✕

“Dica chi la ricatta”: il Pd chiede i nomi a Meloni e incassa il sì al duello tv con Schlein

I dem: “Finalmente la premier ha smesso di scappare. Basta teoremi complottisti”. Calenda: “Assenza totale di progetti per l’Italia”. Fratoianni: “Solo slogan vuoti”
2 minuti di lettura

ROMA — «Giorgia Meloni ha smesso di scappare». Quando in conferenza stampa la premier ha dichiarato di accettare la sfida lanciata dalla segretaria del Pd — «Mi impegno volentieri a un confronto tv con Elly Schlein, credo sia normale e giusto che il presidente del Consiglio si confronti con il leader delle opposizioni prima della campagna per le Europee» — al Nazareno l’irritazione per «la montagna di bugie» snocciolate fin lì è virata per qualche istante in soddisfazione. Intanto per averla costretta a un duello «sui temi» proposto tre settimane fa, allorché — bersagliata da Fratelli d’Italia per il suo rifiuto a partecipare ad Atreju — Schlein precisò di non avere alcun timore a «discutere nel merito» con l’inquilina di Palazzo Chigi, purché «non a casa mia, né a casa sua ma nelle sedi opportune, in Parlamento o in televisione». E poi per il pubblico riconoscimento alla segretaria come capo del fronte avversario, con buona pace di Conte e delle sue ambizioni.

Un annuncio che ha…

ROMA — «Giorgia Meloni ha smesso di scappare». Quando in conferenza stampa la premier ha dichiarato di accettare la sfida lanciata dalla segretaria del Pd — «Mi impegno volentieri a un confronto tv con Elly Schlein, credo sia normale e giusto che il presidente del Consiglio si confronti con il leader delle opposizioni prima della campagna per le Europee» — al Nazareno l’irritazione per «la montagna di bugie» snocciolate fin lì è virata per qualche istante in soddisfazione. Intanto per averla costretta a un duello «sui temi» proposto tre settimane fa, allorché — bersagliata da Fratelli d’Italia per il suo rifiuto a partecipare ad Atreju — Schlein precisò di non avere alcun timore a «discutere nel merito» con l’inquilina di Palazzo Chigi, purché «non a casa mia, né a casa sua ma nelle sedi opportune, in Parlamento o in televisione». E poi per il pubblico riconoscimento alla segretaria come capo del fronte avversario, con buona pace di Conte e delle sue ambizioni.

Un annuncio che ha subito mandato in fibrillazione tutte le emittenti, a cominciare da Sky Tg24, già in gara per aggiudicarsi l’inedito faccia a faccia catodico. Anche se il più veloce è stato Bruno Vespa che, muovendosi con largo anticipo, ha acceso un’ipoteca pesantissima. «Un secondo dopo che Schlein ha chiesto a Meloni di confrontarsi in tv, ho subito mandato lo stesso messaggio di invito a entrambe», conferma il conduttore di Porta a Porta, pregustando quello che si va configurando come un evento di prima grandezza.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) pregliasco]]

Dove, c’è da scommetterci, la segretaria del Pd, che già prima della conferenza stampa della premier prevedeva di dover assistere a una «difesa dell’indifendibile», proverà a inchiodare la premier a «tutte le gravi falsità che continua a raccontare». Cominciando dalla «inquietante domanda» posta da Peppe Provenzano al termine dell’incontro con la stampa: «Meloni dice di non essere ricattabile, bene; ma chi sta ricattando la presidente del Consiglio? Chi vuol condizionare il governo italiano? Parli chiaro», esorta il responsabile dem per la politica estera. Stesso quesito di Antonio Misiani, responsabile Economia: «Faccia nomi e cognomi di chi vuole “dare le carte”. Dica se esistono episodi specifici. Metta il Parlamento e il Paese in condizione di capire e valutare sulla base di fatti concreti, non di teoremi complottisti».

È il mood che unisce l’intera opposizione, stanca delle «menzogne» della prima ministra e compatta nel bocciare le tre ore di «risposte vuote e false» offerte alla stampa. «Continua a descrivere un Paese dei balocchi, ma non ha un minimo di contezza dei problemi veri dell’Italia, dalla sanità al lavoro», attaccano i capigruppo dem Chiara Braga e Francesco Boccia: «Sarà un anno complesso ha detto Meloni. Ma né lei, né il suo governo, sono all’altezza di quello che ci aspetta». Sulla stessa linea Matteo Renzi: «Mai sentite così tante bugie tutte insieme». Ancora più duro Carlo Calenda: «Molte invettive contro la sinistra, qualche gossip, una spruzzata di influencer, due battute e molta cronaca. Si sente la più completa assenza di un progetto per l’Italia». Nessun discorso di serietà, solo propaganda: è questo il giudizio della minoranza. Su quasi tutti i temi.

Meloni: "Stufa per accuse familismo nel partito, avrei dovuto mettere mia sorella in partecipata?"

«È falso che la riforma costituzionale del premierato non modifichi i poteri del presidente della Repubblica», avverte il verde Bonelli, insieme ai dem Alfieri e Parrini. «Sull’immigrazione Giorgia Meloni fa la furba, non si confronta con l’enorme fallimento delle sue politiche, dimostrato dai numeri degli sbarchi e delle morti in mare», la fulmina Pierfrancesco Maiorino del Pd. «Alla domanda sul familismo imperante dentro il suo partito, non ha replicato se non chiamando in causa alcuni parlamentari dell’opposizione che sono coppie nella vita», tuonano i capigruppo di Avs Zanella e De Cristofaro: «A noi pare che la presidente si vergogni del gruppo dirigente di Fratelli d’Italia, tutto preso da nostalgie del Ventennio, negazionismo e pistoleri». Risultato? «Plateali bugie e vuoti slogan», conclude Nicola Fratoianni. Con Riccardo Magi, segretario di +Europa, a scolpire: «Ha scelto il solito vittimismo».

Leggi i commenti