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Consulta sotto assedio: “La destra vuole mettere le mani sulla Corte”

(ansa)
Costituzionalisti divisi dopo le parole di Amato. Mirabelli più ottimista: “Saprà come resistere”
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ROMA - L’attacco alla Consulta “è già cominciato”? Come ha detto a Repubblica l’ex presidente Amato? Sì, è proprio così, dicono Gaetano Azzariti e Tania Groppi. Mentre Cesare Mirabelli è convinto che la Corte ha in sé “la forza per resistere”. E Alfonso Celotto ne vede una che negli anni, ha già trovato gli strumenti per farcela.

Ma se il premierato rafforzerà il potere di palazzo Chigi quello della Consulta è in pericolo? La vede così il costituzionalista della Sapienza Gaetano Azzariti che mette in fila “i fatti”. Eccoli: “Due nuovi giudici sono stati appena nominati e altri quattro lo saranno a breve, oltre un terzo dei membri della Corte non sarà più lo stesso. Mutamento di indirizzo e d’equilibri interni è inevitabile”. E ancora: “Quattro giudici saranno eletti dal Parlamento dall’attuale maggioranza che non sembra sensibile alla salvaguardia della natura contro-maggioritaria propria degli organi di garanzia costituzionale, per evitare degenerazioni filogovernative”. E non basta.…

ROMA - L’attacco alla Consulta “è già cominciato”? Come ha detto a Repubblica l’ex presidente Amato? Sì, è proprio così, dicono Gaetano Azzariti e Tania Groppi. Mentre Cesare Mirabelli è convinto che la Corte ha in sé “la forza per resistere”. E Alfonso Celotto ne vede una che negli anni, ha già trovato gli strumenti per farcela.

Ma se il premierato rafforzerà il potere di palazzo Chigi quello della Consulta è in pericolo? La vede così il costituzionalista della Sapienza Gaetano Azzariti che mette in fila “i fatti”. Eccoli: “Due nuovi giudici sono stati appena nominati e altri quattro lo saranno a breve, oltre un terzo dei membri della Corte non sarà più lo stesso. Mutamento di indirizzo e d’equilibri interni è inevitabile”. E ancora: “Quattro giudici saranno eletti dal Parlamento dall’attuale maggioranza che non sembra sensibile alla salvaguardia della natura contro-maggioritaria propria degli organi di garanzia costituzionale, per evitare degenerazioni filogovernative”. E non basta. “Col premierato la concentrazione del potere nelle mani del capo del governo renderà ancor più complesso il ruolo di contrappeso dei garanti costituzionali, non solo la Corte, ma anche il capo dello Stato”. E poi c’è il “clima” che si respira: “Il distacco degli italiani per la politica rende improbabile una reazione sociale come in Israele”. Chi non vuole “ritrovarsi come in Ungheria deve difendere i nostri garanti costituzionali”.

Quest’allarme non lo vede Alfonso Celotto, costituzionalista di Roma tre. “La Corte nasce come organo di garanzia che deve dire sì o no alle leggi, e collaborare con gli altri organi rispetto alla divisione dei poteri tra Parlamento e governo”. Tant’è che “negli anni la Corte ha inviato una serie di moniti al Parlamento trovando gli strumenti per rafforzare il suo messaggio rispetto alla discrezionalità legislativa” come nei casi Cappato ed ergastolo ostativo con “un fruttuoso rapporto di collaborazione ciascuno nel proprio ruolo”. Il premierato non è “un nemico”, “èm lontano, complicato e non incide, almeno a prima vista, sui poteri della Corte”.

La voce di Tania Groppi, ordinaria di diritto pubblico a Siena, suona come quella di Amato. “Le Corti sono i primi organi a essere “catturati”da maggioranze politiche antidemocratiche. Lo abbiamo visto in Polonia, in Ungheria, in Turchia. In Israele ha prevalso la reazione popolare. Ma in Messico c’è il tentativo di controllare le Corti. Groppi cita Obama “insofferente verso Corti che annullavano le riforme”. E conclude: “In questo momento storico, con regressioni democratiche che tendono a concentrare il potere nell’esecutivo, le riforme vanno monitorate con grande attenzione perché marciano dove si annidano i pericoli per la democrazia”.

Cesare Mirabelli invece si “fida” della Corte: “Quella italiana ha competenze, poteri e anticorpi per non essere né travolta né condizionata da pulsioni e spinte autoritarie”. E il premierato? Mirabelli cita il neopresidente della Corte Augusto Barbera: “Ha detto che anche le riforme della Carta possono essere valutate dalla Consulta avendo come parametro di giudizio i principi supremi dell’ordinamento costituzionale”.

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