Alleanza a ostacoli Pd-5S, divisi su Europa e guerre: “Basta furbizie da Conte”
di Lorenzo De Cicco , Matteo PucciarelliElly Schlein e Giuseppe Conte
ROMA - La politica estera è l’elefante nella stanza dell’ex campo largo. Magari fosse solo il Mes, su cui Pd e M5S l’altro ieri hanno votato all’opposto: i primi per approvare la ratifica, i secondi per affossarla. Ci sono visioni opposte sulle armi all’Ucraina. Sul Medio Oriente la linea non combacia. Un bel grattacapo, su un tema cruciale per qualsiasi alleanza che punti un giorno a governare. Perfino nella cerchia di Elly Schlein, che da quando ha scalato il Nazareno ha un mantra, “troncare e sopire” le bizze tra alleati, ammettono che il tema non si può dribblare più di tanto. Ecco Chiara Gribaudo, vice-presidente del Pd, deputata, ex coinquilina di Schlein: “È incomprensibile che sul Mes i 5 Stelle si siano accodati a Meloni e Salvini”. In prospettiva, non è un problema fare un’alleanza così? “Evidentemente sì, il problema c’è”.
Andrea Orlando, tra i grandi sponsor della segretaria al congresso, non la pensa molto diversamente. Ne fa una questione “di metodo e di merito”. “I…
ROMA - La politica estera è l’elefante nella stanza dell’ex campo largo. Magari fosse solo il Mes, su cui Pd e M5S l’altro ieri hanno votato all’opposto: i primi per approvare la ratifica, i secondi per affossarla. Ci sono visioni opposte sulle armi all’Ucraina. Sul Medio Oriente la linea non combacia. Un bel grattacapo, su un tema cruciale per qualsiasi alleanza che punti un giorno a governare. Perfino nella cerchia di Elly Schlein, che da quando ha scalato il Nazareno ha un mantra, “troncare e sopire” le bizze tra alleati, ammettono che il tema non si può dribblare più di tanto. Ecco Chiara Gribaudo, vice-presidente del Pd, deputata, ex coinquilina di Schlein: “È incomprensibile che sul Mes i 5 Stelle si siano accodati a Meloni e Salvini”. In prospettiva, non è un problema fare un’alleanza così? “Evidentemente sì, il problema c’è”.
Andrea Orlando, tra i grandi sponsor della segretaria al congresso, non la pensa molto diversamente. Ne fa una questione “di metodo e di merito”. “Il metodo di Conte, questo ipertatticismo, il non volersi coordinare, è un problema: se permane, è ostativo all’alleanza”. Mentre sul Mes, dice, “non ne farei un dramma, mi preoccupa di più il Patto di stabilità”. Il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, alla buvette di Palazzo Madama è più conciliante, forse addolcito da un abbraccio natalizio con l’omologo contiano, Stefano Patuanelli. “Ora c’è la campagna elettorale per le Europee, ognuno dovrà mostrare agli elettori la propria linea e vedremo il 10 giugno quale sarà premiata”.
Quanto all’alleanza, pure quella, pare di capire, si potrà costruire su basi più robuste solo dopo le Europee, inutile provarci troppo ora. Se questa è la maggioranza interna del Pd, la minoranza è ancora più crucciata. “Un voto da irresponsabili”, quello dei 5S sul Mes, per l’ex ministro Lorenzo Guerini. “Un no inspiegabile da un punto di vista razionale”, ragiona Piero Fassino. Brando Benifei, il capodelegazione del Pd a Bruxelles, bolla la mossa di Conte così: “Una furbata che non serve a nessuno e che indebolisce l’opposizione”. Per Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Ue, “i pasticci dell’attuale governo non potranno replicarsi nel centrosinistra, altrimenti non è un’alternativa”.
Al Nazareno, comunque, Schlein non vuole fare polemiche. Con Conte si sente spesso. Alle punzecchiate dell’ex premier, scelta politica, non replica. Sperando un giorno che la profezia di Romano Prodi, “può essere la federatrice”, si avveri. E getta acqua sul fuoco: come a destra sono divisi su diversi temi, ma governano insieme, così può provarci la sinistra.
In casa 5 Stelle nessuno sembra volere dar peso alle polemiche del Pd sul Mes. "«L’avversario è il centrodestra e con Schlein il rapporto è buono”, giurano i fedelissimi di Conte. Il quale è ormai in pre-trance agonistico-elettorale, da giorni ha alzato il livello dello scontro diretto con la premier, tentando di incarnare il volto forte dell’opposizione. “Il Pd farà la sua campagna, noi la nostra, ma a essere trattati come figlio di un dio minore non ci stiamo — è il ragionamento che si fa in via di Campo Marzio — e se anche avessimo votato sì al Mes, rischiando di perdere la faccia con il nostro elettorato, non ci sarebbe stato nessuno sgambetto al governo: sarebbe finita con 132 contrari e 124 favorevoli”. Per il capogruppo alla Camera, Francesco Silvestri, “il tema politico c’è. Per noi non si può essere supini ai diktat. Sarà interessante discuterne col Pd”.
Intanto in vista del voto europeo il M5S ha già in tasca i temi forti su cui provare a confermare, e anzi superare, il risultato delle Politiche (15,4%): la pace, il reddito di cittadinanza europeo, una specie di superbonus europeo per andare incontro alle direttive Ue sulle case green. Oltre ovviamente alla critica alla “nuova austerity” sancita dal Patto di stabilità. Per dirla con le parole di Patuanelli in aula,”siamo umiliati, schiaffeggiati e ricattati dall’Europa”. Non è più il M5S che siglò l’alleanza con il populista inglese Nigel Farage, anche se alla vice-presidenza del 5S c’è ancora Paola Taverna, protagonista nel 2015 dell’indimenticabile spot contro la moneta unica, in cui lei agguantava un euro a un ragazzo e gli restituiva una banconota fuoricorso da mille lire. Conte oggi vorrebbe invece giocarsi la carta nostalgia del suo governo: il Pnrr, il Next generation Ue, la ripromessa siglata nel 2020 di un Mes «profondamente modificato”.
A giugno ricominceranno le trattative per entrare nel gruppo dei Greens. I verdi, in crisi specie in Germania, rischiano di ritrovarsi una ventina di seggi in meno e 12-15 iscritti dal M5S potrebbero far gola. Ne è esclusa in toto l’opzione socialista o quella della sinistra rossoverde The Left. Collocazioni di un classico partito progressista, ma la macchia della postura euroscettica di 10 anni fa pesa ancora.