Foti e la nostalgia del fascismo: alla Camera prima cita un verso di Marinetti, poi l’inno del Fronte della Gioventù
di Matteo PucciarelliTommaso Foti
Due dotte e poco note citazioni a chiusura di intervento, due richiami palesi alle radici del fascismo in un caso e direttamente al nazismo, nell'altro. Dove è successo? In aula, alla Camera, venerdì. L’autore? Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d'Italia, per il quale i colleghi di partito (meglio non chiamarli "compagni di partito"...) si sono letteralmente spellati le mani con anche urla di giubilo.
La prima: “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!”, si infervora Foti. Sono le parole che chiudono il manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti nel 1909, un testo che anticipa la retorica fondativa del fascismo e dove si trova il famoso passaggio secondo il quale “noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”. Non a caso il poeta fu un sansepolcrista, cioè tra i fondatori dei Fasci di com…
Due dotte e poco note citazioni a chiusura di intervento, due richiami palesi alle radici del fascismo in un caso e direttamente al nazismo, nell'altro. Dove è successo? In aula, alla Camera, venerdì. L’autore? Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d'Italia, per il quale i colleghi di partito (meglio non chiamarli "compagni di partito"...) si sono letteralmente spellati le mani con anche urla di giubilo.
La prima: “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!”, si infervora Foti. Sono le parole che chiudono il manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti nel 1909, un testo che anticipa la retorica fondativa del fascismo e dove si trova il famoso passaggio secondo il quale “noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”. Non a caso il poeta fu un sansepolcrista, cioè tra i fondatori dei Fasci di combattimento, nonché un fiero assaltatore armi in pugno dei cortei socialisti e anarchici a Milano, oltre che della redazione dell'Avanti, il giornale socialista. Violenza politica teorizzata ideologicamente e ‘romanticamente’ (“questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria”), che fece da anticamera alla presa del potere del 1922 con la marcia su Roma.
Il secondo passaggio di Foti è una promessa - o una minaccia, dipende dai punti di vista - che chiude l'inno del Fronte della Gioventù, poi di Azione giovani, le giovanili di Msi-An e Fdi: "Il domani appartiene a noi". Canzone che vide la luce nei famosi campi Hobbit a fine anni Settanta. Libera interpretazione della della canzone Tomorrow belong to us del celebre film Cabaret (1972). A cantarla, nella scena, è un 'arianissimo' ragazzo della Hitler Jugend.
Foti era intervenuto per parlare della legge di bilancio, “approvata senza fiducia per realizzare il programma di centrodestra per il quale siamo stati votati, non per attuare quello di coloro che hanno perso le elezioni”. Per caricare i suoi ha quindi attinto dal vasto armamentario del richiamo della foresta, cioè delle origini, della fiamma che arde insomma. Un albero genealogico chiaro e ormai sempre più rivendicato con "vibrante fervore", direbbe Marinetti.