✕

Doppio cognome, partito l’iter in Senato con l'impegno della leghista Bongiorno. Rossomando (Pd): “Sarà una rivoluzione culturale”

Quattro le proposte di legge in commissione Giustizia
2 minuti di lettura

ROMA – Ci siamo. Dopo anni di muro contro muro, di tentativi a un passo dal traguardo ma poi andati a vuoto, il doppio cognome per figlie e figli – il segnale più evidente della rivoluzione culturale di parità – riprende il cammino parlamentare. La commissione Giustizia del Senato ha cominciato ieri a discuterne. Anna Rossomando, la dem che ne è la relatrice, lo annuncia alla fine della seduta, rivendicando che è il Pd ad averla voluto come "priorità” tra le proposte in quota opposizione. Ma la porta del centrodestra forse per la prima volta è aperta.

Giulia Bongiorno, la presidente della commissione, si è infatti espressa a favore. Quindi l’esame del provvedimento non si ferma. Almeno le basi per andare avanti ci sono. Spiega Rossomando: “È vero che in virtù della sentenza della Consulta del 2022 l’automatismo del cognome paterno è caduto, ma bisogna normare l’intera disciplina”.

Sono quattro le proposte di legge approdate in commissione: una del Pd firmata da Simona Malpezzi, Valeri…

ROMA – Ci siamo. Dopo anni di muro contro muro, di tentativi a un passo dal traguardo ma poi andati a vuoto, il doppio cognome per figlie e figli – il segnale più evidente della rivoluzione culturale di parità – riprende il cammino parlamentare. La commissione Giustizia del Senato ha cominciato ieri a discuterne. Anna Rossomando, la dem che ne è la relatrice, lo annuncia alla fine della seduta, rivendicando che è il Pd ad averla voluto come "priorità” tra le proposte in quota opposizione. Ma la porta del centrodestra forse per la prima volta è aperta.

Giulia Bongiorno, la presidente della commissione, si è infatti espressa a favore. Quindi l’esame del provvedimento non si ferma. Almeno le basi per andare avanti ci sono. Spiega Rossomando: “È vero che in virtù della sentenza della Consulta del 2022 l’automatismo del cognome paterno è caduto, ma bisogna normare l’intera disciplina”.

Sono quattro le proposte di legge approdate in commissione: una del Pd firmata da Simona Malpezzi, Valeria Valente e Cecilia D’Elia; l’altra di Ilaria Cucchi; una di Alessandra Majorino del M5Stelle e infine quella di Julia Unterberger. Il primo passo è farne un testo unico che possa raccogliere il consenso più ampio possibile. Volendo, il doppio cognome può diventare legge in tempi brevi. Bongiorno aggiunge: “Io sono estremamente favorevole a questa legge. È vero che siamo riusciti a farci scavalcare dalla Corte costituzionale che è già intervenuta, ma sbaglia chi dice che ormai ha fatto tutto. Non è vero, dobbiamo essere noi ora a fare delle scelte. Per me è il momento di farle. Ovviamente bisogna tenere conto di una commissione che ha posizioni diverse, c'è chi non vuole toccare nulla ma bisogna trovare un punto di equilibrio”.

Bongiorno è leghista. Ma la sua sarà la posizione di tutta la Lega? Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno smesso di fare muro? Il presidente della commissione Affari costituzionali, il meloniano Alberto Balboni si è espresso a favore. Posizione personale: ha però aggiunto. E la stessa ministra della Famiglia, Eugenia Roccella pur non ritenendola una priorità, dice di non avere nulla in contrario.

La sentenza della Consulta è stata rivoluzionaria. Ora occorre disciplinare l’uniformità del cognome per fratelli e sorella, evitare la confusione dei pluri-cognomi. E sarà una rivoluzione culturale che – afferma Rossomando – darà un colpo definitivo alla cultura patriarcale in nome del principio di eguaglianza e parità tra uomini e donne. Aggiunge Bongiorno: “Non voglio che ci siano contrasti tra uomini e donne. L'altra volta che se ne discusse c'era stata una divisione tra uomini e donne che è totalmente fuorviante perché anche gli uomini potrebbero avere figlie femmine e quindi anche loro potrebbero perdere il cognome. Credo che bisognerebbe valorizzare anche le donne, ma bisogna tener conto di una commissione che ha posizioni diverse, c'è chi non vuole toccare nulla ma bisogna trovare un punto di equilibrio. Lo spirito è di andare avanti, poi vedremo”.

Si tratta quindi di consentire l'attribuzione ai figli anche del cognome materno. L’automaticità nell'eredità del cognome paterno, che una sentenza della Consulta ha già sancito, sarebbe interrotta anche nella legge. Riassume la dem Valente: “È questa una legge con un forte valore simbolico, oltre che pratico e concreto. Le madri sono ora invisibili nella genealogia, recuperare il cognome materno attraverso questa legge sarà un passo storico verso la parità. In un Paese in cui le donne sono ancora discriminate e in cui faticano ad avere pari retribuzioni e a vedere rispettati i proprio diritti e a difendersi dalla violenza maschile, è un segnale forte che si prosegue sulla strada della democrazia paritaria”. Rincara Malpezzi: “'L'invisibilità della madre è il segno di una diseguaglianza tra genitori, così si era pronunciata la Consulta. È arrivato il momento di approvare una legge di civiltà”.

Leggi i commenti