Autonomia, la protesta da Nord a Sud: contro la riforma Spacca-Italia. In piazza a Roma anche Schlein, Conte e Fratoianni
di Gabriele BartoloniApprodo in Aula il ddl sull’autonomia differenziata. Lo “Spacca-Italia” - come lo hanno ribattezzato dall'opposizione - deve vedersela con i 400 emendamenti firmati da Pd, M5S, Avs e renziani. L’iter, però, è blindato: massimo 48 ore e poi si passerà alla Camera. Nel frattempo, fuori dalle aule parlamentari, c’è già un mondo civico - spalleggiato da un pezzo di politica - pronto a mobilitarsi per dire no "alla divisione della Repubblica" e "alla istituzionalizzazione delle diseguaglianze".
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La chiamata alle armi porta la firma del Tavolo Noad, la rete di comitati nata per opporsi alle prime intese tra esecutivo e regioni stipulate durante il governo Gentiloni. Nel corso degli anni il movimento, nato su spinta degli insegnanti, ha allargato i confini fino a coinvolgere i sindacati e un pezzo della politica. Lo dimostra il fatto che per oggi si sono mobilitate più di 20 piazze in tutta Italia: Milano, Na…
Approdo in Aula il ddl sull’autonomia differenziata. Lo “Spacca-Italia” - come lo hanno ribattezzato dall'opposizione - deve vedersela con i 400 emendamenti firmati da Pd, M5S, Avs e renziani. L’iter, però, è blindato: massimo 48 ore e poi si passerà alla Camera. Nel frattempo, fuori dalle aule parlamentari, c’è già un mondo civico - spalleggiato da un pezzo di politica - pronto a mobilitarsi per dire no "alla divisione della Repubblica" e "alla istituzionalizzazione delle diseguaglianze".
[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) onecms:115f554c-a7a8-4344-9cc2-07c9acbce8bb]]
La chiamata alle armi porta la firma del Tavolo Noad, la rete di comitati nata per opporsi alle prime intese tra esecutivo e regioni stipulate durante il governo Gentiloni. Nel corso degli anni il movimento, nato su spinta degli insegnanti, ha allargato i confini fino a coinvolgere i sindacati e un pezzo della politica. Lo dimostra il fatto che per oggi si sono mobilitate più di 20 piazze in tutta Italia: Milano, Napoli, ma anche Torino, Bologna, Trieste e, soprattutto, Roma. Nelle città coinvolte i promotori della mobilitazione consegnano alle prefetture un documento di protesta contro il governo con la richiesta che quest’ultimo ritiri il ddl Calderoli.
“Questa riforma cambia il volto della Repubblica. I cittadini godranno di diritti diversi in base alla regione di residenza. E il tutto con un parlamento ridotto a passacarte”, accusa Marina Boscaino, portavoce dei comitati anti-autonomia. La questione, infatti, è anche di metodo: “A causa delle procedure individuate dal governo, Camera e Senato non avranno voce in capitolo. È inaccettabile che a Palazzo Madama sia stata prevista una discussione di soli tre giorni per discutere la più importante riforma sullo stato sociale di questo Paese”.
Nella Capitale l’appuntamento è al Pantheon, in piazza della Rotonda, a pochi passi da Palazzo Madama. Dove nel tardo pomeriggio sono arrivati la segretaria Pd Elly Schlein (dopo aver partecipato a un evento della Fp Cgil col segretario della Cgil Maurizio Landini) e il presidente del M5S Giuseppe Conte. "Questo è un governo anti-meridionalista. Il Partito democratico compattamente contrasta questa riforma Calderoli – le parole di Schlein dalla piazza romana – È vergognoso che questo ddl sia oggetto di un becero baratto fatto tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. È una vergogna, perché in mezzo c'è anche una riforma costituzionale che sostanzialmente indebolisce il Parlamento e il presidente della Repubblica, supera la forma di Repubblica parlamentare. Non lo dobbiamo accettare. Non c'è riscatto per l'Italia senza riscatto per il Sud. Dal contrasto a questa riforma passa la dignità di tutte le italiane e tutti gli italiani". Promette battaglia anche il leader 5S: “Contesteremo questo progetto scellerato. Se non fosse sufficiente è certo che dovremmo interpellare l'intero Paese e chiamare a responsabilità la coscienza di tutti i cittadini che sono dei veri patrioti per l'Italia".
Presente anche Nicola Fratoianni “per confermare il nostro no allo Spacca Italia. Con questa scelta la destra al governo contribuirà ad accrescere le fratture e diseguaglianze che caratterizzano i territori del nostro Paese. Lo scambio fra premierato di Meloni e l'autonomia di Calderoli è uno scambio indecente di cui la prima vittima è il Mezzogiorno con le sue popolazioni”, commenta il segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs.
Il fronte è ampio e può contare anche sull’appoggio dei sindacati, confederali e di base. È di pochi giorni fa l’appello lanciato dal comparto scuola di Cgil, Cisl e Uil per chiedere ai senatori “la piena salvaguardia del carattere unitario e nazionale del nostro sistema pubblico di istruzione”. La riforma - sostengono le tre sigle - “potrebbe radicalmente mutare il quadro, in peggio, della scuola italiana e quindi del nostro Paese”.
Ma c’è anche un’altra questione: la riforma costituzionale del premierato, teoricamente separata dall’autonomia ma politicamente agganciata a quest’ultima a causa del braccio di ferro tra Lega e FdI. La battaglia di piazza contro il ddl Calderoli è destinata ad allargarsi alla “madre di tutte le riforme”. Anche qui i comitati anti-autonomia sono sul piede di guerra, pronti a mobilitarsi qualora - ipotesi più che probabile - la riforma dovesse finire al vaglio del voto popolare attraverso un referendum.