed è quello che sta avvenendo oggi in Italia”.

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