Amministrative, tensione nel centrodestra: la Lega minaccia gli alleati sulla ricandidatura di Solinas in Sardegna. Forza Italia teme il ridimensionamento
di Gabriele BartoloniPoco più di un mese e mezzo alle Regionali in Sardegna - prima tornata elettorale dell’anno - e il centrodestra non ha ancora trovato una sintesi sul candidato da far correre il prossimo 25 febbraio. Uno stallo che si protrae da mesi e che vede al centro della diatriba tra alleati la ricandidatura del governatore uscente, il leghista Christian Solinas. Il Carroccio vuole il bis, FdI spinge per il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu. Del resto i rapporti di forza all’interno del centrodestra sono cambiati rispetto a quando FdI sedeva nell'alleanza come partito di minoranza. Ora Giorgia Meloni vuole una casella in più nelle cinque regioni che andranno al voto nel 2024, tutte - ad eccezione dell’Abruzzo - governate da esponenti espressione di Lega e Forza Italia.
Oggi a Roma è in programma un vertice di coalizione per chiudere la faccenda definitivamente dopo il fallimento del ‘conclave sardo’ di ieri che, anziché sciogliere i nodi, non ha fatto altro che rendere plastica la spaccatura all’…
Poco più di un mese e mezzo alle Regionali in Sardegna - prima tornata elettorale dell’anno - e il centrodestra non ha ancora trovato una sintesi sul candidato da far correre il prossimo 25 febbraio. Uno stallo che si protrae da mesi e che vede al centro della diatriba tra alleati la ricandidatura del governatore uscente, il leghista Christian Solinas. Il Carroccio vuole il bis, FdI spinge per il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu. Del resto i rapporti di forza all’interno del centrodestra sono cambiati rispetto a quando FdI sedeva nell'alleanza come partito di minoranza. Ora Giorgia Meloni vuole una casella in più nelle cinque regioni che andranno al voto nel 2024, tutte - ad eccezione dell’Abruzzo - governate da esponenti espressione di Lega e Forza Italia.
Oggi a Roma è in programma un vertice di coalizione per chiudere la faccenda definitivamente dopo il fallimento del ‘conclave sardo’ di ieri che, anziché sciogliere i nodi, non ha fatto altro che rendere plastica la spaccatura all’interno dell'alleanza. Le conseguenze di un mancato accordo finirebbero per ripercuotersi sui tavoli aperti nelle altre regioni al voto: Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Umbria. Ormai non è più un segreto: se FdI dovesse venire meno al principio della ricandidatura degli uscenti - caro alla Lega - il Carroccio non esiterebbe ad aprire nuovi fronti. Lo ha detto a chiare lettere il vice segretario leghista Andrea Crippa sentito da Affaritaliani.it: "Prima delle Europee vanno al voto quattro regioni e la Lega è per riconfermare i presidenti uscenti: se così non fosse anche per una sola regione, si riaprirebbero i giochi e il tavolo su tutte le altre regioni".
Un messaggio, quello del vice di Matteo Salvini, che deve aver messo in allarme il partito che pagherebbe il prezzo più alto di una rinegoziazione degli accordi: Forza Italia. Il partito azzurro esprime ben due governatori uscenti: Vito Bardi in Basilicata e Alberto Cirio in Piemonte. In sostanza, FI è sovra rappresentato rispetto alle dimensioni dei tre partiti al livello nazionale e, qualora la negoziazione dovesse essere ricalibrata sulla base degli equilibri attuali, è logico pensare che i forzisti ne uscirebbero ridimensionati.
Al tavolo sardo gli azzurri non hanno preso una posizione netta in attesa del vertice di oggi. Si vedrà se decideranno di convergere su Truzzu o se confermare Solinas. Fatto sta che il tempo stringe e anche la premier Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di ieri, ha fatto capire che non sono ammessi ulteriori slittamenti: "Vorremmo non arrivare troppo a ridosso delle elezioni per selezionare i candidati alle cariche monocratiche, abbiamo sempre risolto in passato e si figuri se non lo faremo adesso. Non e' una cosa che mi preoccupa, mi preoccupa che lo facciamo tardi. Spero si faccia il prima possibile".
Le comunali
Da chiudere ci sono anche gli accordi sulle comunali, che probabilmente si svolgeranno in concomitanza con le elezioni Europee (la data più probabile è quella del 9 giugno). In ballo ci sono 3.700 comuni, di cui 27 sono capoluoghi di provincia e 5 di regione. C’è Firenze dove il centrodestra si gioca il dopo-Nardella. Ma anche Bari, Cagliari, Campobasso, Firenze, Perugia e Potenza. Nel capoluogo toscano il centrodestra da tempo corteggia il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, autodefinitosi “antifascista” in un'intervista a Repubblica e che - aveva fatto sapere - non avrebbe sciolto la riserva prima di gennaio.
A Bari, invece, le trattative sono ancora in corso. Si cerca una sintesi tra le varie anime del centrodestra per rompere il feudo del sindaco uscente e presidente dell’Anci Antonio Decaro, esponente dem. "Abbiamo una serie di incontri in queste ore e in questi giorni e vedremo di dare alla città il nome giusto", ha detto viceministro azzurro Francesco Paolo Sisto. A Cagliari, invece, tutto dipenderà dalla partita sarda: il bis di Truzzu è appeso al verdetto su Solinas. E se il sindaco dovesse ottenere la candidatura alle Regionali si aprirebbe un altro fronte nel capoluogo sardo. L’ennesimo.