Politica

Polemiche sulla proposta di Mollicone: “Notizie certificate? È il Minculpop”. Il deputato FdI: “Nessun bavaglio ma serve dibattito”

Federico Mollicone

Federico Mollicone

 (ansa)

Il centrosinistra insorge dopo l’intervista del presidente della commissione Cultura della Camera. Schlein: “Si aggiunge alle cose che ci hanno preoccupato in questi mesi”. Fnsi: "Emerge un insano desiderio di controllare l'informazione”

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La proposta di una riforma dell'editoria per certificare la veridicità delle notizie accende il dibattito politico. In un’intervista a Repubblica, il deputato FdI e presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone ha annunciato un’iniziativa “per difendere l’attendibilità delle fonti e la veridicità delle informazioni”: “È in corso – ha affermato - la discussione sul Tusmar per la regolamentazione dei media, nel quale affronteremo la grande questione delle piattaforme digitali. Il fatto è che la stampa è in crisi e per incrementare l’audience fa spesso wild social, social selvaggio, per cui sui portali dei maggiori quotidiani che dovrebbero essere fonti autorevoli si trovano contenuti spesso farlocchi quando non smaccatamente pubblicitari”. E ha rivendicato che il suo partito è quello della “classe dirigente che tutti denigrano" e quindi “bisogna piantarla con questa mistificazione".

L’opposizione, sugli scudi ha subito rievocato il "Minculpop". “La proposta va respinta al mittente. Non siamo al Minculpop, al ministero della propaganda fascista", afferma Sandro Ruotolo, responsabile comunicazione di Dem. "Di testi non ne abbiamo ancora visti, ma" la notizia di una riforma complessiva dell'Editoria a cui starebbe lavorando FdI, "si aggiunge alle cose che ci preoccupano in questi mesi”, ha affermato in serata la segretaria dem Elly Schlein, ospite di In Onda, su La7. Fa eco Angelo Bonelli dei Verdi: "Non c'è alcun dubbio - è l'accusa - la destra meloniana sta preparando la svolta autoritaria avendo come modello Orban". Sulla stessa linea il Movimento Cinque Stelle "con queste premesse - avvertono gli esponenti pentastellati in commissione Cultura - una riforma dell'editoria che certifichi la veridicità delle notizie, come paventata da Mollicone, è roba da Minculpop".

Insorge anche l'Fnsi: "Emerge un insano desiderio di controllare l'informazione e le scelte editoriali dei direttori nonché di sostituirsi alle valutazioni deontologiche dell'Ordine dei giornalisti", osserva Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa.

La proposta del presidente della commissione Cultura viene bollata come una "boutade" da Irene Manzi della segreteria del Pd: "Stiamo affrontando un tema delicato ma fondamentale per la democrazia. Noi non ci tiriamo indietro ma non tentando assurde scorciatoie".

Mollicone, però, respinge al mittente le accuse, e spiega: "Tranquillizzo i miei colleghi dell'opposizione: nessun bavaglio per nessuno. La libertà di stampa è sacra, la abbiamo sempre difesa, e continuerà ad esserlo. Della riforma della editoria si parla da anni, compresa la riforma del Fondo per il pluralismo, e tutti la invocano. L'idea è quella che, dal confronto con le categorie dei giornalisti e degli editori, possa partire dal Parlamento, proprio per essere frutto di confronto con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione". Interviene anche il gruppo di Fdi della Camera su quella che dal partito definiscono "una proposta isolata" e specifica come non sia "allo studio alcuna proposta di legge di Fratelli d'Italia che intenda limitare la libertà di espressione o di stampa".

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