Braga: “Mattarella ha ribaltato l’immagine che piace tanto alla destra di un’Italia paese dei balocchi”
di Giovanna VitaleROMA — «Dovremmo tutti ringraziare il presidente Mattarella perché in un momento di grande difficoltà per il Paese, che non è il “paese dei balocchi” dipinto ogni giorno dalla premier Meloni, ha richiamato le sfide non facili che abbiamo di fronte ma anche la fiducia di poterle vincere insieme». Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, ha ancora nelle orecchie le parole solenni pronunciate dal Capo dello Stato nel suo messaggio di fine anno.
Cosa l’ha colpita di più del suo discorso?
«L’appello alla partecipazione perché, se guardiamo ai drammatici dati sul calo dell’affluenza, la disaffezione al voto può davvero rappresentare un vulnus per la democrazia. E soprattutto i molti messaggi mandati ai giovani rispetto ai problemi con cui devono quotidianamente misurarsi — dal diritto allo studio al lavoro precario — ricordando però che senza di loro non si può coltivare una speranza di futuro».
Non è un messaggio che interpella innanzitutto la sinistra, colpita forse più della destra d…
ROMA — «Dovremmo tutti ringraziare il presidente Mattarella perché in un momento di grande difficoltà per il Paese, che non è il “paese dei balocchi” dipinto ogni giorno dalla premier Meloni, ha richiamato le sfide non facili che abbiamo di fronte ma anche la fiducia di poterle vincere insieme». Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, ha ancora nelle orecchie le parole solenni pronunciate dal Capo dello Stato nel suo messaggio di fine anno.
Cosa l’ha colpita di più del suo discorso?
«L’appello alla partecipazione perché, se guardiamo ai drammatici dati sul calo dell’affluenza, la disaffezione al voto può davvero rappresentare un vulnus per la democrazia. E soprattutto i molti messaggi mandati ai giovani rispetto ai problemi con cui devono quotidianamente misurarsi — dal diritto allo studio al lavoro precario — ricordando però che senza di loro non si può coltivare una speranza di futuro».
Non è un messaggio che interpella innanzitutto la sinistra, colpita forse più della destra dall’astensionismo?
«Sicuramente chiama in causa tutta la politica, compresi noi. Richiamare l’importanza di andare a votare, di sentirsi titolari di un diritto di libertà, è un monito severissimo a chi — nelle istituzioni — ha il dovere di dare quelle risposte che oggi i giovani non trovano da nessuna parte. Dai temi ambientali ai diritti, dalla possibilità di costruirsi un avvenire a partire dallo studio fino alla necessità di offrire un salario degno, sono tutte battaglie su cui noi del Pd abbiamo innervato il nostro impegno e continueremo a portare avanti, nonostante la destra al governo».
Pensa che avrebbe dovuto essere più duro con il governo?
«No, io penso che come sempre il presidente Mattarella, che è davvero il garante di tutti, il massimo arbitro della Repubblica, si sia rivolto agli italiani in un momento di grande smarrimento per quello che succede nel nostro Paese e nel mondo — due guerre alle porte dell’Europa, la crisi economica, i nazionalismi sempre più aggressivi — facendo prevalere un messaggio di speranza e di fiducia».
Non ha però l’impressione che l’Italia un po’ sfiduciata descritta da Mattarella non sia la stessa di quella col sole in tasca descritta dalla premier?
«Penso che il Capo dello Stato abbia toccato i nervi scoperti di un Paese in difficoltà, molto distante da quell’immagine patinata che ci vuole raccontare la presidente del Consiglio, richiamando tutti noi a non cedere alla logica del conflitto ma a far prevalere i valori costituzionali della solidarietà, della giustizia, dell’eguaglianza, come spinta per costruire la soluzione ai probleimi. Ha cioè corretto il senso alle parole un po’ storpiate che abbiamo sentito in questo anno di governo della destra: orgoglio e identità, per Mattarella, sono i valori repubblicani su cui non bisogna costruire divisioni, ma ponti e condivisione».