Intercettazioni, omissis sui nomi di chi non è indagato: emendamento cancella Salvini dall’inchiesta Verdini
di Liana MilellaFrancesco Paolo Sisto
(ansa)ROMA - Doppio colpo sulla giustizia di Forza Italia e Lega. Di nuovo al Senato. Che si alleano per riproporre i test psicoattitudinali per i magistrati. Finiranno nel decreto legislativo sul fascicolo delle toghe da approvare in commissione Giustizia entro il 28 gennaio. Aveva insistito per metterlo lì già, a palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, uomo forte di Meloni sulla giustizia, ma si era opposto con vigore il Guardasigilli Carlo Nordio suscitando anche notevole sorpresa.
Ovviamente sui test i giudici sono contrarissimi. Ma ora dovranno subirli. Perché a favore c’è la presidente leghista della commissione Giustizia Giulia Bongiorno che ripete: “Quando ero ministro della Pubblica amministrazione (nel governo gialloverde, ndr) nessuno si meravigliava che i test fossero imposti ai dipendenti. È normale che siano necessari per un lavoro di grande responsabilità e delicatezza come quello dei magistrati”. A proporre l’emendamento sarà il forzista Pie…
ROMA - Doppio colpo sulla giustizia di Forza Italia e Lega. Di nuovo al Senato. Che si alleano per riproporre i test psicoattitudinali per i magistrati. Finiranno nel decreto legislativo sul fascicolo delle toghe da approvare in commissione Giustizia entro il 28 gennaio. Aveva insistito per metterlo lì già, a palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, uomo forte di Meloni sulla giustizia, ma si era opposto con vigore il Guardasigilli Carlo Nordio suscitando anche notevole sorpresa.
Ovviamente sui test i giudici sono contrarissimi. Ma ora dovranno subirli. Perché a favore c’è la presidente leghista della commissione Giustizia Giulia Bongiorno che ripete: “Quando ero ministro della Pubblica amministrazione (nel governo gialloverde, ndr) nessuno si meravigliava che i test fossero imposti ai dipendenti. È normale che siano necessari per un lavoro di grande responsabilità e delicatezza come quello dei magistrati”. A proporre l’emendamento sarà il forzista Pierantonio Zanettin che già sta facendo la parte del leone per le proposte che sul ddl Nordio. A partire dall’ultima sui nomi dei non indagati da cancellare nei provvedimenti dei giudici.
Proprio così. L’obiettivo è quello di “purificare” gli atti per evitare che il nome di qualche politico finisca sui giornali e venga collegato a un’inchiesta in corso. Per esempio, tanto per fare un nome, quello del ministro delle Infrastrutture e capo della Lega Matteo Salvini citato nelle carte dell’inchiesta su Verdini junior. Accade così che, con la mano di Forza Italia, vengano sempre più “oscurati” i provvedimenti di pm e giudici per evitare che ci finiscano dentro anche persone che non sono indagate, ma magari parlano al telefono con gli indagati. O sono citati da costoro come possibili referenti cuti rivolgersi, o ancora come persone utili a un proprio progetto.
Ecco allora l’emendamento Zanettin al ddl Nordio, già approvato in commissione Giustizia, poi riformulato dalle sapienti mani del viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che cancella i dati che “consentano di identificare soggetti diversi dalle parti”. Un ritocchino che di certo pesa all’articolo 268 del codice di procedura penale in cui si dettano regole dettagliate sull’uso delle intercettazioni.
La maggioranza lo vota dopo la modifica della versione originaria di Zanettin che recitava espressamente così: “Sono, in ogni caso, esclusi i nominativi di persone estranee alle indagini alle quali è garantito l’anonimato”. Versione evidentemente troppo hard perfino per la maggioranza e per Nordio. Tant’è che ne è stata chiesta una revisione. Adottando poi una formula lessicalmente ambigua, ma che persegue il preciso obiettivo di impedire ai giudici di mettere “i dati”, alias “i nomi”, di persone differenti rispetto a quelle indagate.
C’è da chiedersi ovviamente perché un nome estraneo all’indagine non dovrebbe finire nelle carte a meno che esso non sia comunque utile nel contesto, per cui non può essere omesso. Ma tant’è. Il ddl Nordio, che lo ha presentato come “garantista”, via via sembra prendere sempre di più la foggia di un provvedimento ad personam. Con lo scrupolo di mettere in sicurezza, ben oltre il principio della presunzione di innocenza, le persone che finiscono direttamente nelle indagini o quelle che ne rappresentano comunque il contorno da cui non si può prescindere.