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Il mercato delle nomine alla Scuola della magistratura approda in Parlamento. Costa interroga Nordio

Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione

 
La storia arriva alla Camera. Il Guardasigilli dovrà esporsi pubblicamente in Aula, tenendo conto che lui stesso è tenuto a scegliere cinque componenti del consiglio direttivo
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E adesso la storia della Scuola della Magistratura e delle nomine lottizzate al Csm, come ha denunciato in un colloquio a Repubblica il consigliere togato “senza corrente” Andrea Mirenda, arriva in Parlamento. Perché Enrico Costa - sì proprio lui, il protagonista del bavaglio ai giornalisti - prima di Natale ha presentato un’interpellanza al Guardasigilli Carlo Nordio che si conclude così: “Se sia a conoscenza di iniziative giudiziarie avviate dal Csm a tutela dell’immagine e della reputazione, nei confronti del consigliere Mirenda, ovvero di procedimenti penali avviati dalla procura della Repubblica di Perugia in relazione a tale procedura di evidenza pubblica”.

A questo punto non solo la storia delle nomine alla Scuola esce da palazzo dei Marescialli e arriva alla Camera, ma approda rumorosamente sulla scrivania del ministro Nordio che dovrà esporsi pubblicamente in aula, tenendo conto che lui stesso è tenuto a nominare cinque componenti del consiglio direttivo della Scuola - un ma…

E adesso la storia della Scuola della Magistratura e delle nomine lottizzate al Csm, come ha denunciato in un colloquio a Repubblica il consigliere togato “senza corrente” Andrea Mirenda, arriva in Parlamento. Perché Enrico Costa - sì proprio lui, il protagonista del bavaglio ai giornalisti - prima di Natale ha presentato un’interpellanza al Guardasigilli Carlo Nordio che si conclude così: “Se sia a conoscenza di iniziative giudiziarie avviate dal Csm a tutela dell’immagine e della reputazione, nei confronti del consigliere Mirenda, ovvero di procedimenti penali avviati dalla procura della Repubblica di Perugia in relazione a tale procedura di evidenza pubblica”.

A questo punto non solo la storia delle nomine alla Scuola esce da palazzo dei Marescialli e arriva alla Camera, ma approda rumorosamente sulla scrivania del ministro Nordio che dovrà esporsi pubblicamente in aula, tenendo conto che lui stesso è tenuto a nominare cinque componenti del consiglio direttivo della Scuola - un magistrato, due professori, due avvocati - ed evidentemente sta aspettando di conoscere quelli scelti dal Csm per regolarsi, ma dovrà rispondere in Parlamento sull’intera questione.

Costa cita proprio le parole di Mirenda a Repubblica, quando denuncia un’evidente spartizione correntizia sui sette nomi, sei togati e un professore, che spettano al Consiglio. “Già a luglio al Csm circolavano i nomi di Palazzi e Castelli, per Area, e di Sciacca, per Unicost, prim’ancora che si svolgessero le procedure di selezione. Il 15 giugno esce un bando a maglie larghe, privo di una seria predefinizione del fabbisogno della Scuola, ma buono alla politica delle mani libere”. E ancora: “A oggi, guarda caso, sopravvivono alla selezione meritocratica proprio gli stessi dei rumors estivi”. Questo il passaggio forte dell’intervista che parla chiaramente di accordi correntizi.

Com’è nel suo stile, il piglio di Costa è aggressivo, soprattutto con il Csm, meno con Nordio che in realtà ben avrebbe già potuto rendere pubbliche le sue nomine. Ma tant’è. Il parlamentare “ammazza toghe” affonda con facilità i denti in una storia che, per come l’ha raccontata Mirenda a Repubblica, lascia chiaramente a desiderare.

Due cartelle piene di veleno quelle di Costa, in cui ricostruisce la storia della selezione per i 12 componenti del comitato direttivo della Scuola. La prima data, il 15 giugno di quest’anno, quando il Csm avvia l’interpello per individuare i sei magistrati che andranno a far parte del comitato direttivo della Scuola di Scandicci. Toghe che possono andare fuori ruolo oppure “usufruire di un esonero parziale dall’attività giurisdizionale”. Ovviamente il bando parla della necessaria “professionalità” che le toghe scelte devono avere e dice anche che “la procedura di selezione deve conformarsi ai principi che il giudice amministrativo ha indicato come imprescindibili”.
E qui Costa ha mano facile per dire che “la selezione deve avvenire sulla base di una valutazione tecnico discrezionale condotta secondo canoni di trasparenza, verificabilità, idoneità e razionalità”. Il bando, del resto, prevede tutta una serie di passaggi che il Csm deve rispettare, e che Costa cita, dalla verifica dei titoli allegati da ciascun candidato alla valutazione dei singoli profili professionali, dalla possibilità di fare audizioni alla necessità che i candidati presentino un auto-relazione. Tutto questo per accedere all’ultima fase di comparazione tra le varie figure. Una procedura che mal si lega a nomi segnalati in anticipo dalle correnti.

Se questi sono i passaggi obbligatori, si innesta qui la denuncia di Mirenda che Costa riassume così: “Mirenda evidenzia chiaramente come la procedura prevista dalla delibera sia sostituita da una spartizione tra le correnti o comunque sia sfociata in una battaglia tra correnti, in spregio ai criteri individuati dal giudice amministrativo”. Seguono ampi stralci dell’intervista di Mirenda a Repubblica. E qui si arriva alla conclusione di Costa che la mette sul tavolo di Nordio, e cioè se le dichiarazioni di Mirenda corrispondono al vero “trattandosi di una procedura di evidenza pubblica, emergerebbero profili di rilievo non solo amministrativo”. E cioè ci sarebbero anche profili penali tant’è che Costa cita la procura di Perugia come organo competente e inquirente su questa procedura.

Già Mirenda, nella sua intervista, ipotizzava che il ministero sarà costretto a chiedere una proroga dell’attuale consiglio direttivo della Scuola perché probabilmente un mese – a partire in realtà ormai dall’8 gennaio – non è sufficiente per adempiere non solo alla scelta dei nomi, ma anche alle verifiche di compatibilità dei candidati, visto che l’attuale consiglio direttivo in carica scade il 30 gennaio. Ma dopo mesi di trattative, di continue fughe di notizie dal Csm sui contrasti interni, dopo la denuncia di Mirenda, i riflettori sono puntati non solo sulle scelte dello stesso Csm, ma anche su quelle del Guardasigilli Nordio.

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