L’apertura di FdI sul terzo mandato diventa una carta per le trattative del centrodestra
di Giovanna CasadioIl mistero è svelato: il “triplete” - cioè consentire ai governatori, oltre che ai sindaci, di candidarsi e essere eletti per tre volte consecutive - è merce di scambio nelle tempestose trattative della destra per le amministrative.
Giorgia Meloni aveva fatto sapere in passato di essere contraria. Molto contraria. A causa anche delle mire di Fratelli d’Italia sul Veneto per la successione di Luca Zaia, il “doge” leghista. Senza l’ok al terzo mandato, Zaia non può ricandidarsi. Poi in conferenza stampa di inizio anno, giovedì, la svolta della premier. Meloni si dichiara laica e animata da buone intenzioni in fatto di terzo mandato. Però, premette, non è tema di governo, bensì del Parlamento. Spiega: «Sul terzo mandato ravviso pro e contro, sono laica su questa materia. Sul metodo però, penso sarebbe corretto che una eventuale iniziativa venga presa dal Parlamento. Se il Parlamento intende prendere una iniziativa ne parlerò con il mio partito di riferimento. Non sarebbe una buona inizia…
Il mistero è svelato: il “triplete” - cioè consentire ai governatori, oltre che ai sindaci, di candidarsi e essere eletti per tre volte consecutive - è merce di scambio nelle tempestose trattative della destra per le amministrative.
Giorgia Meloni aveva fatto sapere in passato di essere contraria. Molto contraria. A causa anche delle mire di Fratelli d’Italia sul Veneto per la successione di Luca Zaia, il “doge” leghista. Senza l’ok al terzo mandato, Zaia non può ricandidarsi. Poi in conferenza stampa di inizio anno, giovedì, la svolta della premier. Meloni si dichiara laica e animata da buone intenzioni in fatto di terzo mandato. Però, premette, non è tema di governo, bensì del Parlamento. Spiega: «Sul terzo mandato ravviso pro e contro, sono laica su questa materia. Sul metodo però, penso sarebbe corretto che una eventuale iniziativa venga presa dal Parlamento. Se il Parlamento intende prendere una iniziativa ne parlerò con il mio partito di riferimento. Non sarebbe una buona iniziativa se presa dal governo».
“Armiamoci e partite”
In via Bellerio qualcuno l’ha inteso come un “armiamoci e partite”. Sospetti e cautela. E se Meloni volesse tenere in caldo sul tavolo del confronto tra alleati, persino il terzo mandato per i sindaci dei mini Comuni? Perché i leghisti sono riusciti a ottenere che, nel decreto sull’election day di europee e amministrative dell’8 e 9 giugno, ci sia un paragrafo dedicato ai primi cittadini fino a 15 mila abitanti, ai quali sarà consentito di candidarsi consecutivamente per tre volte.
Il testo del decreto è nella mani di Wanda Ferro, la meloniana sottosegretaria all’Interno. Ancora qualche giorno fa i micro sindaci e il loro destino, erano inseriti. Adesso si attende conferma. Le tensioni sulla Sardegna, con il braccio di ferro di FdI su Paolo Truzzu, il sindaco uscente di Cagliari, come candidato governatore, mettono ogni decisione a rischio.
Battaglia di sopravvivenza
Ma il tema del terzo mandato è tutt’altro che tecnico: è una carta politica, e pesante. Per la Lega è una battaglia di sopravvivenza, poiché è nei territori che i leghisti hanno forza e radici. In Veneto poi, dove alla politiche FdI ha fatto man bassa, Salvini non può permettersi di lasciare vantaggi ai meloniani. E perciò, il “triplete” sarà possibile per Zaia? E per Giovanni Toti in Liguria? Oltre che per il dem Stefano Bonaccini in Emilia Romagna?
Il pediatra e il Pd
E qui il dibattito si allarga al Pd. Salvini all’inaugurazione della Pedemontana in Veneto, il 28 dicembre, ha rilanciato: «Ho ascoltato Luca (Zaia, ndr) e mi domandavo che senso ha porre limiti al numero di mandati dei sindaci e governatori che sono apprezzati dai cittadini? È una sottrazione di democrazia». E ha fatto l’esempio del pediatra, che non si cambia in nome di una astratta alternanza, ma si continua a scegliere, se va bene.
Mentre per i sindaci delle grandi città, difficilmente ci sarà il tempo e lo spazio parlamentare di modifiche sui mandati (battaglia pure dell’Anci), prima delle amministrative di giugno, per i governatori che vanno alle urne nel 2025, certamente sì. Se lo si vuole fare. Si tratta di Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Campania e infine Veneto. In Parlamento Alberto Stefani, segretario regionale veneto della Lega e deputato, ha già preparato la bozza di un emendamento ad hoc che presenterà nelle prossime settimane.