✕

Salvini blinda Giorgetti ma la destra traballa. Forza Italia in crisi: “Irrilevanti”

(ansa)

Ascolta l'audio

Dopo il voto sul Mes, il vicepremier difende il suo ministro: “Non è indebolito. Io orgoglioso di lui”. Gli azzurri criticano la gestione Tajani: “Troppo schiacciati su FdI”. Prime fughe verso la Lega
2 minuti di lettura

Roma — L’affaire Mes, con il voto in Parlamento contrario alla ratifica del salva banche, agita il governo e la maggioranza: tra timori di contromosse dell’Europa, le difficoltà del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che sosteneva il trattato ed è stato sconfessato - sfiduciato, traduce unanime l’opposizione - da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ma anche Forza Italia che rischia l’implosione, con una fuga già iniziata tra gli azzurri a Bruxelles in vista delle prossime elezioni all’Europarlamento.

L’opposizione unita, Partito democratico, Alleanza verdi e sinistra, 5 Stelle, Italia viva e Azione, incalza il ministro Giorgetti chiedendo una sua audizione urgente al presidente della commissione Bilancio della Camera. L’informativa si terrà il 27, ma dallo staff del ministro fanno sapere che parlerà solo di manovra e «non di patto di Stabilità e Mes». Per il centrosinistra Giorgetti non è più credibile ai tavoli di Bruxelles dopo «aver rassicurato fino all’ultimo i colleghi …

Roma — L’affaire Mes, con il voto in Parlamento contrario alla ratifica del salva banche, agita il governo e la maggioranza: tra timori di contromosse dell’Europa, le difficoltà del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che sosteneva il trattato ed è stato sconfessato - sfiduciato, traduce unanime l’opposizione - da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ma anche Forza Italia che rischia l’implosione, con una fuga già iniziata tra gli azzurri a Bruxelles in vista delle prossime elezioni all’Europarlamento.

L’opposizione unita, Partito democratico, Alleanza verdi e sinistra, 5 Stelle, Italia viva e Azione, incalza il ministro Giorgetti chiedendo una sua audizione urgente al presidente della commissione Bilancio della Camera. L’informativa si terrà il 27, ma dallo staff del ministro fanno sapere che parlerà solo di manovra e «non di patto di Stabilità e Mes». Per il centrosinistra Giorgetti non è più credibile ai tavoli di Bruxelles dopo «aver rassicurato fino all’ultimo i colleghi europei sul voto dell’Italia al Mes»: «Il ministro è ostaggio del populismo e degli anti europeisti e non è adeguato a ricoprire quel ruolo: sia coerente e si dimetta», ribadisce il capogruppo del Pd Francesco Boccia.

Le scorie nel governo per il blitz antieuropeista restano, perciò in queste ore i leader mandano messaggi rassicuranti. E per evitare strappi anche in casa Lega, Salvini nega problemi e prova a blindare il suo braccio destro: «Giorgetti non è uscito indebolito dalla bocciatura del trattato — dice il vicepremier — abbiamo condiviso e fatto tutto per il bene degli italiani». Da ministro Giorgetti però avrebbe approvato il trattato, è l’obiezione. «Come merce di scambio per altro, probabilmente» aveva senso, ammette Salvini. Ma il no era una questione di «coerenza», per un partito trainato da un pasdaran del ritorno alla lira come Claudio Borghi.

Il tema resta adesso la reazione dell’Europa allo strappo, considerando che l’Italia è l’unico Paese dell’euro a non avere ratificato la riforma del trattato studiata per salvare le banche in caso di crisi. Anche su questo fronte Salvini getta acqua sul fuoco: «L’economia italiana è solida, cresciamo di più dei francesi e dei tedeschi. Il Mes era uno strumento inutile, non utilizzato, superato, dannoso. La Lega ha sempre avuto la stessa idea da dieci anni a questa parte, abbiamo sempre votato nella stessa maniera e il governo ha avuto una maggioranza compatta. L’astensione di FI era ampiamente comunicata e non rappresenta nessun problema».

Ma proprio in Forza Italia si sta aprendo una crisi profonda. Molti deputati erano assenti al momento del voto e l’astensione come risultato ha prodotto la «certificazione dell’irrilevanza sia del partito in Parlamento sia della linea portata avanti dal segretario Antonio Tajani, una linea schiacciata su Meloni», dice un autorevole esponente azzurro di Montecitorio.

In queste ore nessun forzista, neanche tra quelli che spingevano per il sì alla ratifica, vuole commentare la scelta dell’astensione e la spaccatura in Parlamento, se non per dire che in fondo è comprensibile l’atteggiamento della presidente del Consiglio. La verità è che dietro ai silenzi sulla bocciatura del Mes, ci sono tatticismi. Molti forzisti temono infatti per il loro futuro politico, paventando una implosione del partito con una «Meloni che garantirebbe solo Tajani e il suo cerchio magico», in caso di debacle della lista degli azzurri alle elezioni europee.

La famiglia Berlusconi, inoltre, da Roma sembra lontana e concentrata solo su pochi dossier che interessano il gruppo Mediaset. Così nel frattempo tra i berlusconiani c’è chi già in queste ore si guarda intorno, cercando approdi più sicuri. Come l’eurodeputato Aldo Patriciello, eletto nella scorsa tornata nel collegio dell’Italia centrale con quasi 100 mila preferenze: a breve potrebbe annunciare il suo passaggio nelle file della Lega, con ricandidatura a Bruxelles nel partito di Salvini. A chi lo ha sentito ha comunicato tutto il suo scontento perché le liste forziste che si stanno costruendo in vista delle Europee sono «deboli» e con l’obiettivo di favorire l’elezione di pochi fedelissimi di Tajani e del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri. Insomma, il dopo Mes sta creando molti problemi nel centrodestra. Molti più del previsto.

Leggi i commenti