Il ritorno di Pino Insegno: “Non mi candido, resto in tv. Sto lavorando a una sit-com”
di Lorenzo De Cicco“Macché panchina! In panchina io?”. Riecco Pino Insegno. Carico. Ha dovuto mollare l’Eredità, ma non molla la presa. E nemmeno la tv. In Transatlantico c’era già chi se lo prefigurava possibile candidato. Una vocina, niente di più. “Ma è una cavolata”, risponde a Repubblica l’attore, doppiatore di colossal, amico di Giorgia Meloni, convinto per questo di averne pagato lo scotto, in Rai. “Non ci penso a candidarmi, da nessuna parte. Continuo col mio lavoro, ho tante cose da fare e che sto già facendo”.
Segue elenco, rivelatore. Perché il conduttore del Mercante in Fiera, che è stato chiuso prima di Natale proprio dai dirigenti nominati dall’amica Meloni, causa bassi ascolti, è pronto a tornare in pista. E su tanti fronti. Non c’è solo Reazione a Catena, il programma che Insegno avrebbe voluto fare fin dall’inizio, perché probabilmente lo considera quasi un risarcimento: gli venne tolto anni fa, nonostante lì gli ascolti fossero buoni, quando l’astro politico di Meloni non era anco…
“Macché panchina! In panchina io?”. Riecco Pino Insegno. Carico. Ha dovuto mollare l’Eredità, ma non molla la presa. E nemmeno la tv. In Transatlantico c’era già chi se lo prefigurava possibile candidato. Una vocina, niente di più. “Ma è una cavolata”, risponde a Repubblica l’attore, doppiatore di colossal, amico di Giorgia Meloni, convinto per questo di averne pagato lo scotto, in Rai. “Non ci penso a candidarmi, da nessuna parte. Continuo col mio lavoro, ho tante cose da fare e che sto già facendo”.
Segue elenco, rivelatore. Perché il conduttore del Mercante in Fiera, che è stato chiuso prima di Natale proprio dai dirigenti nominati dall’amica Meloni, causa bassi ascolti, è pronto a tornare in pista. E su tanti fronti. Non c’è solo Reazione a Catena, il programma che Insegno avrebbe voluto fare fin dall’inizio, perché probabilmente lo considera quasi un risarcimento: gli venne tolto anni fa, nonostante lì gli ascolti fossero buoni, quando l’astro politico di Meloni non era ancora all’apice, anzi. “Sì, c’è quel programma, ma mica faccio solo quello di lavoro. Ho tante altre cose, avoja”. Non pare insomma amareggiato per avere dovuto cedere il timone dell’Eredità, che gli era stata promessa e poi invece è finita a Marco Liorni (che è partito in questi giorni e sta facendo bene, buttando un occhio ai dati dell’Auditel).
E allora, Insegno, progetti? “Ho il teatro, i corsi di formazione, la web serie per Poste. E una sit-com”. Una sit-com? Boom. Ma dove? “Di questo parleremo più in là, che poi mi tirate sempre in mezzo, ogni volta che parlo, infatti non dichiaro più nulla da mesi. Mi sono stufato”.
Di certo sotto al Cavallo alato di Viale Mazzini una sit com con Pino Insegno ancora non è stata vidimata. La Rai ha già ufficializzato il suo pacchetto fiction – una su Mussolini, un’altra sulle Foibe, programmi su D’Annunzio e Marinetti – e Insegno non compare. Ma sono ancora in fase di valutazione le strategie della sezione Intrattenimento. E lì chissà. “Ma è un’idea sua, per ora”, si spiffera ai piani alti della tv di Stato, se si chiede conto di quale sit-com possa avere in cantiere il doppiatore che di tanto in tanto si presenta a Palazzo Chigi. E i custodi aprono, per farlo salire al piano nobile, dalla premier.
Comunque no, non scenderà nell’agone politico, Insegno. “Magari un giorno sì, ma dopo i 70 anni”, aveva raccontato proprio a Repubblica. Dunque ne ha ancora almeno 6 davanti, sul piccolo schermo. E non ha proprio l’aria di chi vuole passarli in seconda fila, da riserva. “Ho doppiato 400 professionisti, ho fatto 600 puntate in tv. In panchina io? Non ci sto”.