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Vittorio Sgarbi, il precedente: quando Berlusconi lo rimosse da sottosegretario nel 2002

Allora i contrasti con il ministro Giuliano Urbani, oggi il non gradimento di Sangiuliano
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Come si suol dire: corsi e ricorsi storici. Per Vittorio Sgarbi la vita spericolata applicata al sottosegretariato ai Beni culturali non è una novità. Perché già a inizio anni Duemila ricopriva la carica e perché nel 2002 il governo di centrodestra di allora, guidato da Silvio Berlusconi, scelse la linea dura: rimozione forzata dall'incarico con un decreto del Consiglio dei ministri.

All'epoca, come oggi, Sgarbi faceva Sgarbi. Quindi critico d'arte, opinionista iracondo, voce fuori dal coro cantando nel coro, consulente, politico fondatore compulsivo di partitini, provocatore, artista e altri tremila incarichi, ruoli e parti in commedia. Il Polo delle Libertà aveva vinto le elezioni (2001), ministro della Cultura era Giuliano Urbani e come …

Come si suol dire: corsi e ricorsi storici. Per Vittorio Sgarbi la vita spericolata applicata al sottosegretariato ai Beni culturali non è una novità. Perché già a inizio anni Duemila ricopriva la carica e perché nel 2002 il governo di centrodestra di allora, guidato da Silvio Berlusconi, scelse la linea dura: rimozione forzata dall'incarico con un decreto del Consiglio dei ministri.

All'epoca, come oggi, Sgarbi faceva Sgarbi. Quindi critico d'arte, opinionista iracondo, voce fuori dal coro cantando nel coro, consulente, politico fondatore compulsivo di partitini, provocatore, artista e altri tremila incarichi, ruoli e parti in commedia. Il Polo delle Libertà aveva vinto le elezioni (2001), ministro della Cultura era Giuliano Urbani e come sottosegretario venne designato per l'appunto Sgarbi, storico volto Mediaset. Solo che i rapporti tra i due, esattamente come quelli attuali con Gennaro Sangiuliano, fecero presto a deteriorarsi.

Il sottosegretario contestò la linea privatizzatrice del governo in campo culturale, poi – l'elenco non è in ordine cronologico ma è per rendere l'idea – non voleva rimandare indietro l'obelisco di Axum rubato agli etiopi da Mussolini, poi tirò in mezzo i rapporti sentimentali e i conflitti di interessi di Urbani con l'attrice Ida Di Benedetto, poi partirono le querele, poi gli revocarono le deleghe, un crescendo fino al provvedimento in Cdm votato all'unanimità per rimuoverlo.

Sgarbi promise fuoco e fiamme, ricorsi al Tar, accusò Berlusconi di slealtà e così via. Una specie di copione sempre uguale a se stesso, un gran baccano dove alla fine nessuno capisce mai se il critico d'arte abbia ragione o torto o se probabilmente, a seconda, le due cose messe assieme, un sapiente mix di genialità e italica furbizia.

Voce di ieri a Montecitorio, parla una parlamentare di opposizione: "L'impressione è che li tenga tutti per le p...". Insomma, un sottosegretario scheggia impazzita ma intoccabile? Tutti in realtà aspettano il pronunciamento dell'Antitrust, forse a febbraio, sulla incompatibilità o meno tra il suo lavoro istituzionale e le proprie consulenze nel mondo dell'arte. Se l'autorità desse torto a Sgarbi arriverebbero le dimissioni. Per la gioia di Sangiuliano.

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