Regionali, il governatore della Basilicata Bardi: “Senza bis degli uscenti contraccolpi nel centrodestra”
di Giovanna CasadioVito Bardi
Nega che si possa parlare di destini incrociati tra Christian Solinas in Sardegna e lui in Basilicata: in pratica, se salta l’uno alle Regionali, cade anche l’altro. Vito Bardi, il generale della Guardia di Finanza che Silvio Berlusconi chiamò alla politica e che dal 2019 è il governatore lucano, spiega il suo punto di vista: «Io faccio un discorso logico, più che politico. Se un presidente di Regione ha ben lavorato e vuole rimanere e andare avanti, è bene che lo faccia. Non bisogna disequilibrare la coalizione di centrodestra a pochi mesi dal voto. Solinas in Sardegna andrebbe ricandidato. Io ho l’appoggio di Forza Italia e non credo di avere problemi sulla ricandidatura».
Presidente Bardi, pensa di ricandidarsi alla guida della Basilicata? O il…
Nega che si possa parlare di destini incrociati tra Christian Solinas in Sardegna e lui in Basilicata: in pratica, se salta l’uno alle Regionali, cade anche l’altro. Vito Bardi, il generale della Guardia di Finanza che Silvio Berlusconi chiamò alla politica e che dal 2019 è il governatore lucano, spiega il suo punto di vista: «Io faccio un discorso logico, più che politico. Se un presidente di Regione ha ben lavorato e vuole rimanere e andare avanti, è bene che lo faccia. Non bisogna disequilibrare la coalizione di centrodestra a pochi mesi dal voto. Solinas in Sardegna andrebbe ricandidato. Io ho l’appoggio di Forza Italia e non credo di avere problemi sulla ricandidatura».
Presidente Bardi, pensa di ricandidarsi alla guida della Basilicata? O il percorso per lei è diventato tutto in salita?
«Intanto per carattere e costume, io continuo a lavorare cercando di realizzare i fatti. È il mio punto di forza. I fatti sono ciò che è veramente importante. Non credo di avere problemi sulla ricandidatura, perché sono sostenuto da Forza Italia. Ci sono tutte le condizioni per andare avanti. Soprattutto è importante ultimare il programma, perché molte nostre iniziative sono state rallentate o addirittura bloccate dai due anni di pandemia Covid e dai suoi strascichi. Su cinque anni di mandato, pienamente operativi sono stati tre. Quindi il lavoro avviato deve essere portato a termine».
Nel centrodestra ci sono però tensioni molto forti e il tavolo delle candidature per le regionali rischia di saltare per aria. Sarà un problema per lei?
«Il problema non me lo pongo, perché sono sicuro si arriverà a una soluzione. Chi ha ben lavorato e ritiene di dovere andare avanti e rimanere, sarà riconfermato. Ripeto. In un solo mandato non si riescono a completare gli impegni presi».
La Lega ha posto l’aut aut: o si riconferma Solinas, o saltano tutti gli altri governatori del centrodestra pronti a ricandidarsi e che, finora, erano dati per scontati, dal meloniano Marco Marsilio in Abruzzo, al forzista Alberto Cirio in Piemonte fino a lei in Basilicata. Lo ritiene accettabile?
«La via della mediazione è sempre la migliore. Ho imparato che in politica ci sono cose dette con enfasi e altre con maggiore prudenza e con una certa ponderazione. Dei partiti e dei loro candidati non si può parlare a ridosso delle elezioni regionali. Era un discorso da fare prima. I presupposti erano per la conferma. Poi se qualcosa cambia, allora se ne discuta dopo le Europee del 9 giugno. Allora si valuterà sulle altre amministrative, ci si dividerà, se occorre».
Però adesso il centrodestra è inciampato sul “caso Solinas”. O meglio Fratelli d’Italia, il partito della premier che è il partito di maggioranza relativa, vuole un proprio candidato alla guida della Regione Sardegna e l’ha individuato in Paolo Truzzu, il sindaco uscente di Cagliari. Quindi cosa fare?
«A me sembra che questa interpretazione venga dal territorio. È un orientamento soprattutto a livello locale, però attenti a non mettere a repentaglio la coalizione».
Bisognerebbe riconfermare Solinas?
«Sì, secondo me. Lo so che può apparire cicero pro domo sua, ma non è per mio interesse personale che lo dico. Credo che vada seguito un criterio ed è quello di consentire di continuare a chi ha fatto bene. E poi non si può disequilibrare la coalizione a ridosso del voto».