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L’incubo di finire sotto il 9%: Salvini cerca eurocandidati tra governatori ed eredi dc

(ansa)

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Verso le elezioni/4. L’obiettivo, anzi l’ossessione, è superare la soglia del risultato delle politiche. Togliendo spazio alla sua vera rivale: Giorgia Meloni
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Nonostante ami ripetere che lui risponde «con il sorriso» ai cattivi che lo criticano perché «poco sereni», in realtà quel suo sorriso in questi giorni assomiglia più a una smorfia. Chiunque ultimamente abbia parlato con Matteo Salvini lo descrive con i nervi a fior di pelle. L’indagine che ha coinvolto il “cognato”, il fratello della campagna Francesca Verdini, non lo fa dormire sereno. Al di là dei risvolti giudiziari, Salvini teme che da qui a giugno usciranno, centellinate e scandite nel tempo, altre intercettazioni e nuove notizie che potrebbero danneggiare la campagna elettorale in vista delle Europee: la sua vera ossessione.

Ossessione 9 per cento

Salvini per rilanciarsi non solo nel governo, ma anche alla guida della Lega, ha deciso già da mesi di puntare tutto sul voto di giugno per Bruxelles. L’obiettivo, anzi l’ossessione appunto, è superare la soglia del 9 per cento, il risultato elettorale raggiunto alle scorse Politiche, e togliere spazio alla sua vera rivale: Giorgia Me…

Nonostante ami ripetere che lui risponde «con il sorriso» ai cattivi che lo criticano perché «poco sereni», in realtà quel suo sorriso in questi giorni assomiglia più a una smorfia. Chiunque ultimamente abbia parlato con Matteo Salvini lo descrive con i nervi a fior di pelle. L’indagine che ha coinvolto il “cognato”, il fratello della campagna Francesca Verdini, non lo fa dormire sereno. Al di là dei risvolti giudiziari, Salvini teme che da qui a giugno usciranno, centellinate e scandite nel tempo, altre intercettazioni e nuove notizie che potrebbero danneggiare la campagna elettorale in vista delle Europee: la sua vera ossessione.

Ossessione 9 per cento

Salvini per rilanciarsi non solo nel governo, ma anche alla guida della Lega, ha deciso già da mesi di puntare tutto sul voto di giugno per Bruxelles. L’obiettivo, anzi l’ossessione appunto, è superare la soglia del 9 per cento, il risultato elettorale raggiunto alle scorse Politiche, e togliere spazio alla sua vera rivale: Giorgia Meloni, che invece sogna di fare il botto alle urne. «Ci giochiamo tutto», ripete Salvini a ministri, sottosegretari, governatori e dirigenti di punta del Carroccio. E proprio per questo vuole chiamare «tutti alle armi» per trainare il più possibile le liste e stare con il fiato sul collo di Meloni in vista dei possibili rimpasti di governo che potrebbero rimettere in discussione il peso dei leghisti.

Salvini è pronto a presentarsi capolista se lo stesso farà Meloni. Ma intanto la sua chiamata alle armi è iniziata con un pressing fortissimo nei confronti dei tre governatori del Nord. Il leader della Lega vuole che si candidino Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Un po’ per pesare il loro reale valore «aggiunto» alle urne, ma anche perché sa che solo con il massimo impegno dei governatori di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia la lista nelle regioni del Nord-Est può andare bene. E non è escluso che in queste regioni chieda di candidarsi anche agli assessori più in vista. «Ci giochiamo tutto», ripete senza sosta, e su Fontana e Zaia ha un’arma in più per convincerli: lui si impegna a portare in Parlamento il terzo mandato per i presidenti di Regione, ma i “suoi” governatori devono mettersi in gioco.

Da Vannacci all’Udc

In Italia centrale si sa che Salvini punta a candidare il generale del «mondo al contrario» Roberto Vannacci e starebbe chiedendo anche ai sondaggisti di capire il peso elettorale del militare arrivato agli onori della cronaca per le sue affermazioni su donne e omosessuali. Nel frattempo ha chiesto al sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon di scendere in campo, conoscendo la sua “potenza” elettorale di base. E sapendo che da Roma in giù la Lega è indebolita da diverse uscite a favore di FdI, candiderà l’uscente di Forza Italia Aldo Patriciello: europarlamentare con un bottino di 83 mila preferenze nel 2019 e primo degli eletti al Sud cinque anni fa. «Ci giochiamo tutto», ribadisce Salvini a chi in queste ore solleva dubbi pure sul dialogo, molto avanzato, per chiudere un accordo con l’Udc di Lorenzo Cesa, che al Centro e al Sud può dare un contributo di uno o due punti percentuali.

Voti che per Matteo valgono oro comunque. Salvini e Cesa si parlano e intanto mandano avanti gli ambasciatori per stilare una sorta di accordo scritto che deve superare ostacoli formali di non poco conto: ad esempio spiegare perché gli ex democristiani che in Europa si iscriverebbero al gruppo dei Popolari si alleino con chi invece a Bruxelles vuole andare con l’estrema destra degli «impresentabili» perfino per Meloni. Ma Cesa, che ha trovato porte chiuse da Forza Italia (Tajani punta tutto sul simbolo, senza accordi nemmeno con Noi per l’Italia), ha solo la Lega come sponda per portare a Bruxelles uno o due nomi tra i suoi. La prossima settimana l’accordo potrebbe essere chiuso e ufficializzato.

Dopo la fuga

Di certo c’è che in Sicilia Salvini ha siglato un’intesa con l’ex governatore autonomista Raffaele Lombardo pur di raccattare consensi in più rispetto ad alcune calamite del voto che già erano passate con la Lega: a partire da mister 30 mila voti Luca Sammartino. Matteo vuole «tutti in campo» perché sa che rispetto al 2019 ha perso consensi e giocatori: eurodeputati leghisti eletti cinque anni fa e che adesso hanno scelto altri approdi. Andrea Caroppo, Lucia Vuolo, Stefania Zambelli e Luisa Regimenti hanno scelto Forza Italia, Vincenzo Sofo sposato con la nipote di Marine Le Pen è approdato a Fratelli d’Italia, la no vax Francesca Donato ha lasciato la Lega per la Democrazia cristiana di Salvatore Cuffaro. «Una fuga che non ha alcun peso elettorale», dicono dal Carroccio. Incrociando le dita perché se a giugno la Lega non si schioda dal 9 per cento il futuro diventa nero: ma non lo stesso nero che piace a Salvini tra i sovranisti Ue.

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