✕

La grana di Capodanno piomba su Meloni. Linea dura su Pozzolo

Giorgia Meloni in un selfie pubblicato sui social a Capodanno

 (ansa)
FdI indaga sul deputato: se ha sbagliato ipotesi espulsione. La leader prepara la difesa su Mes e caso Verdini: non molla Salvini ma chiederà trasparenza
3 minuti di lettura

Con lo staff, Giorgia Meloni prova e riprova da giorni le risposte alle domande più scivolose che certamente arriveranno durante la conferenza stampa del 4 gennaio. Quella, per intenderci, che doveva tenersi a fine anno ed è stata posticipata a inizio 2024 a causa degli otoliti della presidente del Consiglio. Un lavoro collettivo assieme ai collaboratori e all’ideologo del melonismo, Giovanbattista Fazzolari, con tanto di simulazioni di quesiti e possibili repliche. Un lavoro già non facile, dopo la bocciatura del Mes e il caso Verdini. E in questo senso, ci mancava solo lo sparo partito dalla pistola di un deputato di Fratelli d’Italia.

La notizia ha rovinato il Capodanno dei meloniani e ha ovviamente messo in allarme il partito. Che ai massimi livelli si è subito attivato per cercare di capire cosa ci sia dietro all’accaduto. FdI attenderà cosa ricostruirà la Procura, anche se parallelamente ha chiesto e chiederà spiegazioni a Emanuele Pozzolo che siede a Montecitorio. Ma certo, il …

Con lo staff, Giorgia Meloni prova e riprova da giorni le risposte alle domande più scivolose che certamente arriveranno durante la conferenza stampa del 4 gennaio. Quella, per intenderci, che doveva tenersi a fine anno ed è stata posticipata a inizio 2024 a causa degli otoliti della presidente del Consiglio. Un lavoro collettivo assieme ai collaboratori e all’ideologo del melonismo, Giovanbattista Fazzolari, con tanto di simulazioni di quesiti e possibili repliche. Un lavoro già non facile, dopo la bocciatura del Mes e il caso Verdini. E in questo senso, ci mancava solo lo sparo partito dalla pistola di un deputato di Fratelli d’Italia.

La notizia ha rovinato il Capodanno dei meloniani e ha ovviamente messo in allarme il partito. Che ai massimi livelli si è subito attivato per cercare di capire cosa ci sia dietro all’accaduto. FdI attenderà cosa ricostruirà la Procura, anche se parallelamente ha chiesto e chiederà spiegazioni a Emanuele Pozzolo che siede a Montecitorio. Ma certo, il partito della premier è pronto a valutare ogni scenario e tutti i possibili provvedimenti punitivi. Se ad esempio si dovesse appurare che il parlamentare ha peccato di leggerezza per partecipare ai festeggiamenti, mettendo a repentaglio l’incolumità dei presenti, allora reagirà - si apprende - con la massima severità, arrivando a valutare la sospensione o, nello scenario peggiore, la cacciata. Se invece si dovesse trattare di un incidente imponderabile, allora la reazione sarebbe meno dura, perché considerata gestibile anche a livello di opinione pubblica. Ma di certo, la premier non ha gradito la circostanza di un parlamentare che va a una festa di fine anno armato di pistola (anche se c’è da capire - è la linea - perché la detenga e se ci siano motivate ragioni di sicurezza personale).

Di sicuro un’altra grana per la presidente del Consiglio. Dopo l’inattesa bocciatura del Mes che impegna ovviamente cuore e mente della leader, perché l’Europa è pronta ad ascoltare (e condannare) le ragioni della retromarcia italiana. Anche se negli ultimi giorni un dilemma ha conquistato la sua attenzione: come reagire all’inchiesta che ha coinvolto Denis e Tommaso Verdini? Una domanda, ovvio, arriverà. Forse più di una, visto che l’opposizione ha chiesto a Matteo Salvini di riferire in Parlamento e illustrare i dettagli del meccanismo con cui Anas assegna gli appalti. Niente sconti sul principio della trasparenza, sarà la premessa di ogni ragionamento di Meloni. Ma (per adesso) nessuna sconfessione pubblica dell’alleato. Della linea da tenere potrebbero ragionare nelle prossime ore anche Meloni e Salvini, spiegano fonti di massimo livello. Fin qui, la voglia di tenere il problema sotto controllo. Tutto però è appeso a un filo (e a eventuali nuove rivelazioni). Ai vertici della Lega, ad esempio, ricordano con fastidio la notizia – anticipata da Repubblica – di una proposta di legge targata FdI per mettere ordine nel rapporto tra parlamentari e lobby. Una coincidenza poco apprezzata. E d’altra parte, nel cuore del melonismo nessuno nasconde un’altra circostanza che ha lasciato il segno: negli ultimi mesi il Carroccio non ha risparmiato critiche ad alcuni esponenti di FdI finiti sotto inchiesta, aumentando la diffidenza reciproca tra sodali di governo. In questo caso, va detto con chiarezza, non risultano leghisti indagati. Ciononostante, le opposizioni hanno chiesto una “informativa urgente al ministro Salvini sul sistema di consulenze e appalti pubblici banditi da Anas”.

Nervosismo, insomma: è il sentimento alla vigilia della conferenza stampa di Meloni. Tensione e nervi a fior di pelle. Lo conferma il commento del segretario del Carroccio al discorso di fine anno di Sergio Mattarella: «Significativo – sostiene, interpretando in libertà il pensiero del Colle - il passaggio dove il Presidente censura la tendenza a diffondere falsità contro gli avversari. Prezioso per chi, come la Lega, ha subito e sta subendo aggressioni mediatiche e non solo».

Su uno scivoloso terreno dovrà dunque muoversi la premier. Attenta a non colpire per errore l’alleato, ma vigile nel dimostrare rispetto e sostegno all’inchiesta della procura che ha chiamato in causa i Verdini. E d’altra parte, la concorrenza tra alleati sarà la traccia costante del 2024, come si è già visto sul Mes. Sei mesi di rincorsa, dal 4 gennaio e fino alle elezioni Europee, che rischiano di logorare l’esecutivo. Anche perché mancano le risorse per gestire i dossier più delicati. La premier, ad esempio, ha telefonato al capo dello Stato e subito plaudito alle parole di Mattarella sulla necessità di costruire una sanità pubblica efficiente e dare risposte al problema delle retribuzioni per i lavori più poveri. Ma a Palazzo Chigi e al Tesoro sono consapevoli dell’enorme montagna da scalare: le casse dello Stato sempre più vuote. E soprattutto, lo schiaffo a Bruxelles sul Salva Stati non lascia immaginare clemenza da parte dei partner verso l’Italia. Vale per la flessibilità richiesta e non scontata, per la probabile manovra correttiva di metà 2024, per il finanziamento del debito. Nodi che Meloni non potrà certo risolvere inseguendo la linea dura di Salvini.

Un primo segnale potrebbe arrivare già sui balneari, a gennaio. Nell’ultimo Consiglio dei ministri, il vicepremier leghista ha provato a prorogare la mappatura delle spiagge di altri sei mesi, nonostante l’avvio della procedura d’infrazione a Bruxelles. Un blitz stoppato da Raffaele Fitto, che su mandato di Meloni cerca un compromesso con l’Ue. Dovesse fallire, la premier si troverebbe di nuovo a un bivio: assecondare l’alleato rompendo ancora con la Commissione, o accettare le regole continentali a costo di deludere gli elettori. Sei mesi, un gigantesco punto interrogativo: chi sarà il primo a rallentare nella corsa a perdifiato sul binario della destra sovranista?

Leggi i commenti