Cafiero De Raho: “L’inchiesta Anas? E’ il ritorno della corruzione in grande stile. Salvini venga in Aula”
di Liana Milella“I fatti rivelati dall’inchiesta Anas sono gravissimi e siamo certi che il ministro Salvini verrà in aula il più presto possibile per rispondere al nostro allarme sulla corruzione”. Dice così a Repubblica l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, oggi deputato di M5S.
La premier Meloni è preoccupata dell’inchiesta sui Verdini, dice che vuole “leggere le carte”. Non è singolare che voglia farlo proprio mentre plaude al blackout di Costa sulle ordinanze di custodia cautelare?
“È la chiara dimostrazione di quanto sia utile per tutti conoscere le motivazioni che lì sono contenute. Se ne sono resi conto in un caso che interessa il governo e sono stati costretti a fare marcia indietro”.
Consiglia a Meloni questa lettura?
“Certo, nell’ordinanza troverà il quadro che coinvolge l’Anas e i soggetti che hanno avuto rapporti con esponenti della politica. La premier può agevolmente leggere quelle 77 pagine e vedere gli elementi utili per valutare i reati di turbata libertà deg…
“I fatti rivelati dall’inchiesta Anas sono gravissimi e siamo certi che il ministro Salvini verrà in aula il più presto possibile per rispondere al nostro allarme sulla corruzione”. Dice così a Repubblica l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, oggi deputato di M5S.
La premier Meloni è preoccupata dell’inchiesta sui Verdini, dice che vuole “leggere le carte”. Non è singolare che voglia farlo proprio mentre plaude al blackout di Costa sulle ordinanze di custodia cautelare?
“È la chiara dimostrazione di quanto sia utile per tutti conoscere le motivazioni che lì sono contenute. Se ne sono resi conto in un caso che interessa il governo e sono stati costretti a fare marcia indietro”.
Consiglia a Meloni questa lettura?
“Certo, nell’ordinanza troverà il quadro che coinvolge l’Anas e i soggetti che hanno avuto rapporti con esponenti della politica. La premier può agevolmente leggere quelle 77 pagine e vedere gli elementi utili per valutare i reati di turbata libertà degli incanti e di corruzione. Lì c’è la sintesi degli elementi investigativi che il giudice ha ritenuto rilevanti per applicare le misure cautelari”.
Se la premier legge quelle pagine allora la norma Costa cade.
“Una cosa è certa, obbligatoriamente la stampa deve conoscere l’ordinanza di custodia non solo per dare notizie precise, ma per raccontare in modo trasparente gli elementi che giustificano la privazione o la restrizione della libertà di un cittadino, principio fondamentale in uno stato di diritto e in una democrazia. Certo, in Cina e in Russia non è consentito, ma l’Italia porta il baluardo della legalità nel panorama mondiale dei diritti”.
Con il caso Verdini siamo di fronte al ritorno della corruzione in grande stile?
“La nostra richiesta di un’informativa dettagliata e immediata mira a capire come l’Anas, attraverso propri dirigenti, possa aver violato tutte le regole, entrando in contatto diretto con mediatori e imprenditori. Vogliamo sapere per quali e quanti appalti ciò è accaduto, quali misure sono state adottate per prevenire la corruzione. E ancora, ci devono dire che coinvolgimento c’è stato di esponenti delle istituzioni. Con 200 miliardi da appaltare grazie al Pnrr, se la strada di accesso è così facile, allora vuol dire che siamo diventati un Paese senza regole e del tutto privo di correttezza”.
L’inchiesta romana dimostra che i buchi per infiltrarsi esistono, e sono anche molto grossi.
“Qui c’è un quadro che coinvolge l’Anas e i soggetti che hanno rapporti con esponenti della politica. E c’è un buco evidentissimo, ed è nei buchi che s’infiltra la corruzione. Invece, in vista di spendere i fondi del Pnrr, vanno pienamente osservati i principi di imparzialità e buon andamento, che sono garantiti da modelli organizzativi capaci di tutelare la trasparenza effettuando verifiche e controlli continui”.
A leggere l’ordinanza ha avuto l’impressione che la corruzione non sia mai finita?
“Mi preoccupa ancor di più che in questo caso vi siano imprenditori e mediatori che attraverso consulenze si frappongono agli uffici dell’Anas garantendo ai dirigenti ulteriori benefici di carriera. Il “vantaggio” non si traduce in soldi, ma nella promessa prima, e nella conquista poi, di posti più ambiti e di avanzamenti. I mediatori diventano soggetti capaci - e qui si palesano i reati di traffico d’influenze o di corruzione - di promettere ciò che può essere dato. La stessa lettura dei capi d’imputazione rivela l’esistenza di rapporti e relazioni che sottintendono occulti vantaggi”.
M5S vuole conoscere il livello di coinvolgimento del ministero delle Infrastrutture retto dal leghista Salvini e del Mef con il sottosegretario, anche lui della Lega, Freni?
“Fin qui, dall’ordinanza, apprendiamo dei fatti. Qui abbiamo gli imprenditori, la società di Verdini, abbiamo i dirigenti dell’Anas, il resto è un contorno che si riferisce a determinati soggetti che non sono direttamente coinvolti nella vicenda, tant’è che non sono indagati”.
E lei ci crede che non sapevano nulla?
“Salvini ha ripetuto più volte che per i lavori del ponte di Messina potevamo stare tranquilli, perché erano operativi i meccanismi utili per prevenire la corruzione. Questo caso dimostra che negli appalti non è così. E proprio per questo il ministro non si può sottrarre dal venire in aula e spiegare come sia stato possibile stabilire contatti diretti tra imprenditori e Anas, sottoscrivendo accordi e aggirando le regole”.
E pensate davvero che Salvini venga a dirvi com’è successo?
“Noi poniamo una questione politica, non certo giudiziaria, quella se la vedono i giudici. Ma se abbassiamo il livello di contrasto alla corruzione allora si verificano fatti come questi raccontati nell’ordinanza di Roma…”.
Sui quali proprio Salvini alza le spalle e dice che non ne sa niente e lo stesso fa il sottosegretario Freni…
“Sono convinto che il ministro delle Infrastrutture verrà alla Camera, non può non farlo, non solo perché è un suo dovere, ma perché attraverso di lui tutto il governo deve dare un messaggio di trasparenza agli uffici che dipendono da Salvini e su cui Salvini stesso ha il dovere di vigilare. Dovrà spiegare necessariamente quali sono stati i vulnus, i buchi, i percorsi che non hanno consentito di bloccare in tempo le gravi anomalie che si sono verificate”.
E lei è davvero convinto che Salvini, la cui compagna è una Verdini, potrà fare questo?
“Noi di M5S abbiamo sempre detto che gli appalti devono essere posti sotto un controllo severissimo. Invece ecco che vengono assegnati con una chiavetta Usb che precostituisce il bando consentendo ad alcuni imprenditori una partecipazione in anticipo rispetto ad altri. Salvini deve spiegare come questo sia stato possibile”.
Facciamo una scommessa? Dirà che non ne sapeva nulla.
“E io in aula replicherò che non si può lasciare il Parlamento e il Paese nel buio più totale davanti a un fatto gravissimo come quello che è avvenuto, che non è quello giudiziario, bensì il contatto diretto tra dirigenti Anas, imprenditori e mediatori. Questo è il problema, e per questo siamo molto preoccupati”.
E cosa potrebbe tranquillizzarvi?
“Se il ministro delle Infrastrutture ci venisse a dire che esistono le condizioni perché un fatto come questo non accadrà mai più. Perché in un paese democratico la trasparenza è fondamentale. Qui c’è di mezzo la tutela della collettività nazionale. In vista del Pnrr e dei tantissimi appalti che saranno banditi Salvini deve garantire a noi e agli italiani che non si verificheranno più casi di corruzione”.
Ma non vede che il governo ha attenuato tutti i controlli?
“Sì, purtroppo i segnali ci sono, e ce ne sono tanti. L’Anac privata dei suoi poteri, eliminato il controllo concomitante della Corte dei conti, consentiti di nuovo i benefici penitenziari per i corruttori, soppressa addirittura per decreto legge l’utilizzabilità delle intercettazioni per i fatti di corruzione emersi in altri procedimenti, le misure di prevenzione vietate per la corruzione. E ancora, in spregio alla convenzione Ue sulla corruzione, ecco il tratto di penna sull’abuso ufficio e l’attenuazione del traffico di influenze. Tanti, troppi segnali, che ci costringono a chiedere al governo da che parte sta”.