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Europee, a destra si tratta sulla candidatura di Meloni. Prove d’intesa in Sardegna

Matteo Salvini e Christian Solinas

 (ansa)
Il vicesegretario leghista Crippa contro i “capricci” di FdI. Il partito di Salvini insiste su Solinas. Lollobrigida ribadisce che il loro nome è Truzzu. Ma il bersaglio grosso è il Veneto
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ROMA — Una giornata di sberle mediatiche. Transatlantico, ora di pranzo: il vice-segretario della Lega, Andrea Crippa, bersaglia FdI, ce l’ha coi «capricci» del partito della premier sulla Sardegna. Evoca addirittura lo strappo, Crippa. Cioè un divorzio del centrodestra, perché il Carroccio insiste sul governatore uscente, il salviniano Solinas. Tempo un’ora e il ministro Francesco Lollobrigida replica confermando che il candidato dei meloniani resta il sindaco di Cagliari, il “fratello d’Italia” Paolo Truzzu, ricordando che FdI ha già rinunciato, un anno e mezzo fa, «alla Sicilia». A sera però da via della Scrofa trapela ottimismo, sul tetris delle regionali. Che è successo nel frattempo? Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono risentiti. E stavolta più a lungo dell’altro ieri.

Tocca quindi riavvolgere il film della giornata, per decrittare il livello di ebollizione della pentola della maggioranza: prima di sentirsi con la premier, Salvini ha incontrato Solinas. Formalmente per blind…

ROMA — Una giornata di sberle mediatiche. Transatlantico, ora di pranzo: il vice-segretario della Lega, Andrea Crippa, bersaglia FdI, ce l’ha coi «capricci» del partito della premier sulla Sardegna. Evoca addirittura lo strappo, Crippa. Cioè un divorzio del centrodestra, perché il Carroccio insiste sul governatore uscente, il salviniano Solinas. Tempo un’ora e il ministro Francesco Lollobrigida replica confermando che il candidato dei meloniani resta il sindaco di Cagliari, il “fratello d’Italia” Paolo Truzzu, ricordando che FdI ha già rinunciato, un anno e mezzo fa, «alla Sicilia». A sera però da via della Scrofa trapela ottimismo, sul tetris delle regionali. Che è successo nel frattempo? Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono risentiti. E stavolta più a lungo dell’altro ieri.

Tocca quindi riavvolgere il film della giornata, per decrittare il livello di ebollizione della pentola della maggioranza: prima di sentirsi con la premier, Salvini ha incontrato Solinas. Formalmente per blindarne la candidatura. Ma anche perché un pezzo dei sostenitori del presidente sardo, ufficiosamente, minacciava intanto di saltare sul carro di Truzzu, in assenza di chiarezza. Da qui probabilmente nasce l’accelerazione. In serata Salvini, ospite di Bruno Vespa, si è mostrato decisamente più conciliante del suo vice Crippa. Certo, ha difeso ancora Solinas. Ma niente strappi in vista: «Il centrodestra unito è il valore più importante». Nel frattempo sono stati convocati per stamattina i gruppi leghisti di Camera e Senato, mentre il “federale” della Lega si riunirà lunedì. C’è aria di annunci. E in FdI considerano il match sardo chiuso: il candidato è Truzzu. Quindi la domanda è: Salvini cosa otterrebbe in cambio?

Il vice-premier ieri giurava di non volere «compensazioni». Ma qualcosa dovrà ottenere. Nel Carroccio c’è chi ipotizza ancora la Basilicata, che in teoria spetta all’uscente azzurro Vito Bardi. FI, nelle amministrative di quest’anno, si dovrebbe accontentare di tenere il Piemonte, con Alberto Cirio. Basterà?

Al di là delle singole beghe locali, il punto è un altro. Da giorni, tra FdI e Lega, scorre un fiume di accuse incrociate. Quasi fotocopia. La tesi di molti leghisti è che Meloni debba decidere se giocare da leader di partito o da capo di coalizione. Mentre i meloniani dicono al segretario del Carroccio: accetti i nuovi equilibri della coalizione. Ecco allora un altro, rilevante, elemento per ora solo accennato che potrebbe entrare presto sul tavolo delle trattative. Cioè la corsa di Meloni alle Europee, che oltre a mettere il turbo a FdI rischia di cannibalizzare gli alleati. Per Salvini, che ha ammesso di non avere avvisato «Giorgia» della sua non-candidatura a Bruxelles, anche ci fosse una distanza siderale tra Lega e FdI, «non ci sarebbero ripercussioni sul governo». Ma se prevalesse appunto, da ambo i lati, la logica dell’interesse della coalizione, Meloni potrebbe rinunciare a candidarsi, pur molto tentata. A patto che il leghista naturalmente accetti i nuovi rapporti di forza e lasci più spazio a FdI nelle Regioni al voto quest’anno e il prossimo. E qui si arriva al nocciolo della questione. FdI non si accontenta certo della Sardegna. Il bersaglio grosso è il Veneto. Che però proprio Crippa ieri provava a blindare. Addirittura «a prescindere dal terzo mandato di Luca Zaia», su cui Antonio Tajani conferma di avere «molte perplessità», in linea di principio. Per Crippa, spetterebbe comunque «alla Lega» fare il nome nel 2025. Mentre per FdI già si scalda Luca De Carlo. Non basterà una telefonata per sciogliere tutti i nodi. Meloni e Salvini prima o poi dovranno vedersi. Forse già tra oggi e domani.

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