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Verdini gate, le opposizioni chiamano in causa Salvini: “Riferisca in aula”

(ansa)
Bagarre in Aula alla Camera. Il caso diventa politico e chiama in causa il governo. Pd, M5Stelle, la Sinistra e i Verdi chiedono una informativa urgente al ministro. Costa lo difende
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Non resta confinato nei faldoni dell’inchiesta giudiziaria il “sistema Verdini” con l’intreccio di appalti, nomine, promozioni per i fedelissimi. Diventa un caso politico, chiama in causa il governo che pensava di fare orecchie da mercante: invece ne viene lambito direttamente. Le opposizioni nell’aula della Camera chiedono una informativa urgente – “immediata” – del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. I Verdini, il figlio Tommaso (ai domiciliari) e il padre Denis (indagato), mostrano legami molto stretti anche con alti papaveri del ministero nell’indagine per corruzione e turbata libertà degli incanti. “Nel rispetto della presunzione d’innocenza…” premettono il grillino Federico Cafiero De Raho, che prende per primo la parola, e subito dopo la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani. L’aula ribolle. Si solleva la bagarre, che parte dai leghisti e si diffonde nella destra dell’emiciclo che non vuole sentirsi sotto accusa. Si alzano applausi di scherno.

Una formid…

Non resta confinato nei faldoni dell’inchiesta giudiziaria il “sistema Verdini” con l’intreccio di appalti, nomine, promozioni per i fedelissimi. Diventa un caso politico, chiama in causa il governo che pensava di fare orecchie da mercante: invece ne viene lambito direttamente. Le opposizioni nell’aula della Camera chiedono una informativa urgente – “immediata” – del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. I Verdini, il figlio Tommaso (ai domiciliari) e il padre Denis (indagato), mostrano legami molto stretti anche con alti papaveri del ministero nell’indagine per corruzione e turbata libertà degli incanti. “Nel rispetto della presunzione d’innocenza…” premettono il grillino Federico Cafiero De Raho, che prende per primo la parola, e subito dopo la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani. L’aula ribolle. Si solleva la bagarre, che parte dai leghisti e si diffonde nella destra dell’emiciclo che non vuole sentirsi sotto accusa. Si alzano applausi di scherno.

Una formidabile mano a Salvini, in nome del garantismo, la dà Enrico Costa, di Azione. Attacca Cafiero de Raho, al quale dice “non siamo in tribunale a fare requisitorie” e neppure “a fare anticamera in attesa che qualche collega la ricevesse”. Elenca tutte le volte in cui l’intersezione tra politica e giustizia è diventata una realtà. E difende Salvini perché le cose che si sono svolte in passato e il Parlamento non dovrebbe esserne interessato.

Ma per Pd, M5Stelle, la Sinistra e i Verdi con Angelo Bonelli, il governo “deve venire in aula, il ministro Salvini venga a riferire” dopo le notizie sull’inchiesta delle commesse Anas. Il crinale tra inchieste e politica è sempre delicato, in questa storia ancora di più, per le competenze del dicastero delle Infrastrutture e i legami familiari (la compagna di Salvini è la figlia di Denis e sorella di Tommaso Verdini).

Il j’accuse di Cafiero de Raho, comincia: “Salvini riferisca sul sistema di consulenza e appalti pubblici banditi da Anas, indagini che hanno coinvolto Tommaso Verdini. È gravissimo quanto sta accertando la procura di Roma”. Avverte del rischio della diffusione della corruzione in assenza di regole. Chiede: “In quale misura i fatti coinvolgono Anas?” Per quanti e quali appalti, quali misure adottate per prevenire la corruzione, quale coinvolgimento degli esponenti delle istituzioni?”. E precisa: “Rispettiamo la presunzione di innocenza, ma pretendiamo chiarezza". Un distinguo su cui la dem Serracchiani mette l’accento: “Noi non intendiamo discutere la vicenda giudiziaria che avrà il suo corso”, ma è una questione politica quella che emerge. Sono le 11 del mattino quando Serracchiani prende la parola e denuncia: “Ancora nessuno ha ritenuto di smentire gli articoli che mostrano una certa gravità intervenendo in aula alla Camera. Riteniamo sia utile per la credibilità di tutti noi e per la chiarezza necessaria al paese, che quanto viene scritto oggi sui giornali meriti la massima attenzione di tutti i parlamentari, di maggioranza e di opposizione. Oltre alla vicenda giudiziaria c'è la necessità di dare trasparenza e chiarezza a rapporti e relazioni che non possono coinvolgere nessuno nel governo né funzionari pubblici. C'è una questione politica e chiediamo che rispetto a questa questione politica ci sia un intervento del governo, che smentisca ed elimini questa ambiguità, politica prima ancora che giudiziaria. Lo chiediamo al ministro delle Infrastrutture, a tutti i soggetti interessati da quelle dichiarazioni e anche al ministro per gli Affari con il Parlamento che non si è ancora degnato di mettere piede in questo consesso”.
E Bonelli ribadisce a sua volta: “Non siamo interessati alla vicenda giudiziaria, ma quando si cominciano a incontrare imprenditori a casa o nei ristoranti, per discutere questioni che attengono un dicastero, c'è un problema che riguarda il comportamento rigoroso che dovrebbe avere un ministro o un sottosegretario. C'è un problema che attiene la trasparenza che voi continuate a negare a questo Paese. Questo modo di procedere, lo dico in particolare a FdI, rischia di fare molto male alle istituzioni. lo dico al capogruppo Foti, attenzione a quello che sta accadendo al ministero delle Infrastrutture”. L’intervento del governo deve eliminare le ambiguità. A concludere sul caso Verdini è appunto Costa, mentre le contestazioni negli scranni della maggioranza sono in crescendo: “Non dobbiamo portare avanti lo schema delle informative a gettoni. Le inchieste vadano avanti, ma non è che dall'inizio di una inchiesta si interessa anche il Parlamento”. Consensi dei leghisti. In attesa che dal governo Meloni arrivi una risposta.

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