Dalle lobby delle armi al tiro a segno nelle scuole: FdI e Lega tra propaganda e militanti con le pistole
di Stefano BaldoliniEmanuele Pozzolo (a destra) con Andrea Delmastro
(ansa)La destra e le armi. Attrazione fatale e talvolta pericolosa. Come nell’incidente al veglione di Capodanno in cui un proiettile vagante esploso dal revolver del FdI Emanuele Pozzolo ha ferito un genero dell’agente della scorta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Con vespaio politico relativo.
O come – più tragicamente - nel 2021 a Voghera l’assessore leghista Massimo Adriatici spara e uccide un 39enne senza fissa dimora di origine marocchina dopo una lite in piazza. Sempre tra le fila del Carroccio figurava Luca Traini, il nazifascista con licenza per uso sportivo, che nel 2018 tentò una strage per le strade di Macerata, ferendo sei migranti.
Una scia di sangue preceduta da ‘sparate’ per fare titolo. Memorabili quelle del senatur Umberto Bossi sui “fucili padani” pronti a rivoltarsi contro “Roma ladrona” o le pallottole che “costano solo 300 lire”. Poi ci sono le battaglie sulla legittima difesa, “sempre legittima”: la posizione senza se e senza ma dei leader – oggi …
La destra e le armi. Attrazione fatale e talvolta pericolosa. Come nell’incidente al veglione di Capodanno in cui un proiettile vagante esploso dal revolver del FdI Emanuele Pozzolo ha ferito un genero dell’agente della scorta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Con vespaio politico relativo.
O come – più tragicamente - nel 2021 a Voghera l’assessore leghista Massimo Adriatici spara e uccide un 39enne senza fissa dimora di origine marocchina dopo una lite in piazza. Sempre tra le fila del Carroccio figurava Luca Traini, il nazifascista con licenza per uso sportivo, che nel 2018 tentò una strage per le strade di Macerata, ferendo sei migranti.
Una scia di sangue preceduta da ‘sparate’ per fare titolo. Memorabili quelle del senatur Umberto Bossi sui “fucili padani” pronti a rivoltarsi contro “Roma ladrona” o le pallottole che “costano solo 300 lire”. Poi ci sono le battaglie sulla legittima difesa, “sempre legittima”: la posizione senza se e senza ma dei leader – oggi al governo – Meloni e Salvini.
Ma al di là degli incidenti, dei fatti criminosi e della propaganda, resta la nettezza della posizione politica e culturale sull’uso e la diffusione delle armi leggere in Italia.
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Come svelarono l’Espresso e Report nel 2020, il gruppo politico a Strasburgo ECR a cui Fratelli d’Italia ha aderito nel 2019, riceve finanziamenti da potenti lobby americane vicine alla destra trumpiana da sempre pro-armi, e la stessa Meloni nel 2019 partecipò alla Cpac, una conferenza sponsorizzata dalla Nra, la National Rifle Association of America, l'organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco degli Usa.
In quanto a Salvini, oltre a diverse foto fucile al braccio alla fiera di settore di Vicenza, destò parecchio rumore la firma di un documento che nel 2018, da allora ministro dell’Interno del governo gialloverde, sancì una sorta di ‘patto d’onore’ con la lobby delle armi: un contratto che imponeva di coinvolgere le potenti associazioni quando si discuteva dei loro interessi.
Dalla teoria alla pratica il passo fu breve, tanto che solo qualche mese dopo, nella primavera del 2019, si arrivò a sfiorare una crisi di governo coi 5 stelle proprio in nome di una proposta firmata da 70 deputati della Lega per “rendere più agevole l’iter per acquistare un’arma destinata alla difesa personale”. Idea ritirata.
Di stop and go, di tentate accelerazioni, è piena anche la cronaca recente. Lo scorso febbraio si parlò addirittura di un progetto di insegnamento del tiro a segno nelle scuole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, costretto a smentire. Oltre alle opposizioni, fu proprio il vicepremier leghista Salvini a contestare l’ipotesi. L’ultima in ordine di tempo, anch’essa abortita, è la proposta di riformare la legge sulla caccia e di ampliare la platea permettendo l’uso delle doppiette ai sedicenni. Previo consenso dei maggiorenni, s’intende.