Acca Larentia, la giurista Risicato: “La Russa ha torto, il saluto fascista è un reato”
di Liana MilellaROMA - Quel migliaio di braccia alzate ad Acca Larentia? “Personalmente mi ha fatto un’impressione fortissima, enorme, perché non ricordavo a mia memoria una manifestazione così nutrita con le caratteristiche tipiche di quelle fasciste, con la chiamata del presente, le camicie nere e il saluto romano”. La giurista Lucia Risicato insegna diritto penale a Messina dal 2005 e fa parte della direzione della rivista “Giurisprudenza italiana” che monitora da anni il fenomeno delle manifestazioni fasciste in Italia. E a Repubblica spiega perché con la legge Mancino o con la legge Scelba, comunque, quel saluto romano configura un reato.
Il vicepresidente della Camera Rampelli minimizza, e dice che non hanno niente a che fare con il suo partito, Fratelli d’Italia.
“È una sua opinione, come la supposta discriminazione di morti di serie A e di serie B. Ma in questione qui non c’è la commemorazione in sé, ma il modo di commemorare. E in questo caso non basta prendere le distanze dalla manifestazio…
ROMA - Quel migliaio di braccia alzate ad Acca Larentia? “Personalmente mi ha fatto un’impressione fortissima, enorme, perché non ricordavo a mia memoria una manifestazione così nutrita con le caratteristiche tipiche di quelle fasciste, con la chiamata del presente, le camicie nere e il saluto romano”. La giurista Lucia Risicato insegna diritto penale a Messina dal 2005 e fa parte della direzione della rivista “Giurisprudenza italiana” che monitora da anni il fenomeno delle manifestazioni fasciste in Italia. E a Repubblica spiega perché con la legge Mancino o con la legge Scelba, comunque, quel saluto romano configura un reato.
Il vicepresidente della Camera Rampelli minimizza, e dice che non hanno niente a che fare con il suo partito, Fratelli d’Italia.
“È una sua opinione, come la supposta discriminazione di morti di serie A e di serie B. Ma in questione qui non c’è la commemorazione in sé, ma il modo di commemorare. E in questo caso non basta prendere le distanze dalla manifestazione, ma è necessaria la condanna del gesto”.
Il segretario di Forza Italia Tajani dice che “chi ha avuto un comportamento del genere deve essere condannato da tutti perché fare apologia di fascismo nel nostro Paese vietato dalla legge”.
“Tajani ha ragione, è l’unico che abbia esplicitamente preso le distanze dalla manifestazione. E ha fatto ciò che avrebbero dovuto fare i presidenti di Camera e Senato, e soprattutto la presidente del Consiglio”.
Era un gesto obbligato?
“In questo momento storico Giorgia Meloni non è la leader di FdI, è la presidente del Consiglio di un’intera Paese, ha giurato sulla Costituzione che è dichiaratamente antifascista, una parola che finora Meloni non ha mai pronunciato”.
Il presidente del Senato La Russa dice che i saluti fascisti fatti ad Acca Larentia non c’entrano con FdI.
“Non basta dire che non c’entrano, bisogna condannare il gesto senza se e senza ma”.
Dice La Russa a Repubblica: “Finora ci sono state sentenze contrastanti sul fatto che il saluto romano in occasione di celebrazione di persone decedute sia reato oppure no. Per alcune sentenze della Cassazione non era reato, per altre invece si”. È vero?
“Non è così. Attualmente le Sezioni unite della Cassazione devono chiarire “se la condotta consistente nel protendere in avanti il braccio, nel saluto fascista, evocativa della gestualità tipica del disciolto partito, tenuta nel corso di una manifestazione pubblica, senza la preventiva identificazione dei partecipanti quali esponenti di un’associazione esistente che propugni gli ideali del predetto partito” integri la fattispecie di reato dell’articolo 2 della legge Mancino sulle manifestazioni razziste o piuttosto il reato previsto dall’articolo 5 della legge Scelba che vieta le manifestazioni del disciolto partito fascista”.
In un caso o nell’altro stiamo dunque parlando comunque di un reato?
“Proprio così. Tra le due fattispecie esiste solo una differenza interpretativa. La legge Mancino è considerata “a pericolo astratto”, nel senso che la sua esistenza non dev’essere provata nel processo. Per la legge Scelba invece, secondo la Consulta, occorre dimostrare il pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista. È chiaro che questo tipo di prova può essere difficile da raggiungere. E questo ha comportato, negli anni passati, una sorta di interpretazione abrogatrice della legge Scelba”.
Insisto, è sempre un reato?
“Sì, è proprio così, stiamo parlando di un reato su cui, in tempi recenti, la stessa Cassazione si è espressa però in nodo contraddittorio”.
Vede? Allora ha ragione La Russa…
“Non esattamente, perché secondo una sentenza recente il reato della legge Scelba si configura se la commemorazione non ha carattere statico, se cioè i camerati non si limitano a manifestare nel luogo autorizzato, ma si disperdono per strada provocando tafferugli. Con la conseguenza paradossale che il fascista fermo non è punibile, mentre quello in movimento sì”.
A seguire questa lettura i protagonisti dell’ultima manifestazione, che erano fermi, non sarebbero punibili.
“Eh no, non è così, perché comunque bisogna fare i conti con la legge Mancino. Tant’è che altre sentenze della Cassazione, pur escludendo la legge Scelba, ritengono che il saluto fascista sia un reato proprio in base alla legge Mancino. E questa è una delle ragioni per cui la questione è attualmente al vaglio delle Sezioni unite”.
Ritiene che la decisione del 18 gennaio su questo punto possa essere determinante?
“Io me lo auguro, perché questi episodi, a differenza del passato, sono sempre più ricorrenti e non ricevono mai, innanzitutto, una condanna politica prima che giuridica”.
Tant’è che La Russa dice, e queste sono parole sue, “una cosa è l’apologia di fascismo, una cosa è la ricostituzione del partito fascista, un’altra la commemorazione di deceduti”.
“Al presidente del Senato dico che queste sottigliezze politiche confondono l’opinione pubblica, perché non è certo il luogo a rendere innocua una manifestazione fascista”.
Lui ricorda che quei ragazzi uccisi “non hanno avuto giustizia “.
“Questo è un elemento totalmente estraneo al tema della discussione. Non si organizza una manifestazione fascista perché tre vittime non hanno avuto giustizia. Mi pare di ricordare che sul luogo della strage Giorgia Meloni, in polemica con Gianfranco Fini, abbia fatto apporre una lapide firmata “i camerati”…”.
Del resto in passato allo stesso fratello di Romano La Russa, fratello di Ignazio, assessore in Lombardia, scappò il saluto romano durante il funerale di Alberto Stabilini. Quel saluto lei come lo classificherebbe?
“Personalmente non avrei dubbi”.
Lo storico Franco Cardini sulla Stampa sostiene che andrebbe cambiata la Costituzione “decidendo definitivamente se si possa rifondare o no il partito fascista. Se si dice no significherebbe vietare un pensiero con tutti i seguenti dubbi di costituzionalità”. Le sembra un’osservazione ammissibile?
“Assolutamente no perché la dodicesima disposizione transitoria e finale della Carta afferma che non è ammessa in alcun modo in Italia la ricostituzione del disciolto partito fascista. Più chiaro di così…”.