Toghe | Il bavaglio alla stampa, l’indagine Verdini, e la sindrome delle tre scimmiette: “non vedo, non sento, non parlo”
di Liana MilellaInnanzitutto buon anno. Ma gli italiani onesti - e ce ne sono tanti - non si aspettino nulla sul fronte della Giustizia. Sì, proprio quella con la G maiuscola. Quella per cui il cittadino onesto non sfida il codice penale né chiede di fare il furbo se sgarra. Anche se, a scorrere la cronaca sulla fine del 2023, sembra proprio che il mondo vada a rovescio e sia dei furbi. Che non solo sgarrano, ma pretendono anche di passare inosservati, con l’obiettivo di passarla liscia. Peccato che la mano del destino non li copre. Per questo diventa necessario mettere il bavaglio alla stampa. Non vedo, non sento, non parlo. Come le ben note tre scimmiette.
Enrico Costa non ha processi alle spalle. Ma è convinto da sempre che esista un connubio perverso tra magistrati e giornalisti. I primi arrestano perché, nella weltanschauung di Costa, vivono solo per fare questo. Senza badare granché alle loro “vittime”. Li intercettano con spregiudicatezza. Li sputtanano - la parola è di Costa - sfruttando la p…
Innanzitutto buon anno. Ma gli italiani onesti - e ce ne sono tanti - non si aspettino nulla sul fronte della Giustizia. Sì, proprio quella con la G maiuscola. Quella per cui il cittadino onesto non sfida il codice penale né chiede di fare il furbo se sgarra. Anche se, a scorrere la cronaca sulla fine del 2023, sembra proprio che il mondo vada a rovescio e sia dei furbi. Che non solo sgarrano, ma pretendono anche di passare inosservati, con l’obiettivo di passarla liscia. Peccato che la mano del destino non li copre. Per questo diventa necessario mettere il bavaglio alla stampa. Non vedo, non sento, non parlo. Come le ben note tre scimmiette.
Enrico Costa non ha processi alle spalle. Ma è convinto da sempre che esista un connubio perverso tra magistrati e giornalisti. I primi arrestano perché, nella weltanschauung di Costa, vivono solo per fare questo. Senza badare granché alle loro “vittime”. Li intercettano con spregiudicatezza. Li sputtanano - la parola è di Costa - sfruttando la penna servile dei giornalisti. Li processano. Ma capita pure che qualche giudice li assolva. Ma, sostiene Costa da anni, “ormai sono marchiati a vita”. Dunque ecco il suo bavaglio. Il divieto di pubblicare anche un solo passaggio delle ordinanze di custodia cautelare.
Per una settimana litiga con il Guardasigilli Carlo Nordio, forse geloso che gli abbia rubato l’idea, lui che ha finora prodotto - bisogna ricordarlo ogni volta che si scrive di lui - un solo disegno di legge ancora fermo in prima lettura in commissione Giustizia al Senato. Cioè, ci vorrà un anno per approvarlo. Nel frattempo Costa brucia Nordio con l’emendamento del bavaglio. Dopo una settimana, lo stesso Nordio dice che questa “è la linea del governo, e non si torna indietro". La pensa così anche Giorgia Meloni, che sulla giustizia si fida di Alfredo Mantovano (che tace) e di Andrea Delmastro (che parla), e usa Nordio come un influencer.
La stampa insorge e grida al bavaglio. Perché di bavaglio indiscutibilmente si tratta. Come dicono i giuristi. I magistrati protestano. S’arrabbia il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, che se la prende con il pacato Giuseppe Santalucia: “È un provvedimento sacrosanto. Ed è incredibile e intollerabile che perfino il presidente dell'Anm si metta a fare il maestrino su questo tema”.
Già, nell’era Meloni-Nordio-Mantovano-Delmastro nessuno si deve più permettere non solo di parlare, ma anche di pensare. Una teoria di cui sanno tutto gli stati totalitari. Ma questo non si può né dire, né tantomeno pensare, perché altrimenti si alza in piedi il ministro Guido Crosetto e lancia l’immagine dei magistrati che complottano. Le toghe parlano di democrazia, ma evidentemente Crosetto non sa bene cosa significhi questa parola.
Poi esplode l’inchiesta Verdini junior. L’ordinanza di custodia è ancora libera. I giornali ne scrivono. Anche citando passaggi letterali dell’ordinanza, perché questo significa fare cronaca giudiziaria. Mentre Meloni e soci vogliono i “riassunti”, come si faceva alle elementari, per poi dire magari che quel sunto è impreciso, non corrisponde alla realtà, colpevolizzando per l’ennesima volta la stampa. L’opposizione stavolta unita insorge e chiede chiarezza sui legami tra un’indagine per corruzione e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. E qui rispunta la parola “garantismo”, intesa nel senso che è garantista non scrivere nulla di un’inchiesta per non sputtanare chi ci è finito dentro. Costa è costretto a difendere il suo emendamento, e Nordio lo sottoscrive. Ma le tre scimmiette se la ridono. “Non vedo, non sento, non parlo”. E già che ci sono butto anche la polvere sotto il tappeto. Coprendo politici e imprenditori che da Mani pulite in poi recitano sempre la stessa commedia. Che purtroppo non fa ridere per niente.