Il caso Acca Larentia sbarca al Parlamento Ue. E Schlein attacca Meloni
di Giovanna VitaleROMA — Quel che non è stato possibile fare nel Parlamento italiano, un dibattito in Aula sull’adunata nera di Acca Larentia, si farà la prossima settimana all’Eurocamera dove, su richiesta del gruppo socialista, si discuterà della “lotta contro la rinascita del neofascismo in Europa, anche a partire dal corteo svoltosi a Roma il 7 gennaio”. La polemica sulla selva di braccia tese in ricordo dei tre ragazzi missini uccisi 46 anni fa varca dunque i confini nazionali ed entra nel cuore delle istituzioni comunitarie. Irritando non poco Fratelli d’Italia, consapevoli di quanto l’apertura di un “processo” contro di loro possa far male ai sogni europei di Meloni. «Inaccettabile che il Pd al Parlamento Ue, pur di attaccare il governo, non perda occasione per diffamare l’Italia», tuona il copresidente del gruppo Ecr Nicola Procaccini.
Acca Larentia, centinaia di saluti romani per commemorare la strage davanti all'ex sede del Msi
Al di qua dalle A…
ROMA — Quel che non è stato possibile fare nel Parlamento italiano, un dibattito in Aula sull’adunata nera di Acca Larentia, si farà la prossima settimana all’Eurocamera dove, su richiesta del gruppo socialista, si discuterà della “lotta contro la rinascita del neofascismo in Europa, anche a partire dal corteo svoltosi a Roma il 7 gennaio”. La polemica sulla selva di braccia tese in ricordo dei tre ragazzi missini uccisi 46 anni fa varca dunque i confini nazionali ed entra nel cuore delle istituzioni comunitarie. Irritando non poco Fratelli d’Italia, consapevoli di quanto l’apertura di un “processo” contro di loro possa far male ai sogni europei di Meloni. «Inaccettabile che il Pd al Parlamento Ue, pur di attaccare il governo, non perda occasione per diffamare l’Italia», tuona il copresidente del gruppo Ecr Nicola Procaccini.
Acca Larentia, centinaia di saluti romani per commemorare la strage davanti all'ex sede del Msi
Al di qua dalle Alpi, l’unica cosa che le opposizioni riescono a ottenere è un breve intervento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante il previsto question time alla Camera. È la segretaria dem Elly Schlein a interrogarlo sulla vicenda, definita di «gravità inaudita». «Commemorare la tragica morte di tre giovani ammazzati da una violenza politica criminale non può in alcun modo giustificare l’apologia del fascismo, che è reato». E poiché sia la legge Scelba sia la Costituzione vietano simili gesti, Schlein chiede al governo non solo quali iniziative intenda adottare per impedire che si ripetano, ma soprattutto di sciogliere i gruppi neofascisti. Piantedosi, seduto fra i banchi dell’esecutivo, diventa un muro di gomma: «Nessun governo, anche quelli sostenuti dalla parte politica degli onorevoli interroganti, ha mai adottato iniziative in tal senso», replica secco. Figurarsi se lo farà l’attuale — è il sottinteso — guidato da un partito che ha la fiamma nel simbolo, quella che arde sulla tomba di Mussolini.
Quanto alle indagini in corso che hanno già portato all’identificazione di 150 persone, la Questura di Roma ha trasmesso alla Procura «una prima informativa di reato», comunica il titolare del Viminale, «contestando il delitto di apologia del fascismo a carico di cinque esponenti di CasaPound, individuati tra i partecipanti». Risposta che lascia «profondamente insoddisfatta» la segretaria del Pd. «Continueremo a insistere affinché queste organizzazioni neofasciste vengano sciolte perché rappresentano un pericolo per la pubblica sicurezza», incalza. «Abbiamo presentato una proposta di legge, firmata anche da altre forze di opposizione, che raccoglie la spinta delle associazioni antifasciste per rendere ancora più chiara la disciplina che punisce chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo».
È tuttavia la presidente del consiglio il vero obiettivo di Schlein: Giorgia Meloni che «ha parlato tre ore la settimana scorsa, ma le sarebbero bastati 10 secondi per dichiararsi antifascista, come la Costituzione su cui ha giurato», attacca. «Siccome ha detto più volte di non essere ricattabile, ci chiedevamo chi la stesse ricattando. Beh, si sta ricattando da sola», ironizza la leader dem, «perché resta in ostaggio del suo passato, da cui continua a non voler prendere le distanze». Un affondo urticante per i fedelissimi della premier. «Non ha nessuna pietà per i morti», s’indigna Fabio Rampelli. Ma il M5S dà man forte: «È grave avere un presidente del Consiglio che, come sempre, mette la testa sotto la sabbia e non riesce a dire che gesti fascisti non sono permessi», rincara Giuseppe Conte. E mentre l’Anpi fa sapere di aver presentato una denuncia querela contro «tutti i partecipanti al raduno fascista del 7 gennaio», il ministro Crosetto respinge le accuse: «Ho sempre preso le distanze da ogni manifestazione che ricordi i regimi passati». Ma per Noemi Di Segni, presidente delle Comunità ebraiche italiane, la vicenda svela «una nostalgia pericolosa. Anche oggi quel gesto ha un significato. Non è solo rievocazione storica. Spero che dalla magistratura sia ribadita una condanna assoluta».