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Mancati risarcimenti, Palazzo Chigi rivendica la scelta: “Giusti quei dubbi sulle stragi naziste”

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Il governo copre l’Avvocatura: “Verifiche doverose. E sono passati 80 anni”. Mantovano sui soldi per il centenario di Matteotti: in arrivo a fine mese
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ROMA — «La completezza del contraddittorio non è disattenzione verso le vittime dei crimini nazisti, ma è necessaria all’accertamento delle ragioni di chi chiede il risarcimento». Palazzo Chigi risponde così, in linguaggio burocratico, a Repubblica che ieri ha sollevato il caso dei mancati rimborsi alle famiglie vittime dei crimini del nazifascismo nonostante sentenze di primo grado favorevoli. L’Avvocatura di Stato si è costituita come parte civile e ha appellato le sentenze favorevoli alle vittime, aggrappandosi a cavilli e strane obiezioni pur di contestare il risarcimento. E così il ministero dell’Economia non può erogare le somme: tutto bloccato su input di Palazzo Chigi, fino a sentenza definitiva.

Le vittime hanno potuto chiedere i risarcimenti perché nel 2022 il governo Draghi ha istituito un fondo da 61 milioni. Grazie a questa legge, a esempio, lo scorso dicembre Maria Pia e Giuliana Mannini, 84 e 82 anni, si sono viste riconoscere dal tribunale di Firenze 270 mila euro cias…

ROMA — «La completezza del contraddittorio non è disattenzione verso le vittime dei crimini nazisti, ma è necessaria all’accertamento delle ragioni di chi chiede il risarcimento». Palazzo Chigi risponde così, in linguaggio burocratico, a Repubblica che ieri ha sollevato il caso dei mancati rimborsi alle famiglie vittime dei crimini del nazifascismo nonostante sentenze di primo grado favorevoli. L’Avvocatura di Stato si è costituita come parte civile e ha appellato le sentenze favorevoli alle vittime, aggrappandosi a cavilli e strane obiezioni pur di contestare il risarcimento. E così il ministero dell’Economia non può erogare le somme: tutto bloccato su input di Palazzo Chigi, fino a sentenza definitiva.

Le vittime hanno potuto chiedere i risarcimenti perché nel 2022 il governo Draghi ha istituito un fondo da 61 milioni. Grazie a questa legge, a esempio, lo scorso dicembre Maria Pia e Giuliana Mannini, 84 e 82 anni, si sono viste riconoscere dal tribunale di Firenze 270 mila euro ciascuna per l’uccisione del padre, fucilato a Castelnuovo. In un altro procedimento, per Mirella Lotti, 88 anni, è stato previsto un indennizzo di 50 mila euro per il padre trucidato a Pratale. Sono tanti i procedimenti giudiziari in corso già arrivati a sentenza di primo grado. Ma l’Avvocatura di Stato sta cercando di negare i risarcimenti, in rappresentanza di Palazzo Chigi e ministero dell’Economia che hanno deciso di costituirsi in giudizio nonostante abbiano ricevuto solo la notifica dei processi.

Palazzo Chigi rivendica la scelta. E risponde a Repubblica sollecitando l’Avvocatura a pretendere la massima attenzione prima di dare i risarcimenti: «Sarebbe interessante conoscere le ragioni per le quali in un giudizio che vede come parte chiamata in causa lo Stato, quest’ultimo non debba costituirsi per concorrere alla verifica dei presupposti della richiesta di danni — afferma in una nota il governo guidato da Giorgia Meloni — tanto più quando dai crimini che sono alla base delle domande di risarcimento sono trascorsi 80 anni. Quindi si impone un attento accertamento sulle qualifiche dei richiedenti e delle loro ragioni. È noto che la difesa compete all’Avvocatura dello Stato. La completezza del contraddittorio non è disattenzione verso le vittime dei crimini nazisti, ma esigenza costituzionale di rispetto della legge, ferma restando la piena autonomia e indipendenza del giudicante». Anche il tempo trascorso dalle stragi viene contestato dall’esecutivo, a fronte di fatti accertati da storici e impressi nella Memoria.

Ma ieri Repubblica ha sollevato anche un’altra vicenda legata agli anni del fascismo: quella dei ritardi del governo nell’assegnazione dei fondi per il centenario della morte di Giacomo Matteotti. Su questo fronte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, assicura che il bando che mette a disposizione le risorse 2023-24 della legge Segre «è in corso di ultimazione, e sarà pubblicato entro gennaio, quindi in tempo utile per le iniziative riguardanti l’anno scorso». Avrebbe dovuto essere pronto a settembre, per legge, da qui l’allarme delle associazioni che intendono ricordare il martire socialista.

Ieri in Parlamento la questione ha tenuto banco, col centrosinistra a invocare spiegazioni. «Qualcuno rema contro le celebrazioni?», si è chiesto il deputato di Verdi e sinistra Filippo Zaratti. Andrea De Maria (Pd) ha annunciato un’interrogazione. Lo stesso farà al Senato il dem Francesco Verducci: «È grave il ritardo nell’attuazione della legge. Chiediamo inoltre la desecretazione di tutto il patrimonio documentale sul delitto». Lo stop nasce dal fatto che i fondi della legge Segre (700mila euro, più centomila per la Casa Museo di Fratta Polesine), sono stati utilizzati in parte per altre iniziative matteottiane bandite negli anni scorsi e dedicate al rapporto Matteotti-giovani. Un dossier gestito dall’allora ministro per le politiche giovanili Fabiana Dadone. Ora il Comitato per gli anniversari nazionale, l’organismo del governo presieduto da Luciano Violante, ha dovuto chiedere al Mef un ulteriore stanziamento per ripristinare il finanziamento iniziale previsto dalla legge Segre.

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