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Sì al doppio cognome ai figli, Meloni ora cambia idea. A gennaio si riapre il dossier

A gennaio si riapre il dossier: messo in agenda in commissione Giustizia del Senato con l’ok della presidente Bongiorno. Molti in FdI da sempre su posizioni conservatrici ora si dichiarano “non contrari”
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Decenni di attesa, di muri ideologici, di proposte di legge che non sono mai arrivate all’approvazione: dare ai figli il cognome della madre e, semplicemente, prevedere il doppio cognome, si è rivelato un tabù. Neppure la sentenza della Corte costituzionale, che un anno e mezzo fa ha dichiarato non più automatica l’attribuzione di quello paterno, e ha quindi abbattuto lo steccato del patronimico, ha convinto il Parlamento a darsi una mossa. Però siamo, forse, all’ultimo miglio prima del traguardo che piccona definitivamente la tradizione patriarcale: la breccia della Consulta è rimasta finora una rivoluzione bloccata. A gennaio si riapre il dossier sul doppio cognome: in commissione Giustizia del Senato è stato messo in agenda con l’ok della presidente, Giulia Bongiorno.

Potrebbe essere il desiderio della premier Giorgia Meloni di aggiungere alla figlia Ginevra anche il suo cognome, cioè Meloni, a fare pendere la bilancia verso il cambiamento. Perché il “vissuto” conta. Benché Fratell…

Decenni di attesa, di muri ideologici, di proposte di legge che non sono mai arrivate all’approvazione: dare ai figli il cognome della madre e, semplicemente, prevedere il doppio cognome, si è rivelato un tabù. Neppure la sentenza della Corte costituzionale, che un anno e mezzo fa ha dichiarato non più automatica l’attribuzione di quello paterno, e ha quindi abbattuto lo steccato del patronimico, ha convinto il Parlamento a darsi una mossa. Però siamo, forse, all’ultimo miglio prima del traguardo che piccona definitivamente la tradizione patriarcale: la breccia della Consulta è rimasta finora una rivoluzione bloccata. A gennaio si riapre il dossier sul doppio cognome: in commissione Giustizia del Senato è stato messo in agenda con l’ok della presidente, Giulia Bongiorno.

Potrebbe essere il desiderio della premier Giorgia Meloni di aggiungere alla figlia Ginevra anche il suo cognome, cioè Meloni, a fare pendere la bilancia verso il cambiamento. Perché il “vissuto” conta. Benché Fratelli d’Italia sia stato sempre su posizioni conservatrici, restio a questa rivoluzione culturale, sono molti i meloniani che si sono andati via via smarcando, dichiarandosi “non contrari” al doppio cognome. A cominciare dalla ministra della Famiglia e delle Pari opportunità, Eugenia Roccella che, pur non ritenendo una priorità il dibattito sul doppio cognome, dice di non avere nulla in contrario. Nel governo favorevole è la responsabile delle Riforme, la forzista Elisabella Alberti Casellati. Dalla Lega, sorda alla richiesta, si smarca Bongiorno: “Sono da sempre favorevole a cambiare l’attuale legge sul cognome. So che gli uomini pensano di perdere qualcosa: replico ricordando loro che potrebbero avere figlie femmine. Solo aprendo al doppio cognome si potrebbe fare camminare il cognome con le loro figlie femmine”.

E comunque il nuovo anno comincerà con le proposte incardinate in commissione e, su pressing del dem Alfredo Bazoli e della grillina Alessandra Maiorino, in discussione già a gennaio. Alcune cose sono già accadute. Alberto Balboni, il meloniano alla guida della commissione affari costituzionali di Palazzo Madama, ha chiesto nei giorni scorsi un esame congiunto delle due commissioni – la sua e quella di Bongiorno – sul doppio cognome. Richiesta bocciata dalla presidenza del Senato. Balboni è favorevole, ne aveva fatta anzi una battaglia nella passata legislatura. Ragiona sulle questioni aperte: evitare la proliferazione dei cognomi affinchè non siano mai più di due. E poi in caso di discordia, quali si sceglie per primo? Per Balboni non può essere in ordine alfabetico, perché il risultato sarebbe scontato a priori, bensì a sorteggio. L’introduzione del doppio cognome vale per i nuovi nati, ma – come chiarisce Bongiorno da avvocata – bisognerebbe al tempo stesso “semplificare” anche per il presente anagrafico.

Per il dem Bazoli è da fare il primo passo a breve: “Le proposte sono incardinate a gennaio e si tratta di elaborare il testo unico”, afferma. Sono depositati i disegni di legge di Simona Malpezzi, Valeria Valente e Cecilia D’Elia per il Pd, di Ilaria Cucchi per Avs, di Maiorino per i 5Stelle. “Proviamo ad accelerare, ho fiducia che Fratelli d’Italia non si opponga”, spera Maiorino. La sentenza della Consulta ha segnato una novità grande, però senza la legge restano vuoti da colmare e un percorso tutto in salita. E’ perciò per riequilibrare le normative sui diritti e la parità di genere bisogna approvare la norma che disciplini completamente l’attribuzione del cognome dei figli, che – post pronunciamento della Corte costituzionale – colmi i vuoi, eviti la proliferazione dei cognomi, stabilisca criteri e garantisca l’unitarietà del cognome di fratelli e sorelle. Anche una conservatrice come Paola Binetti, ex senatrice, ritiene non ci sia da attendere ancora. Binetti era stata promotrice di un gruppo bipartisan di parlamentari donne nella passata legislatura e, ripete oggi, che non si comprende cosa si aspetti: basta superare le eventuali contraddizioni normative con un po’ di buonsenso. E’ sicura inoltre che “Meloni, la quale ha costruito da sola la sua vita e la sua carriera politica” non può fare mancare il suo appoggio. Elena Bonetti, ex ministra delle Pari opportunità, cattolica, centrista, invita: “E’ arrivato il momento”.

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