Saluti fascisti, la vergogna di Acca Larentia. Riuscite a immaginare questa scena oggi a Berlino? E perché nessuno è intervenuto?
di Paolo BerizziRiuscite a immaginare, oggi, una scena del genere in una strada o una piazza di Berlino? Centinaia di braccia tese nel saluto fascista, gli estremisti disposti per file militari, il feroce grido nostalgico che squarcia il silenzio della sera e nessuno che interviene perché tutto è regolarmente autorizzato. Provateci. Vedrete che, come se la nostra mente avesse un sistema automatico di protezione, il pensiero ti ricaccerà indietro l’immagine e si bloccherà.
E dunque no, non riusciamo a “vederla” in Germania la scena che abbiamo visto ieri sera a Roma, di fronte all’ex sede Msi di Acca Larentia. Siamo nella capitale d’Italia, nell’anno 2024. Duemilaventiquattro, non 1924. “Per tutti i camerati caduti…”. E la folla di neofascisti urla “presente” per ricordare Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Sembra una scena di cento anni fa, in piena epoca fascista. Il quartiere Tuscolano blindato, ammutolito, incredulo; in mano alle camice nere che oggi vestono casual perché i…
Riuscite a immaginare, oggi, una scena del genere in una strada o una piazza di Berlino? Centinaia di braccia tese nel saluto fascista, gli estremisti disposti per file militari, il feroce grido nostalgico che squarcia il silenzio della sera e nessuno che interviene perché tutto è regolarmente autorizzato. Provateci. Vedrete che, come se la nostra mente avesse un sistema automatico di protezione, il pensiero ti ricaccerà indietro l’immagine e si bloccherà.
E dunque no, non riusciamo a “vederla” in Germania la scena che abbiamo visto ieri sera a Roma, di fronte all’ex sede Msi di Acca Larentia. Siamo nella capitale d’Italia, nell’anno 2024. Duemilaventiquattro, non 1924. “Per tutti i camerati caduti…”. E la folla di neofascisti urla “presente” per ricordare Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Sembra una scena di cento anni fa, in piena epoca fascista. Il quartiere Tuscolano blindato, ammutolito, incredulo; in mano alle camice nere che oggi vestono casual perché i fascisti del terzo millennio sono (anche) fighetti, felpe, cappellini, giubbotti, sneaker alla moda. Le immagini impressionanti girate dall’alto da un abitante con il suo smarthphone ci sbattono in faccia, senza veli, quella che si può considerare una vergogna di Stato. Perché se è vero come è vero che la commemorazione di Acca Larentia va in scena indisturbata da anni, sotto ogni governo, a prescindere dal segno politico – ed è quello che accade a Milano con il 29 aprile nero in memoria di Sergio Ramelli – è anche vero che quando un’anomalia diventa un’abitudine e genera assuefazione e dunque, di fatto, complicità, siamo di fronte a un’infezione nel corpo della democrazia. Una Repubblica democratica nata sull’antifascismo che permette una celebrazione neofascista sfacciata e violenta – una violenza evocata, veicolata attraverso il richiamo alle modalità che sono state tipiche di un regime sanguinario – è una Repubblica malata.
Chi e in nome di cosa ha autorizzato, anche ieri come ogni 7 gennaio, la parata dei camerati di Acca Larentia? Chi ha dato l’ok affinché su quel quadrato di asfalto decorato con una gigantesca croce celtica già calpestata nel 2008 da una Giorgia Meloni ministra della Gioventù (scortata dal ras fascista Giuliano Castellino) - la stessa croce che ieri campeggiava per il primo anno su un maxi cartellone affisso su un edificio di fronte alla vecchia sede missina – i neofascisti romani – CasaPound in testa - e tanti venuti da fuori Roma confluissero dopo il rituale corteo e si intruppassero per mettere in scena il “presente” con l’enfasi del saluto caro a Mussolini e Hitler?
I tempi. Già la mattina – riferiscono diversi testimoni, abitanti della zona – l’area intorno alla sede Msi appariva bloccata: rimosse auto e cassonetti e presìdi di polizia ovunque. Prima e dopo le 18, quando il corteo nero ha riempito a mo’ di tappo la zona di fronte al luogo dell’uccisione dei camerati Bigonzetti e Ciavatta, il traffico del Tuscolano era praticamente paralizzato. Tutto fermo. Già. Roma doveva consentire ai fascisti di sentirsi milizia, di mettersi sull’attenti, di tendere il braccio nel “presente” e poi di meritarsi il “riposo”, e infine di sciogliere i ranghi. Le forze dell’ordine c’erano, dunque.
Ma non sono intervenute come hanno fatto alla Scala di Milano identificando il loggionista che ha gridato “Viva l’Italia antifascista!”. Non risulta che nessuno dei neofascisti presenti sia stato costretto a fornire le proprie generalità; nessuno è stato manganellato, caricato, disperso. In fondo non era un “temibile” rave party, no? Non erano nemmeno studenti che protestavano davanti al Parlamento.
E le leggi Scelba e Mancino? Ah già, ci sarebbero anche loro. Vabbé, tanti cari saluti. Chi avrà sorriso amaro, o qualcosa di simile, ieri, sono i due italiani ventiquattrenni che a fine settembre sono stati arrestati per avere fatto il saluto nazista all’Oktoberfest di Monaco di Baviera. Là le istituzioni non tollerano. Là se tendi il braccio in pubblico scattano le manette. Perché la storia, quella storia, non si deve ripetere. Nemmeno sotto forma di farsa. Il ministro dell'Interno Piantedosi è d'accordo? Il prefetto e il questore di Roma che dicono? Toc toc, c'è qualcuno?