Giorgetti il ministro parafulmine nella morsa Lega-FdI. “Non mi tiro indietro”. Ma teme ritorsioni Ue
di Giuseppe Colombo e Antonio FraschillaIl ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti
(ansa)Roma — Si è chiuso nella sua casa con vista sul lago di Varese, dopo una visita lampo in Libia. Il telefonino ha squillato per tutta la giornata, ma spesso a vuoto. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è preso un giorno di pausa per riflettere e gestire le tensioni che si è trovato addosso dopo la bocciatura del Mes in Parlamento, con la consapevolezza che ora dalla Ue possano arrivare ripercussioni. Non nasconde timori su eventuali ripicche, non ne ha fatto mistero. Ragiona: è alto il rischio, la pagheremo cara in Europa. Dalle prossime nomine fino all’idea sul tavolo delle Cancellerie di procedere con un Mes a 19, senza Roma.
È lui il parafulmine non solo delle opposizioni che chiedono le sue dimissioni, ma anche dei veleni dentro la maggioranza. Dal cerchio magico di Giorgia Meloni trapela un certo malcontento per la gestione del dossier da parte del ministro: «Non era sul pezzo, ha sottovalutato Salvini, il suo segretario di partito», dicono. E da FdI scaricano sul Car…
Roma — Si è chiuso nella sua casa con vista sul lago di Varese, dopo una visita lampo in Libia. Il telefonino ha squillato per tutta la giornata, ma spesso a vuoto. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è preso un giorno di pausa per riflettere e gestire le tensioni che si è trovato addosso dopo la bocciatura del Mes in Parlamento, con la consapevolezza che ora dalla Ue possano arrivare ripercussioni. Non nasconde timori su eventuali ripicche, non ne ha fatto mistero. Ragiona: è alto il rischio, la pagheremo cara in Europa. Dalle prossime nomine fino all’idea sul tavolo delle Cancellerie di procedere con un Mes a 19, senza Roma.
È lui il parafulmine non solo delle opposizioni che chiedono le sue dimissioni, ma anche dei veleni dentro la maggioranza. Dal cerchio magico di Giorgia Meloni trapela un certo malcontento per la gestione del dossier da parte del ministro: «Non era sul pezzo, ha sottovalutato Salvini, il suo segretario di partito», dicono. E da FdI scaricano sul Carroccio qualsiasi considerazione sul suo futuro: «Giorgetti gode della fiducia incondizionata della Meloni, ma il problema ce l’ha all’interno della Lega». Come dire, è Salvini a indebolire il suo ministro che voleva ratificare il Mes, mentre un pezzo della Lega brinda per la bocciatura, a partire da Claudio Borghi che vaneggia il ritorno alla lira.
Il “democristiano” Giorgetti da Cazzago Brabbia ai pochi che lo hanno sentito sussurra: «Non mi tiro indietro, sia rispetto ad alcune richieste dell’opposizione sia a certe suggestioni nella maggioranza». A lasciare il suo posto in viale XX settembre non ci pensa nemmeno. Anche se lui aveva detto prima, a Meloni e Salvini, che sarebbe stato meglio votare il Mes. Ma quando il segretario leghista e poi a ruota la presidente del Consiglio gli hanno detto che il trattato andava bocciato, e subito, non ha alzato la voce. Ha fatto come al solito un passo di lato. Confermando di essere un maratoneta che si ferma sempre un metro prima del traguardo. Ma non si ritira dalla gara, riflette e attende. Come sta facendo in queste ore e come ha fatto in passato.
Intanto sul fronte Fratelli d’Italia ieri nelle chat dei parlamentari molti facevano notare che la scelta di bocciare il Mes è stata giusta: «Avete visto? La Borsa ha chiuso in rialzo». Considerazioni che la stessa premier ha lasciato trapelare in queste ore ai suoi fedelissimi. Un altro messaggio, fatto arrivare da Palazzo Chigi ai meloniani in Parlamento, è che il Mes comunque potrà essere ridiscusso con l’Ue dopo le elezioni europee. Una suggestione più che un impegno concreto, anche un modo per provare a parare i colpi dopo la strigliata all’Italia arrivata dall’Eurogruppo. Ma il fardello è sempre caricato su Giorgetti. Nuova grana, stesso spartito. Alla fine, con scrollar di spalle, ha condiviso con Salvini che il no al Mes potrà essere assorbito dai mercati che guardano più ai fondamentali dell’economia. I problemi possono invece arrivare dall’Europa, nonostante il ministro possa contare ancora su buoni rapporti. Anche con Pierre Gramegna, il direttore esecutivo del Meccanismo europeo di stabilità. Si parlano in italiano, muy confidential. Ma non basterà a difendersi dalle spiegazioni che i suoi colleghi europei gli chiederanno alla prossima riunione dell’Ecofin, il 15 gennaio.
I timori del ministro sono rivolti alle partite politiche, al costo che l’Italia potrebbe essere costretta a pagare per il Mes, col rischio paventato di una ritorsione contro il nostro Paese. A partire dalla postura che gli altri Paesi europei avranno su alcune caselle, facendo leva sul disimpegno sul Mes. Il primo rischio è quello di perdere la corsa per ospitare a Roma la sede dell’Agenzia europea antiriciclaggio. Dopo essere usciti con le ossa rotte dalla partita per la guida della Bei. Ma nei pesi e contrappesi, Giorgetti sull’altro lato della bilancia ha collocato il nuovo Patto di stabilità: poteva andare decisamente peggio, se fosse passata del tutto la linea della Germania. Ma almeno sul Patto il mite ministro ha avuto un sussulto.