Il sottosegretario Freni citato nell’ordinanza del caso Verdini: “Per nulla turbato, sono solo chiacchiere di alcuni millantatori”
di Giuseppe ColomboFederico Freni
(ansa)ROMA - “Chi fa il mio nome millanta”. Va giù dritto Federico Freni, il sottosegretario leghista all’Economia citato nell’ordinanza sul caso Anas. Tono asciutto e convinto, quando Repubblica lo contatta al telefono. E sulla sua “disponibilità”, riferita da uno degli indagati, il taglio è quello del rigetto: “L’unica disponibilità che mi riconosco - sottolinea - è quella all’ascolto: vale per tutte le persone che incontro e ricevo, dalla prima all’ultima”.
Sottosegretario, non è indagato, ma il suo nome compare in più passaggi dell’ordinanza. È turbato?
“Turbato? Sono assolutamente tranquillo. La preoccupazione si riserva a cose gravi, non certo a citazioni di terze persone. Se dovessi preoccuparmi di tutti i giudizi o le chiacchiere altrui, oltre un limite ragionevole, non dovrei uscire di casa. La mia serenità deriva dal fatto che sono completamente estraneo a questa inchiesta”.
Allora perché l’hanno tirata in ballo?
“Me lo sono domandato, ma alla fine credo la realtà sia molto più ba…
ROMA - “Chi fa il mio nome millanta”. Va giù dritto Federico Freni, il sottosegretario leghista all’Economia citato nell’ordinanza sul caso Anas. Tono asciutto e convinto, quando Repubblica lo contatta al telefono. E sulla sua “disponibilità”, riferita da uno degli indagati, il taglio è quello del rigetto: “L’unica disponibilità che mi riconosco - sottolinea - è quella all’ascolto: vale per tutte le persone che incontro e ricevo, dalla prima all’ultima”.
Sottosegretario, non è indagato, ma il suo nome compare in più passaggi dell’ordinanza. È turbato?
“Turbato? Sono assolutamente tranquillo. La preoccupazione si riserva a cose gravi, non certo a citazioni di terze persone. Se dovessi preoccuparmi di tutti i giudizi o le chiacchiere altrui, oltre un limite ragionevole, non dovrei uscire di casa. La mia serenità deriva dal fatto che sono completamente estraneo a questa inchiesta”.
Allora perché l’hanno tirata in ballo?
“Me lo sono domandato, ma alla fine credo la realtà sia molto più banale di tante dietrologie . Questa situazione mi ricorda tanto una serie di personaggi del teatro di Rossini: Don Magnifico, Dandini, Don Basilio, Macrobio. Ma anche il buon vecchio Falstaff”.
Perché cita questi personaggi?
“Perché incarnano tutti, ciascuno a suo modo, la maschera dell’italiano che millanta quel che non è, i contatti che non ha, le conquiste che (non) ha fatto, gli affari che farebbe, furbo quanto basta per tirare a campare. Il teatro d’opera ha sempre qualcosa da ricordarci, o da insegnarci”.
Si sente usato?
“Non posso governare ciò che altri dicono di me, o le fantasie che si possono raccontare a terzi uscendo dal mio ufficio, a prescindere da cosa si sia realmente detto all’interno. È un prezzo che, nel mio ruolo, si rischia di pagare”.
Intravede un complotto della magistratura, spesso evocato a destra?
“Vede, come non condivido il garantismo a giorni alterni, così non cambia la mia opinione sulla magistratura. Dietrologie, manine e simili li lascio volentieri alle cronache rosa. Credo, al contrario, che la responsabilità, personale e politica, soprattutto quella di chi ricopre un incarico istituzionale, debba essere sottoposta a un continuo controllo, senza ovviamente scadere in persecuzioni ingiustificate. È un atto dovuto, un segnale di rispetto per i cittadini che scelgono i loro rappresentanti”.
Secondo la ricostruzione del gip, lei sarebbe “il referente politico del gruppo Pileri-Verdini”, due degli arrestati. Che rapporti ha con i due?
“Conosco Denis e Tommaso Verdini come conosco centinaia di persone. Pileri l’avrò visto non più di una o due volte in vita mia”.
In uno dei passaggi dell’ordinanza, Pileri afferma che lei si è messo “a disposizione”.
“Non posso rispondere di parole che non ho pronunciato, ma posso serenamente affermare che non ho mai ricevuto proposte inopportune, incluse ovviamente quelle che ho appreso dai giornali. L’unica disponibilità che mi riconosco è quella all’ascolto: vale per tutte le persone che incontro e ricevo, dalla prima all’ultima”.
Quindi non era a disposizione?
“Come detto, non posso e non voglio rispondere delle fantasie altrui, anche se, mio malgrado, mi vedono coinvolto. Siamo circondati da troppi Don Magnifico, per restare a Rossini”.
Nella vicenda emerge anche Matteo Salvini. Non è indagato neppure lui, ma sul piano dell’opportunità politica “pesa” il suo rapporto con Verdini. Vi siete sentiti?
“Sì, come ogni giorno. Anche lui non è indagato, tanto meno coinvolto in altro modo. Abbiamo condiviso una breve riflessione”.
Quale?
“Lavorare, come abbiamo sempre fatto e come continueremo a fare. Senza farci influenzare da fantasiose millanterie altrui”.