Pistole facili e blocchi stradali, le leggi fantasma di Meloni sulla sicurezza. E il gioco dell’oca di Salvini sui balneari
di Serenella MatteraStrette sui rave, pugno duro sulle baby gang e sui migranti ragazzini, per permettere agli italiani di dormire sonni tranquilli. A ogni allarme, vero o presunto, una risposta securitaria del governo di Giorgia Meloni.
E così da ultimo, a novembre, è arrivato l’annuncio di nuove norme contro le borseggiatrici nel metrò, contro le occupazioni abusive (ma no, par di capire, non l’immobile di Casapound), contro le rivolte nei centri di accoglienza, contro i molesti blocchi stradali di Ultima generazione. C’era pure una misura per alleggerire la fondina agli agenti.
Un’altra promessa mantenuta dalla destra. Oppure no?
Meloni, la sicurezza e le leggi fantasma
Due mesi dopo, è quasi oblio. Era il 16 novembre, Meloni festeggiava con “orgoglio” un “importante pacchetto sicurezza”.
Ben tre disegni di legge. Per dichiarare guerra alla microcriminalità e dare più poteri agli agenti di pubblica sicurezza. Inclusa la libertà di portare armi diverse da quelle di ordinanza - più leggere, più maneggev…
Strette sui rave, pugno duro sulle baby gang e sui migranti ragazzini, per permettere agli italiani di dormire sonni tranquilli. A ogni allarme, vero o presunto, una risposta securitaria del governo di Giorgia Meloni.
E così da ultimo, a novembre, è arrivato l’annuncio di nuove norme contro le borseggiatrici nel metrò, contro le occupazioni abusive (ma no, par di capire, non l’immobile di Casapound), contro le rivolte nei centri di accoglienza, contro i molesti blocchi stradali di Ultima generazione. C’era pure una misura per alleggerire la fondina agli agenti.
Un’altra promessa mantenuta dalla destra. Oppure no?
Meloni, la sicurezza e le leggi fantasma
Due mesi dopo, è quasi oblio. Era il 16 novembre, Meloni festeggiava con “orgoglio” un “importante pacchetto sicurezza”.
Ben tre disegni di legge. Per dichiarare guerra alla microcriminalità e dare più poteri agli agenti di pubblica sicurezza. Inclusa la libertà di portare armi diverse da quelle di ordinanza - più leggere, più maneggevoli - quando non sono in servizio.
“Sarà il Far west”, si indignò l’opposizione (e non aveva ancora assistito allo sparo di Capodanno alla festa del sottosegretario Delmastro). E fior fiore di giuristi si attivò per smontare una a una quelle norme: “Populismo penale”. In mezzo a una miriade di micromisure spuntava la possibilità di arrestare le borseggiatrici incinte e di trasferirle in istituti a custodia attenuata, anche con i figli. E mandare in carcere per blocchi stradali sindacalisti e ambientalisti.
Due mesi dopo, tutto tace. I testi dei tre disegni di legge non sono mai stati pubblicati in Gazzetta ufficiale. Questione di giorni, assicurano dal governo: uno dei tre ddl è stato bollinato dalla Ragioneria dello Stato e inviato proprio ieri al Quirinale, gli altri due attendono la bollinatura.
Tutto normale? Non proprio. Approvare misure solo abbozzate o, peggio, solo pensate, è una vecchia brutta abitudine di tanti governi. Ma l’esecutivo Meloni si candida a stabilire nuovi record per tempo trascorso tra il “voto” dei ministri e la pubblicazione delle norme. Il disegno di legge sul lavoro, approvato in pompa magna – controprogrammazione al Concertone – il primo maggio, è stato presentato al Parlamento solo il 6 novembre. Sei mesi.
E anche stavolta, come ogni volta, la domanda: cosa resterà delle misure annunciate? Nel confronto tra ministeri, e nell’interlocuzione con gli uffici legislativi del Quirinale, il governo attenuerà la carica populista dei tre ddl sicurezza firmati da Piantedosi? Si vedrà tra qualche giorno, forse. Il Far West, per fortuna, può attendere.
Salvini e il gioco dell’oca sui balneari
Fare o no le gare per assegnare le concessioni a balneari e ambulanti?
“Bisogna riconoscere una buonuscita da parte di chi subentra, a chi ha investito dei soldi in quella bancarella o in quella spiaggia”, affermava Matteo Salvini il 10 gennaio 2024 a Porta a porta, arrendendosi – forse - agli inevitabili bandi.
Dopo i tentativi del governo di lasciare lidi e spazi pubblici a chi già li gestisce. Dopo aver provato a bloccare le gare e schivare una procedura d’infrazione aumentando a tavolino i chilometri di litorale balneabile, per confondere l’Europa. Dopo rinvii e prove di forza, le parole di Salvini sembrano riportare all’estate 2022, quando il governo Draghi incassò il via libera delle Camere a un disegno di legge sulla concorrenza che avviava le gare per le spiagge dal primo gennaio 2024 e, per tutelare i balneari, rinviava a un successivo decreto attuativo – rimasto lettera morta - la definizione di indennizzi e garanzie per i concessionari uscenti.
Che differenza c’è tra la “buonuscita” che ora propone Salvini e gli “indennizzi” di Draghi? Solo i diciotto mesi trascorsi, par di capire.
Le pochissime parole del Parlamento
“Le Camere si sono assunte la responsabilità”, ha detto Giorgia Meloni il 4 gennaio in conferenza stampa. Parlava della cosiddetta “legge bavaglio” che vieta di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare. E parlava anche del Mes, discolpandosi della mancata ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità.
Un omaggio alle Camere non scontato. Ma quanto vero?
Pochissimo, se ci si appella alla politica: è la presidente del Consiglio a dare la linea, se non all’intera maggioranza, al gruppo di Fratelli d’Italia, finora granitico.
Molto poco anche se si interpellano i dati sui rapporti di forza tra Parlamento e governo. Basta prendere un dettaglio quasi microscopico, ma significativo, rilevato dall’osservatorio legislativo e parlamentare di Montecitorio.
Lo studio sulle leggi approvate dalle Camere dall’ottobre 2022 al 13 dicembre 2023 conta solo 20.402 parole attribuibili all’iniziativa parlamentare. Solo il 3,3% delle parole diventate norma, sono state proposte da deputati e senatori. La sproporzione emerge nel contare le parole dettate dal governo, tra decreti legge e disegni di legge: oltre 600mila.
La responsabilità non è quasi mai del Parlamento, neanche a parole.