✕

Autonomia in Aula da martedì 16, fallisce l’ultimo tentativo dell’opposizione di stoppare la riforma Calderoli

(ansa)
Bocciata la proposta di esaminare prima la legge di iniziativa popolare, che riordina le cosiddette materie concorrenti tra Stato e Regioni. Avrebbe avuto conseguenze non da poco sulla riforma
2 minuti di lettura

ROMA – L’ultimo tentativo delle opposizioni di stoppare l’autonomia differenziata è andato male. Come da copione, visti i numeri della maggioranza. La proposta di esaminare prima nell’aula del Senato la legge di iniziativa popolare, che riordina le cosiddette materie concorrenti tra Stato e Regioni - ovvero gli articoli 116 e 117 della Costituzione – è stata fermata.

Avrebbe avuto conseguenze non da poco sulla riforma del leghista Roberto Calderoli, perché si sarebbero sottratte alla devoluzione alle Regioni le norme generali sull’istruzione, le reti di energia, i trasporti. Di fatto l’autonomia leghista era da riscrivere in un nuovo quadro costituzionale. Ma è nulla di fatto.

La proposta delle opposizioni viene bocciata. Martedì prossimo parte l’esame in aula del “federalismo à la carte” leghista. Già domani saranno presentati gli emendamenti sull’autonomia. Benché le leggi di iniziativa popolare abbiano un termine – tre mesi – entro il quale vanno messe in calendario d’aula, il caso…

ROMA – L’ultimo tentativo delle opposizioni di stoppare l’autonomia differenziata è andato male. Come da copione, visti i numeri della maggioranza. La proposta di esaminare prima nell’aula del Senato la legge di iniziativa popolare, che riordina le cosiddette materie concorrenti tra Stato e Regioni - ovvero gli articoli 116 e 117 della Costituzione – è stata fermata.

Avrebbe avuto conseguenze non da poco sulla riforma del leghista Roberto Calderoli, perché si sarebbero sottratte alla devoluzione alle Regioni le norme generali sull’istruzione, le reti di energia, i trasporti. Di fatto l’autonomia leghista era da riscrivere in un nuovo quadro costituzionale. Ma è nulla di fatto.

La proposta delle opposizioni viene bocciata. Martedì prossimo parte l’esame in aula del “federalismo à la carte” leghista. Già domani saranno presentati gli emendamenti sull’autonomia. Benché le leggi di iniziativa popolare abbiano un termine – tre mesi – entro il quale vanno messe in calendario d’aula, il caso non viene preso in considerazione. Il presidente della commissione Affari costituzionali , il meloniano Alberto Balboni difende le scelte. Il capogruppo del Pd, Francesco Boccia afferma rivolto al ministro Calderoli nei banchi del governo: “State spacciando per Eldorado una porcheria. Utilizzare l’energia solo per la propaganda e per allargare il fossato sociale”.

Stefano Patuanelli del M5Stelle ricorda che le leggi di iniziativa popolare “devono” (il termine è perentorio), essere esaminate in tempi certi: “Sarebbe logico farlo. Sappiamo tutti che i voti per approvare il ddl di inizitiva popolare non ci sono, ma l’esame va fatto. Orecchie da mercante. Il dem Andrea Giorgis stamani a Palazzo Madama lancia l’accusa: “È un atto d’arroganza. La destra fa carta straccia del regole, è uno spregio delle regole”. Ripercorre l’iter del disegno di legge di iniziativa popolare che ha raccolto 100 mila firme e quello della riforma governativa.

Peppe De Cristoforo, di Avs, invita a ripensarci, e denuncia: “C’è uno scambio politico tra la Lega che vuole l’autonomia differenziata e il premierato che sta a cuore a Fratelli d’Italia”. La grillina Alessandra Maiorino invita: “Almeno per forma, ascoltate i cittadini e anticipate la legge di iniziativa popolare e poi l’autonomia”. Dafne Musolino per Italia Viva ritiene che “sia abnorme” un comportamento che ignori le richieste dei cittadini. Ma la Lega non transige. Massimiliano Romeo, il capogruppo leghista, definisce “sospetta” la richiesta: “Mi sono dato come obiettivo quello di essere miti in questo inizio d’anno”. Sullo scambio nella maggioranza tra premierato e autonomia dice: “Sta nel rispetto dell’equilibrio delle cose, c’è un bilanciamento dei poteri tra centro e periferie”. Lo scontro era iniziato in conferenza dei capigruppo, ieri. Manca l'unanimità sull'agenda dei lavori di Palazzo Madama e si rinvia tutto a stamani.

Contro l’autonomia si schierano i sindacati della scuola, a partire da Cgil, Cisl Uil e Gilda. Lanciano l’allarme e un appello per “la piena salvaguardia del carattere unitario e nazionale del nostro sistema pubblico di istruzione” e che deve perciò restare fuori dal dal processo di regionalizzazione avviato dal governo”. Il rischio, per i sindacati della scuola, è che “attraverso le intese regionali si prevede che si possa giungere a far diventar le norme generali sull'istruzione - oggi legislazione esclusiva dello Stato - oggetto di legislazione concorrente. Altro non significa “regionalizzare” e quindi differenziare le norme che disciplinano le finalità della scuola e che, al contrario, dovrebbero essere applicabili in tutto il territorio nazionale in modo uniforme”.

Leggi i commenti