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Legge sul fine vita in Veneto. Al voto la regione di Zaia, prima e unica in Italia. Le due ‘anime’ della Lega in contrasto

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia

 (ansa)

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Il consiglio regionale martedì si pronuncia sulla proposta del suicidio medicalmente assistito. Il presidente è a favore, ma il partito di Salvini è diviso. FdI è per il no. I consiglieri regionali del Carroccio dovranno decidere se scontentare il segretario o il governatore
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Dopo mesi di polemiche, dopo una battaglia civile portata avanti con forza e coraggio dal malato di distrofia muscolare Stefano Gheller e dall’associazione Luca Coscioni, la proposta di legge sul fine vita approda in Consiglio regionale del Veneto. Martedì, prima e unica regione in Italia, dovrà esprimersi sulla regolamentazione del suicidio medicalmente assistito a fronte di “una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili”. La casistica è già disciplinata dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale ma il Consiglio veneto può dotare il sistema sanitario di tempi certi (massimo 27 giorni) e soprattutto eliminare il coefficiente di discrezionalità ideologica che subentra in assenza di regole. L’associazione Coscioni, tra Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Treviso, Rovigo e Belluno, ha raccolto oltre 9 mila firme. Una norma dello statuto impone di portare ai voti in consiglio ogni progetto di legge di iniziativa popolare, entro 6 mesi dalla pr…

Dopo mesi di polemiche, dopo una battaglia civile portata avanti con forza e coraggio dal malato di distrofia muscolare Stefano Gheller e dall’associazione Luca Coscioni, la proposta di legge sul fine vita approda in Consiglio regionale del Veneto. Martedì, prima e unica regione in Italia, dovrà esprimersi sulla regolamentazione del suicidio medicalmente assistito a fronte di “una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili”. La casistica è già disciplinata dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale ma il Consiglio veneto può dotare il sistema sanitario di tempi certi (massimo 27 giorni) e soprattutto eliminare il coefficiente di discrezionalità ideologica che subentra in assenza di regole. L’associazione Coscioni, tra Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Treviso, Rovigo e Belluno, ha raccolto oltre 9 mila firme. Una norma dello statuto impone di portare ai voti in consiglio ogni progetto di legge di iniziativa popolare, entro 6 mesi dalla presentazione (questo fu depositato a luglio). Ecco, dunque, perché sarà la prima regione italiana a farlo.

Il testo passerà soltanto con il voto a favore della maggioranza dei presenti: il 50% più uno dei consiglieri che si presenteranno in aula.

Ma quello di martedì sarà anche e inevitabilmente un voto al presidente Luca Zaia, che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni di apertura. “Dall’amore al fine vita, sogno che crescano le libertà”, dice da tempo il presidente.

Di fronte ai suoi ha parlato a cuore aperto, ribadendo ancora una volta la totale libertà di coscienza. Ma la sua posizione netta sul tema ha fatto di questa battaglia civile anche un po’ la sua battaglia. E se da un lato questa dinamica manda in tilt il centrosinistra, dall’altro concede ai nemici del presidente un bersaglio sicuro su cui accanirsi. Non a caso Forza Italia di Flavio Tosi voterà in blocco contro il fine vita, e lo stesso farà Fratelli d’Italia. «La vita è sacra. E questa legge è un manifesto politico al quale siamo contrari», è la sentenza dei meloniani. Invece per la Lega sarà non solo un voto politico, ma anche un’occasione per fare i conti con questa sua doppia anima che, specie in Veneto, è continua causa di cortocircuito. La Lega oltranzista di Salvini contrapposta a quella tollerante e aperta di Zaia. I consiglieri regionali leghisti si troveranno in una situazione piuttosto paradossale: scontentare il segretario federale o il governatore della Regione. In una stagione di riassetti e riposizionamenti, con le europee all’orizzonte e le regionali sullo sfondo, non sarà una scelta a costo zero.

A votare in modo compatto per il “sì” saranno invece i consiglieri di minoranza: tutti, con l’eccezione di Anna Maria Bigon del Pd, veronese e ultracattolica, intenzionata ad astenersi.

Sullo sfondo (ma non troppo) c’è la Chiesa con i suoi vescovi, la cui posizione è stata esplicitata lo scorso mese di luglio da monsignor Michele Tomasi, a Treviso. «Facciamoci carico della vita quando è fragile», ha detto, auspicando che venissero potenziate le cure palliative. Poco meno di tre mesi dopo la Regione Veneto ha stanziato 7 milioni ad hoc. Va bene la battaglia civile, ma nel Veneto bianco i santi non si toccano.

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