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Scandalo appalti Anas, come la cricca sfruttava il nome di Salvini e della Lega

(ansa)
Dall’indagine emerge che Tommaso Verdini e il socio Fabio Pileri spendevano il nome del vicepremier, a sua insaputa, per fare credere agli interlocutori che “Matteo c'ha dato carta bianca”
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Avere un cognome importante. Garantire incontri di primo livello. Ma anche gonfiare, spendere nomi, contatti, storie, rapporti e parentele. Sta tutta qui la tattica della Inver targata Verdini.

E così “senza avere un ca..o stiamo ottenendo dei posti”, come dice Tommaso Verdini. Lo schema è spiegato bene anche dal socio dei Verdini, Fabio Pileri, che parla non sapendo che la guardia di finanza di Roma lo sta ascoltando: “Gli fai vedè che sei amico di un gruppo importante. Gli dici “come vedi, io ogni volta che ci sta un governo c’ho degli amici….c’ho i 5 stelle, c’ho il Pd….io non voglio la guerra con nessuno”, dice. La sceneggiatura funziona. Specialmente se le relazioni da spendere sono di natura privata e intima, come quella con il cognato dei Verdini, il leader della Lega Matteo Salvini.

Un cognato al Governo

Infatti anche le persone che dopo le perquisizioni del luglio 2022 non erano più disposte a prendere neanche un caffè con l’ex parlamentare berlusconiano Denis Verdini e con i…

Avere un cognome importante. Garantire incontri di primo livello. Ma anche gonfiare, spendere nomi, contatti, storie, rapporti e parentele. Sta tutta qui la tattica della Inver targata Verdini.

E così “senza avere un ca..o stiamo ottenendo dei posti”, come dice Tommaso Verdini. Lo schema è spiegato bene anche dal socio dei Verdini, Fabio Pileri, che parla non sapendo che la guardia di finanza di Roma lo sta ascoltando: “Gli fai vedè che sei amico di un gruppo importante. Gli dici “come vedi, io ogni volta che ci sta un governo c’ho degli amici….c’ho i 5 stelle, c’ho il Pd….io non voglio la guerra con nessuno”, dice. La sceneggiatura funziona. Specialmente se le relazioni da spendere sono di natura privata e intima, come quella con il cognato dei Verdini, il leader della Lega Matteo Salvini.

Un cognato al Governo

Infatti anche le persone che dopo le perquisizioni del luglio 2022 non erano più disposte a prendere neanche un caffè con l’ex parlamentare berlusconiano Denis Verdini e con il figlio Tommaso, oggi ai domiciliari, cambiano idea quando gli indagati possono sfoggiare un cognato al governo: “Guarda caso stasera è arrivato l’invito a cena… guarda caso arrivano dopo che Salvini si è insediato, eh! Che tempistica ragazzi! vergognoso!”, si lamentano gli stessi protagonisti dell’inchiesta della procura di Roma sul sistema illecito di appalti Anas e nomine facili.

Poco importa se Matteo Salvini sappia o meno di cosa si occupassero i familiari acquisiti. Loro potevano vantarsi della parentela, restare sereni e dire, come viene ipotizzato in una chiamata intercettata, “eh no ma siamo il cognato del Ministro”.

Il “rapporto di natura familiare in essere con il ministro del Mims” garantisce agli indagati serenità. Almeno secondo i magistrati di Roma. E “i clienti hanno verosimilmente stipulato il contratto di consulenza e intermediazione con la Inver, confidando nel ruolo di assoluto rilievo di Denis Verdini nelle attività relazionali affidate al figlio Tommaso e a Fabio Pileri”, sintetizzano i pm.

All’insaputa del ministro

“Sbagli a dire che non sei nulla – ricorda un interlocutore a Tommaso Verdini - agli occhi della gente chi cavolo sei!....sei il cognato del segretario della Lega”. E quel rapporto si può “vendere”, anche all’insaputa del Ministro: “Abbiamo venduto a Massimo Bruno (di Fs, ndr.) il rapporto con Matteo, che lui avrebbe avuto lo stesso”. È una recita: “Massimo aveva un problema con la Lega, io c’ho creato un rapporto con Federico (Freni, sottosegretario al Mef, ndr.) e Federico gli ha creato un rapporto con Matteo! E’ chiaro che è merito mio”. Ma tutto questo però “Matteo non lo sa”. È un “lavoro sottobanco”. Che forse danneggia anche la Lega, perché i rapporti personali “servono a fregare di fatto posizioni che sarebbero dei leghisti”, riflette Fabio Pileri.

Quindi occorre non “mettere in imbarazzo l'attuale titolare del Dicastero”, dire a Salvini che sarebbero anche disposti a fare un passo indietro negli affari che riguardano le infrastrutture. E nel frattempo far credere agli interlocutori che “Matteo ... c'ha dato carta bianca”, ha mostrato “la sua disponibilità nei loro confronti”. Lo fanno con gli imprenditori, dicendo loro di avere entrature importanti. E lo fanno con i pubblici funzionari da corrompere, spiegando di poterli piazzare nelle partecipate pubbliche “in concomitanza con lo spoils system attuato con il cambio del governo”. Un gioco di prestigio.

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